di Isabella Fantigrossi

Da quattro anni alpinismo ed ecologia vanno a braccetto, direzione Everest. Da quando gli Sherpa Apa e Dawa Steven organizzano l’Eco Everest Expedition, la scalata della vetta himalayana con un obiettivo davvero singolare: ripulire la montagna più alta del mondo da rifiuti, corde, bombole di ossigeno vuote e brandelli di tende, abbandonati ogni anno lungo la via dai migliaia di scalatori che dal 1953 – anno della prima scalata – ad oggi hanno tentato di raggiungere gli 8.848 metri di altezza.

Anche quest’anno, come ogni primavera, l’Eco Everest Expedition è partita. Il 6 aprile scorso hanno lasciato il campo base di Kathmandu, in Nepal, ventitre esperti alpinisti, di cui 10 americani, 6 indiani, 3 brasiliani, un giapponese, uno spagnolo, un messicano e uno svizzero. Alla guida del gruppo c’è l’esperto Apa, lo Sherpa che dal 2010 detiene il record per le 20 volte in cui è riuscito a conquistare la vetta dell'Everest.

Agli scalatori eco-friendly verranno riconosciute 100 rupie - cioè 1,40 dollari - per ogni chilo di rifiuti riportato al campo base. Obiettivo: raccogliere nei 58 giorni di viaggio verso la vetta 4.000 chili di rifiuti nella parte inferiore dell’Everest, e altri 1.000 vicino alla destinazione. Una volta portata al campo base, la spazzatura raccolta viene divisa in biodegradabile e non, la prima gestita da una Ong del posto, la seconda stoccata in un magazzino di Asian Trekking, l’associazione che organizza la spedizione, nel villaggio di Khumjung.

Dal 2008, anno della prima spedizione, ad oggi gli alpinisti ecologici hanno eliminato più di 12.000 chili di immondizia e più di 300 chili di rifiuti umani, "persino quattro corpi umani che abbiamo recuperato e portato giù dalla montagna per dare loro una degna sepoltura", ha spiegato il nepalese Dawa Steven. La spedizione green nasce anche per sensibilizzare l’opinione pubblica sulle questioni ambientali del gruppo dell’Himalaya, come il cambiamento climatico sugli 8mila metri e la sopravvivenza delle comunità montane del Nepal.