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di Gabriele De Palma

HP è l'azienda high-tech più eco-sostenibile e ha scalzato Nokia da quella prima posizione che occupava indisturbata dal 2008, piazzandosi davanti a Dell. Questo il risultato della eco-guida dei produttori di elettronica di consumo realizzata come ogni anno da Greenpeace, organizzazione ambientalista che
non si occupa solo di spettacolari azioni dimostrative, assalti alle baleniere, manifestazioni popolari colorate e blitz provocatori, ma anche di certificare i comportamenti di Stati e colossi del business. La classifica del 2011 vede alcuni importanti cambiamenti rispetto all’anno scorso. E non solo in vetta, ma anche nelle posizioni immediatamente successive, con Apple e Philips a completare le prime cinque posizioni, e in coda, dove Rim – new entry – rappresenta l'ultima dei best 15.

Criteri
- I criteri in base ai quali vengono attribuiti i punteggi sono suddivisi in tre categorie: la politica energetica, l'eco-compatibilità dei prodotti e la sostenibilità della filiera produttiva. Quest'ultima voce era assente dalla classifica degli anni scorsi e spiega il generale abbassamento dei punteggi assegnati. Ogni categoria poi si compone di varie voci, dalle emissioni di CO2 prodotte direttamente o indirettamente (e cioè dai fornitori dei grandi vendor) alla trasparenza sugli approvvigionamenti di carta e minerali, dai materiali utilizzati nei dispositivi al consumo energetico delle batterie utilizzate fino alla fine del ciclo di vita dei prodotti stessi, e cioè lo smaltimento.

Il podio
- HP è l'azienda high-tech più green del momento e nel termometro verde di Greenpeace raggiunge il risultato di 5,9 su 10. Il massimo dei voti se lo aggiudica nella categoria 'sostenibilità della filiera produttiva', con una gestione trasparente e attenta non solo alle proprie emissioni di CO2 ma anche a quelle dei propri fornitori. Grande attenzione per l'origine della carta utilizzata – che non deve provenire dalla deforestazione illegale – e dei metalli, rigorosamente non estratti nelle zone di guerra. Meno brillante invece sul fronte dei prodotti, che entro fine anno saranno del tutto privi di Pvc e di ritardanti di fiamma a base di bromo (Bfr) – entrambi altamente inquinanti – ma ancora mancano di dettagliate indicazioni sull'efficienza energetica. Al secondo posto c'è Dell (5,1/10), che guadagna otto posizioni rispetto al 2010, grazie all'eliminazione di Pvc, Bfr e altri inquinanti dai prodotti, per i quali però non comunica la percentuale di plastica riciclata utilizzata, né la disponibilità di pezzi di ricambio. Dell però è la migliore per quanto riguarda la trasparenza e le politiche sulle emissioni di gas serra: si è impegnata a ridurre la CO2 del 40 per cento entro il 2015, mentre i concorrenti nella migliore delle ipotesi si sono impegnate a tagli del 30 per cento.
Sul gradino più basso del podio Nokia (4,9/10), ex leader di lungo corso (in cima alla classifica dal 2008), penalizzata dalle scarse prestazioni in termini di sostenibilità energetica e soprattutto per la mancanza di un piano per ricavare la maggior quantità possibile di energia da fonti rinnovabili. Molto meglio in termini energetici si comportano i prodotti del colosso finlandese, che raggiungono il massimo nell'efficienza energetica: i caricabatteria Nokia di ultima generazione ad esempio consumano il 50 per cento in meno rispetto a quelli del 2006, ed entro la fine del 2012 la riduzione sarà pari al 75%.

Gli altri
- Da segnalare i buoni risultati di Apple, quarta in classifica, che recupera posizioni grazie all'ecosostenibilità dei propri prodotti, che garantiscono anche la massima efficienza energetica (i problemi di batteria del nuovo iPhone 4S sono successivi alla redazione della classifica). Ottime anche le politiche di riutilizzo dei vecchi gadget, con il 70 per cento dei dispositivi di sette anni fa riciclati. Cresce anche Lenovo, molto più attenta di prima alla filiera produttiva, ma ancora carente nella promozione di legislazioni per combattere i gas serra. Male le due giapponesi Panasonic e Sony, che perdono posizioni per problemi legati alle politiche energetiche. Nonostante l'ultimo posto nelle best 15, Rim migliora rispetto al passato, ma il voto di 1,5 su 10 indica chiaramente che gli sforzi da compiere sono ancora molti.

La voce di Greenpeace - Salvatore Barbera, Responsabile Campagna Clima ed Energia di Greenpeace, spiega a Sky.it il senso della classifica e i motivi dietro il generale abbassamento dei voti: “I voti più bassi non devono ingannare, le aziende in genere si stanno muovendo per migliorare le proprie politiche energetiche. Sono i criteri che sono cambiati, o meglio si sono ampliati arrivando a includere anche tutta la filiera produttiva. Inoltre noi chiediamo alle aziende di pubblicare tutti i dati nel caso della filiera non è sempre così semplice reperire i dati e convincerli a renderli pubblici. Rispetto ai parametri presenti nelle classifiche degli anni scorsi notiamo un generale miglioramento”. C'è però il rischio, paventato dalla stessa Greenpeace, che tutte le aziende vengano penalizzate di un punto nelle prossime eco-guide, visto che tutte appartengono a due associazioni di categoria (la CE e la ITI) che hanno osteggiato le nuove leggi californiane in tema di rispetto dell'ambiente. Insomma se i progressi ci sono e sono evidenti, la Ong ambientalista più intransigente e agguerrita continua a vigilare e a mettere sotto pressione i colossi dell'industria. “Sappiamo che le richieste che facciamo sono ambiziose, come il 100 per cento di fonti rinnovabili entro il 2020, ma c'è da considerare che l'elettronica di consumo è un'industria particolarmente dinamica e può arrivare prima di altri settori a obiettivi importanti. E soprattutto necessari alla salute del pianeta”.