di Carola Frediani

Sembra un sacchetto della spesa, una borsina un po’ originale, ma anche un cuscino così bianco e pulito che abbaglia. E invece è una lampada solare, anzi, una lanterna. Che si alimenta di giorno, quando viene esposta al sole, e rilascia luce di notte. LuminAID, questo il nome del prodotto, si carica in 6 ore e ne garantisce poi 5 di illuminazione, attraverso una lampadina a LED. I pannelli solari, sotto forma di una sottile, flessibile pellicola fotovoltaica, e i circuiti sono contenuti tra due strati di plastica che li proteggono dai colpi e li rendono resistenti all’acqua. Inventato da due ricercatrici, Andrea Sreshta e Anna Stork, il “cuscino” fotovoltaico fa parte di una schiera di lanterne solari nate per soddisfare le esigenze energetiche dei Paesi poveri, e cioè di quel miliardo e 600mila persone che non dispongono di una rete elettrica e devono ricorrere a sistemi alternativi, come le lampade a kerosene, che sono dispendiose, pericolose e insalubri.  Non a caso, i primi clienti di LuminAID sono state le ONG che operano ad Haiti e in Africa.

Ma anche in questo settore che sta a metà tra la cooperazione e l’imprenditoria - social entrepreneurship, lo chiamano – la competizione sta aumentando, complice pure il crescente interesse per le energie rinnovabili. Proprio in questi giorni infatti è stata lanciata una nuova lampadina solare che ambisce ad essere la più economica sul mercato. Si tratta di Nokero N200, che già nel nome (deriva infatti da “No Kerosene”) enuncia la propria funzione di fonte di luce alternativa e sicura per chi vive in luoghi disagiati. Realizzata sotto forma di un bulbo tradizionale, dopo una giornata di esposizione al sole garantisce 6 ore di luce a bassa intensità o 2 e mezzo di luce più forte. Grazie alla batteria che va cambiata dopo un anno e mezzo può anche caricarsi per più giorni ed estendere il tempo di illuminazione. Costa 20 dollari  - anche se ovviamente per chi ne compra in grandi quantità, come le Ong, viene scontata – e per il suo inventore, Steve Katsaros, l’acquirente rientrerebbe dell’investimento tra i 15 giorni e i due mesi di utilizzo, grazie al risparmio in kerosene o in candele.

Ma chi sono i clienti ideali di questo genere di prodotti? In primo luogo le donne. Ne sono convinti alla Solar Sister, impresa sociale (di fatto sono no profit) che vende kit solari comprensivi di lampade e il training necessario alle contadine africane, trasformandole a loro volta in microimprenditrici e agenti commerciali. Un metodo seguito anche da un’altra azienda di lanterne solari, la Greenlight Planet, che insegna ad agricoltori, donne e insegnanti a vendere le sue lampade Sun King (che offrono fino a 16 ore di luce e sembrano delle comuni lampade da scrivania) nelle comunità rurali. Ad oggi sono usate da circa 100mila contadini.

Chi infine punta sul microcredito, vera leva di sviluppo per molti Paesi poveri, è l’azienda solare Kamworks, che opera in Cambogia. Oltre alle lanterne – Moonlight, si chiamano, e sono a forma di disco - fornisce sistemi solari per pompe ad acqua, diversi tipi di illuminazione e computer.