di Eva Perasso

Dodici mesi senza entrare in un negozio di alimentari, un supermercato, per non parlare di bar, fast food e ristoranti. Dodici mesi arrivati quasi al termine: ai primi di ottobre Rachel Hoff e Tom Ferguson, moglie e marito californiani di Vallejo, nella Bay Area, con un figlio 14enne, tireranno le somme del loro esperimento familiare, raccontato giorno dopo giorno in un blog scritto a quattro mani (A year without groceries).
Come hanno fatto? Tom e Rachel si sono iscritti ai gruppi di acquisto solidale (GAS) della zona, sono andati a comprare direttamente dai contadini e nei mercatini di quartiere, hanno cercato il latte dai pastori del circondario, le carni degli allevatori nella loro area di residenza, scegliendo sempre alimenti la cui storia e il cui processo di lavorazione non fosse industriale, ma rispettasse invece il più possibile una scelta etica e cosciente. E si sono dilettati nel coltivare un orto sempre più ricco e variegato, curandolo con le loro mani giorno dopo giorno e cogliendone i frutti.

Video: un anno senza supermarket



Una dimensione ecologica, ambientalista e sostenibile dell’alimentazione, che è l’esatto opposto del cibo che la coppia – cresciuta a fast food e alimenti confezionati – aveva scelto e consumato fino a quel momento. Anche se - e i due sperimentatori non lo nascondono - non è per nulla semplice vivere di cibo autoprodotto. Lo scoramento, e la difficoltà nel reperire gli alimenti basilari come olio, sale e zucchero, così come la noia dei menu che si ripetono uguali giorno dopo giorno, soprattutto con un figlio adolescente in casa, hanno accompagnato diversi momenti un po’ bui di questo ultimo anno salutista.
Tutto è cominciato – racconta Rachel sul blog – con la lettura di un articolo di giornale che condannava il consumo di cibi lavorati, a cui si è aggiunta anche la lettura di libri di chi, con qualche variazione sul tema, aveva già provato un esperimento simile (come “Animal, Vegetable, Miracle: a year of food life”). A differenza di altri esperimenti simili, però, l’obiettivo finale della coppia della Bay Area era quello di produrre il più alto numero di pietanze grazie al solo apporto dell’orto di casa. Non a caso, Tom e Rachel hanno scelto di trasferirsi in campagna e sfruttare il terreno intorno alla loro abitazione per produrre verdure e frutti per il consumo personale.

L’aiuto dei gruppi di acquisto, delle associazioni di consumatori e produttori locali cui affiliarsi (i cosiddetti CSA, community supported agricolture), ha aggiunto un dettaglio importante alla loro organizzazione. E, a distanza di pochi giorni dalla fine dell’anno sabbatico, i due resistono e hanno saputo anche inventarsi escamotage per convincere il figlio 14enne a mangiare tutte quelle verdure di stagione e non toccare hamburger e merendine.
Per esempio, per lui ogni venerdì sera si fa la pizza in casa. Senza formaggio, però, perché non fa parte degli alimenti che la famiglia produce. Loro intanto fanno il conto alla rovescia. Anche se giurano che continueranno a cibarsi dei prodotti dell’orto, hanno già prenotato un tavolo per la sera del primo ottobre. “Al ristorante marocchino, dove si sta seduti a terra, si mangia con le mani e si assiste allo spettacolo di danza del ventre”, racconta felice Rachel. Dopo dodici mesi, finalmente proverà il lusso di non cucinare.