Dopo Mario Mantovani, ex vicepresidente della giunta lombarda, arrestato lo scorso ottobre per concussione e corruzione, è finito in manette un altro pezzo grosso della Regione Lombardia, sempre per uno scandalo legato alla sanità. Martedì 16 febbraio è stato arrestato il leghista Fabio Rizzi, presidente della commissione regionale alla Sanità e fedelissimo di Roberto Maroni. Insieme a lui sono finiti in manette la moglie e una ventina di persone, tra cui l'imprenditore Mario Valentino Longo. Nelle perquisizioni effettuate ieri dai carabinieri di Milano nell'abitazione di Rizzi, sono stati trovati inoltre quindicimila euro in contanti.


Un giro d'affari di 400 milioni di euro - Secondo quanto ipotizzato dalla procura di Monza, Rizzi avrebbe lavorato per favorire negli appalti regionali le aziende odontoiatriche facenti capo all'imprenditrice Maria Paola Canegrati, finita anche lei in manette, ottenendo in cambio favori e soldi che erano serviti anche a pagare la sua campagna elettorale. Canegrati, che secondo i magistrati è l'elemento centrale dell'inchiesta, nel corso degli anni, grazie alle sue conoscenze tra i dirigenti ospedalieri lombardi e ai suoi legami con Rizzi, era riuscita a mettere le mani su quasi tutti gli appalti regionali per gestire in outsourcing i servizi odontoiatrici, garantendosi un giro d'affari ipotizzato di 400 milioni di euro. Secondo i magistrati l'obiettivo degli indagati era quello di rallentare il sistema sanitario nazionale per "dirottare" i pazienti  "sulla più remunerativa attività di solvenza" e guadagnare di più.

Come funzionava il sistema - Per convincere i pazienti a scegliere le prestazioni nel privato sarebbero stati utilizzati due modi: creare "artificiosamente liste d'attesa in realtà inesistenti" e indurre "il paziente a ricorrere alla prestazione a pagamento nella convinzione che il costo del ticket sanitario sarebbe di poco inferiore". Il primo metodo Canegrati lo spiega così in una telefonata: "Noi, allora, sposteremo la maggior parte dell'attività sulla solvenza, e faremo delle liste d'attesa (...) che vanno alle calende greche". Il secondo, invece, emerge da un'altra intercettazione del 25 marzo 2014: "La quota del ticket arriverebbe a costare verosimilmente quanto ci costa in solvenza, e quindi gli possiamo dire ... allora col ticket costa per dire quaranta euro, senza ticket costa quarantacinque però ce l'ha subito ... capito?". Nell'ordinanza di custodia cautelare si capisce come la tattica di Maria Paola Canegrati per "superare eventuali problemi di concorrenza nell'aggiudicazione degli appalti pubblici attraverso la corruzione" non si è limitata "ad ottenere la protezione dei vertici politici della Regione di fatto mettendo Rizzi e Longo a libro paga". L'imprenditrice avrebbe ricompensato i pubblici ufficiali con "l'assunzione di figli, coniugi o amici".

Bossi: "Temo possa compromettere anche Maroni" - Rizzi, che in passato era stato anche Senatore per il Carroccio e attualmente era vicepresidente della Lega Lombarda, è stato anche il principale sostenitore della riforma sanitaria regionale, varata lo scorso anno, che aveva tra i suoi punti qualificanti proprio la centralità delle cure odontoiatriche. Dure le reazioni della politica, con Roberto Maroni che si dice "arrabbiatissimo" e Matteo Salvini che annuncia l'espulsione di Rizzi. Al Pirellone le opposizioni, a partire dal Pd chiedono le dimissioni di Maroni. Sul caso interviene anche l'ex leader del Carroccio Umberto Bossi, secondo cui quest'inchiesta "ci fa perdere voti. E temo che Maroni venga compromesso direttamente anche lui, visto che ha preso l'interim della sanità".