"Il primo pensiero va a chi non c'è più" dice Filippo Calcagno, uno dei due tecnici italiani rapiti lo scorso luglio in Libia e rilasciato pochi giorni fa, parlando di Salvatore Failla e Fausto Piano, i suoi due colleghi, compagni di prigionia, morti il giorno prima della sua liberazione. A Sky TG24 il tecnico della Bonatti, ancora segnato dai tanti mesi di prigionia, spiega come "sarà dura dimenticare, questa cosa ci segna". Calcagno spiega poi che la decisione di liberarsi da soli è arrivata perchè "o si faceva qualcosa, o si moriva dentro. Iniziavano a mancare le forze, erano giorno che non mangiavamo".

 

Slitta a mercoledì invece il rientro in Italia delle salme di Salvatore Failla e Fausto Piano. I resti dei due tecnici uccisi in Libia  "non lasceranno Tripoli stasera perché deve essere rispettata una procedura legale. Si spera lascino Tripoli domani pomeriggio" ha detto all'agenzia Ansa un portavoce del governo insediato nella capitale libica, Jamal Zubia. I corpi dei due italiani "adesso sono a Tripoli", ha confermato Zubia, Direttore del dipartimento media stranieri dell'esecutivo.  

 

"Il ritardo, imposto dalle autorità libiche, al rientro delle salme è vergognoso" afferma l'avvocato Francesco Caroleo Grimaldi, legale della famiglia di Salvatore Failla, il tecnico italiano morto assieme a Fausto Piano.  "Si sta speculando - aggiunge il penalista - con ferocia sul dolore delle famiglie che sono in attesa a Roma. Sappiamo che le salme sono ancora a Tripoli e che i nostri funzionari stanno facendo di tutto per accelerare le pratiche e riportare in Italia i corpi di Salvatore e Fausto".