Il ministro degli Interni egiziano insiste. Le indagini de Il Cairo indicano che la morte di Giulio Regeni potrebbe essere stata causata da molteplici cause, incluso un atto criminale o una vendetta. L’unica certezza della Procura di Roma, invece, è che il delitto sia stato maturato nel quadro delle attività di ricerca legate al mondo del lavoro in Egitto ed eseguito da professionisti della tortura e delle sevizie.

 

Le lesioni - Sul corpo di Giulio, scomparso il 25 gennaio e ucciso tra il 30 e il 31, ci sarebbero circa 20 lesioni e non 7, come detto all’inizio delle indagini. Sarebbe inoltre stata esclusa la tortura attraverso scosse elettriche ai genitali. Una delle ipotesi è che quest’ultima informazione possa essere stata fatta circolare da fonti egiziane per depistare ulteriormente le indagini sull’assassinio e collegarlo volutamente ad ambienti omosessuali.

 

Esame del pc – A causa della scarsa collaborazione da parte dell'autorità egiziana, avanza dunque a rilento l’inchiesta di piazzale Clodio affidata al pubblico ministero Sergio Colaiocco.

Qualche elemento in più potrebbe arrivare al pm dall’analisi del pc del ricercatore italiano. A questo proposito, la Procura ha presentato alle aziende che gestiscono i social network di avere copia delle password  per poter accedere agli account del 28enne. Intanto è atteso per  lunedì prossimo il deposito della relazione di 300 pagine affidata al  perito settore Vittorio Fineschi che ha fatto l'autopsia di Regeni una volta che la salma era stata riportata in Italia a pochi giorni dalla  scoperta del delitto.

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