di Eva Perasso

La dieta dimagrante? Si può fare anche senza contare le calorie, e se non si ha bisogno di dimagrire. Decidendo, piuttosto, di far perdere peso ai consumi energetici personali, partendo proprio dai vestiti indossati, dalla tovaglia stesa sul tavolo e dal programma scelto per il bucato. Perché osservando i propri comportamenti e ascoltando i consigli giusti, si potrà passare da un profilo da "obeso alla moda" a una più onesta taglia da "modaioli medi". Basterà stare attenti a quel che si indossa, e a cosa sta dietro a ogni acquisto di un capo, al suo lavaggio e alla fine che decidiamo di fargli fare.

IL CALCOLATORE - Tanto per cominciare, è necessario fare un'analisi impietosa e capillare dei propri armadi. Il calcolo dei consumi di "calorie di moda" infatti è un po' complicato. Per questo motivo, una società di consulenza inglese specializzata in tessuti (Color Connections), ha creato una tabella speciale e un calcolatore automatico degli Edu, gli Environmental Damage Units, l’unità di misura dei danni ambientali, che tiene conto di consumo di acqua, energia elettrica, uso di risorse non rinnovabili, inquinamento. A conti fatti, lo stupore si annida anche tra chi si è ormai votato al cotone organico, e sceglie solo abiti prodotti nel Paese in cui abita, ma poi dimentica che con una lavatrice di troppo finisce per inquinare ancor di più.
Il responso sull’impatto ambientale del guardaroba arriva dopo aver compilato la tabella del misuratore online gratuito, l’Household Ecometrics: quante mutande di cotone abbiamo acquistato in un anno? E cravatte? E t-shirt? E gonne di viscosa, abiti da cerimonia o asciugamani per il bagno? Per ognuna delle categorie merceologiche indicate, dovremo poi segnalare quale uso ne abbiamo fatto: quanti abiti sono stati trasformati in stracci per casa? Quanti sono finiti nella spazzatura? Quanti, ancora, sono stati regalati a un amico o portati a un’associazione caritatevole? Quanti invece sono stati riciclati? Si passa poi alla seconda fase: analizzare mediamente in una settimana in che modo laviamo i capi d’abbigliamento e i tessuti di casa (in lavatrice? A mano? A secco? A 30 o a 90 gradi?), come li asciughiamo (possediamo una asciugatrice o possiamo stenderli al sole?) e quanto tempo (ore per settimana) dedichiamo alla loro stiratura. Finalmente, è tempo di risultati, misurati appunto in Environmental Damage Units.

I RISULTATI
- Ogni acquisto, ogni capo gettato nella spazzatura, ogni lavaggio in lavatrice e ora di stiro incrementeranno in modo negativo le Edu sprecate, mentre altre azioni, come il riciclo, il dono, il riuso come stracci, aiuteranno a diminuire il conto calorico anti-ambiente. E analizzando voce per voce il responso rispetto a un anno di guardaroba per tutta la famiglia ci si potrà riconoscere nelle categorie di "obeso", "sovrappeso" , "nella media", "sottopeso", o addirittura "completamente fuori moda", nel caso in cui non si siano fatti acquisti e si sia così ligi da riciclare tutto, evitare il ferro da stiro e le lavatrici ad alta temperatura.

QUALCHE ESEMPIO
- Per chi imparerà a usare il misuratore di calorie inquinanti con un po' di fantasia, si potranno fare delle equazioni: per esempio, risparmiando un ciclo di asciugatrice alla settimana si potrà aver diritto a 50 paia di boxer di cotone. Oppure, se si sceglierà di lavare i propri capi con un solo ciclo di lavatrice a 40 gradi a settimana, si consumeranno pochissimi Edu, circa 40, abbondantemente sotto la soglia dei non modaioli. O ancora, ci vorranno 5 paia di jeans all’anno donati alla chiesa di quartiere per recuperare l’impatto ambientale di un ciclo di lavaggio a macchina (magari quella della biancheria da letto) fatto andare a 60 gradi. E ci stupiremo nello scoprire che si inquina di più, secondo questa nuova unità di misura, a stirare una camicia che non ad acquistarla nuova in negozio.