"Cominciamo dall'Italia, andiamo a Roma e cominciamo dalla stazione". Sono le parole di minaccia del 22enne somalo arrestato ieri per terrorismo nel centro per richiedenti asilo di Campomarino, in Molise, dove faceva l'imam. Il giovane, tenuto sotto osservazione dalla polizia da due mesi, istigava al terrorismo e cercava proseliti tra gli ospiti della struttura.

 

 

 

Smascherato dai migranti - Ed è stata proprio una conversazione intercettata tra due persone residenti nel centro a rivelare le intenzioni e a far scattare il fermo nei confronti del ventiduenne somalo. Sono stati i migranti a smascherare il presunto terrorista, "sono stati loro ad espellere il giovane dal centro dopo aver notato il suo atteggiamento. La denuncia dei comportamenti è provenuta proprio dai ragazzi del centro", chiarisce ai microfoni di Sky TG24 Simone Caner, responsabile del centro di accoglienza.

Infatti, le indagini sono partite proprio dopo la segnalazione di altri profughi che erano ospiti della stessa struttura. Sono stati loro, insospettiti dalle affermazioni e dal comportamento del 22enne, a far scattare la segnalazione alle forze dell'ordine.  

 

 

Non è un pazzo, era pronto ad agire - Una denuncia arrivata nel momento giusto. Il Procuratore che indaga sulla vicenda ritiene infatti che il giovane somalo “avrebbe proceduto se avesse avuto degli ordini dall'alto: non è un pazzoide", fino ad ora si era trattenuto "in attesa di sviluppi, ha atteso degli ordini dall'alto".
Il legale del 22enne ha riportato che l'arrestato non capisce i motivi del fermo. "Perché mi arrestano? Non ho fatto nulla, non ho ucciso nessuno" avrebbe detto, come ha riferito il suo avvoacto. "Ora la mia funzione è soprattutto quella di fargli capire le tappe dell'iter giudiziario" ha spiegato il legale.

 

La testimonianza di Simone Caner, responsabile del centro di accoglienza: