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Se anche l'abito da sposa è solidale

In Gran Bretagna uno stilista lancia una collezione di vestiti nuziali, prodotti con tessuti comprati in India da artigiani che non sfruttano animali e lavoratori. Ma anche in Italia 'Orlo del Mondo' produce una linea per spose ecosostenibili

10 giugno, 2011
Se anche l'abito da sposa è solidale
Un abito da sposa prodotto da Orlo del Mondo. Guarda
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Se anche la sposa è "eco": guarda la gallery

di Eva Perasso


Dopo aver pensato alle bomboniere solidali, e a indirizzare la propria lista nozze verso la raccolta di fondi in aiuto di comunità o categorie bisognose, solitamente lo sforzo etico degli sposi si ferma. Eppure c'è ancora qualcosa che può essere acquistato eticamente: è il pezzo forte della giornata, l'abito della sposa. Che piano piano inizia a tingersi di solidarietà ed eco-sensibilità, per esempio grazie alla collezione di una stilista inglese, Lucy Tammam, impegnata a produrre le sue collezioni per la sposa usando solo cotone organico, coloranti naturali, seta ahimsa (ovvero non violenta). Per farlo da molti anni Lucy viaggia tra l'India e Londra, alla ricerca di quegli artigiani che lavorano la seta solo quando il baco ha completato la sua metamorfosi ed è volato via, ormai farfalla. Il che significa vedere il filo di seta spezzarsi ed essere costretti a rifilarlo: molte donne indiane sono impegnate in questa pratica per salvare il baco, normalmente bollito ancora in fase di crescita.

La decisione critica dell'acquisto di un abito di grande sartoria versione solidale, come nel caso della collezione della Tammam, non sempre significa dover rinunciare alle tonalità preferite o alla scelta di un modello prezioso: la stilista inglese per esempio per le sue collezioni usa sbiancanti naturali di tessuti, e pizzi degli anni Trenta riciclati da vecchi abiti delle nonne, oltre alla seta non violenta ormai richiesta anche nel gotha delle star, da quando a gennaio la sfoggiò Livia Firth, moglie di Colin, alla premiazione dei Golden Globe Awards. Dall'altra parte degli oceani, negli Stati Uniti, un'altra casa di moda vende (anche per corrispondenza) abiti da sposa etici. Si chiama Threadhead Creations e produce collezioni con tessuti naturali, con la particolarità di permettere alle sposine di provare a disegnare da sé il modello da indossare, proprio come ha fatto la principessa Kate.

Anche in Italia l'Orlo del mondo produce dal 2007 la sua collezione di abiti da sposa solidali e da poco ha a Milano un grande spazio dove presenta tutta la produzione solidale per gli sposi. I tessuti degli abiti arrivano direttamente dal CRC, il Craft Resource Center, lavorati da artigiani indiani nei villaggi dell'area di Calcutta, dove la seta non violenta viene tessuta a mano e dove ogni gradino della filiera viene controllato. E su ogni abito vige la regola della trasparenza: a chi acquista il vestito di 'Orlo del mondo' viene segnalato sia il luogo di produzione, sia chi lo ha lavorato.

Dal vestito all'anello. Anche per i gioielli infatti comincia a farsi l'idea del riciclo, che piace anche all'alta moda e al jet set, tanto che Ivanka Trump, figlia di Donald, ha appena lanciato la sua linea di anelli e gioielli nuziali fatti di platino e oro riciclato e tempestati di diamanti la cui provenienza è stata controllata e la cui lavorazione ed estrazione non ha comportato alcuna violenza. Mentre sempre in tema di gioielli, in Italia Gattinoni ha da poco lanciato l'anello fotovoltaico, prodotto da un orafo salentino, al cui interno un mini-pannello solare illumina una altrettanto mini lampadina.

E l'attenzione dell'alta moda italiana verso i tessuti organici e i luoghi di provenienza delle materie prime usate per le loro creazioni non si ferma qui: solo qualche mese fa la stilista Giulia Mazzer lanciava la sua collezione in vestiti di fibra di latte con il suo marchio Giulia rien à mettre, mentre a Milano si svolgeva la prima edizione di “So critical so fashion”, organizzata da Terre di Mezzo, tra designer attenti all'ambiente, tessuti organici e produzioni a chilometro zero (un made in Italy versione ultralocale).



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