La traversata dalla Libia alle coste siciliane, che spesso si trasforma in tragedia, è soltanto l'ultima tappa di una lunga odissea, che può durare anche anni, per i migranti che vogliono approdare in Europa. La conferma arriva dai racconti dei testimoni ascoltati dai pm della Dda di Palermo, che si occupano della tratta di migranti e che hanno arrestato Eric Ackom Sam, il ghanese ventenne accusato di avere torturato per mesi un gruppo di africani in procinto di partire per la Sicilia.

Il giovane, nei giorni scorsi, era stato sottratto a un tentativo di linciaggio da parte di alcuni migranti arrivati a Lampedusa la notte del 14 marzo, che  lo avevano riconosciuto come uno dei responsabili delle torture. Ora è accusato di associazione a delinquere finalizzata alla  tratta, sequestro di persona, violenza sessuale, omicidio aggravato e favoreggiamento dell'immigrazione clandestina, oltre che per i singoli reati, realizzati in concorso con altri trafficanti.

 

La testimonianza di Vadro – "Ricordo le torture subite da tutti i miei carcerieri e, in maniera particolare, quelle che mi furono inflitte dal ghanese. 'Fanti' (così lo chiamavano) era quello che, in maniera spregiudicata e imperterrita, picchiava più degli altri carcerieri". Inizia così il racconto di Vadro, nigeriano di 21 anni, una delle vittime del giovane ghanese arrestato. 

 

Il racconto di Victory - Un altro migrante vittima di ‘Fanty’, un giovane nigeriano di nome Victory, ha raccontato ai pm Calogero Ferrara e Giorgia Spiri della casa-ghetto: "Era una grande struttura in mezzo al deserto, recintata con dei grossi e alti muri in pietra, che  era costantemente vigilata da diverse persone, di varie etnie, armati di fucili e pistole". E parlando di ‘Fanti’, l'arrestato, racconta: "Era uno che spesso, in modo sistematico, picchiava e torturava noi  migranti. Era membro di questa organizzazione di trafficanti al cui vertice c'era Alì, il libico". Anche Victory ha dovuto pagare dei soldi per essere rilasciato e proseguire la sua rotta verso l'Italia.

 

E quello di Mohamed – Un altro migrante che ha testimoniato le violenze subite da Fanti è un ragazzo della Costa  d'Avorio. "Sono partito dal mio paese nel giugno 2015 - dice agli investigatori - con l'intento di raggiungere l'Europa: ho attraversato il Mali e il Burkina Faso fino al Niger. Ad Agades ho contattato un membro dell'organizzazione di  trafficanti, i quali dietro il corrispettivo di 150 mila Fefa mi  promettevano di trasportarmi fino alla città libica di Sabah". E qui inizia l'odissea di Mohamed: "Giunti lì io e altri migranti  fummo sequestrati da un libico di nome Alì che ci rinchiuse in un  grande casolare, recintato da alti muri in pietra, vigilato dai suoi associati armati. Alì ci costrinse a contattare i nostri familiari, al fine di costringerli a versare un riscatto in cambio della  liberazione". Mohamed rimase sequestrato per circa due mesi. 

 

L’inchiesta della Dda di Palermo - Queste sono solo alcune delle atroci esperienze raccontate dai migranti ai pubblici ministeri Calogero Ferrara e Giorgia Spiri della Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo, guidata da Francesco Lo Voi, che lo scorso 14 marzo hanno emesso nei confronti di Eric Ackom Sam, detto ‘Fanti’, un provvedimento di fermo eseguito dalla polizia di Agrigento e convalidato dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Agrigento, Francesco Provenzano.