Prima l'annuncio, poi le polemiche e infine il dietrofront. L’ex terrorista Adriana Faranda era stata invitata a partecipare, giovedì prossimo nella sede della Scuola della magistratura a Scandicci, a un corso di formazione per i giudici sulla giustizia riparativa. Dopo le critiche arrivate da più parti, l’incontro è stato cancellato. Il Comitato direttivo della Scuola, si legge in una nota, “ha preso atto delle posizioni espresse, anche con dolore, da numerosi magistrati e familiari delle vittime sull'inopportunità di coinvolgere persone condannate per gravissimi reati di terrorismo” e ha deciso “di annullare l'incontro, ritenendolo inopportuno”.

La lettera di Alessandra Galli –
La polemica si era scatenata sulla mailing list delle correnti di sinistra delle toghe: l'iniziativa era stata definita "assurda" e "incredibile", "offensiva per le vittime del terrorismo e per l'intera magistratura". E poi era diventata un fiume in piena dopo che Alessandra Galli, figlia del giudice Guido ucciso da Prima Linea, aveva messo nero su bianco tutta la sua amarezza: "Sono sinceramente sconcertata non certo per l'argomento dell'incontro ma per la decisione di invitarvi Adriana Faranda. È inaccettabile il dialogo in una sede istituzionale come questa con chi ha ucciso per sovvertire lo stato e la Costituzione alla quale noi, come magistrati, abbiamo giurato fedeltà”.

Corso di formazione per giudici -
A Scandicci Faranda non doveva essere sola: con lei ci sarebbe dovuto essere anche l'ex Br Franco Bonisoli e diversi familiari delle vittime del terrorismo, come Agnese Moro, Sabina Rossa e Manlio Milani. E tutti insieme avrebbero dovuto testimoniare l'esperienza "che ha coinvolto diverse persone, tra parenti delle vittime e colpevoli, che da anni si sono ritrovati per parlare e comunicare su base volontaria", come spiega Valerio Onida, che ha appena lasciato la presidenza della Scuola della magistratura e che quel corso lo ha voluto. Ma era la presenza della postina delle Br durante il sequestro Moro in una sede istituzionale della magistratura ad aver scatenato le reazioni.

Polemica tra le toghe -
Che il punto era questo l’aveva chiarito anche il procuratore di Torino Armando Spataro, pm antiterrorismo negli Anni di Piombo: “Le mie perplessità – aveva detto –  non sono affatto collegate all'oggetto del corso, ma alla presenza di ex terroristi in una Scuola di Formazione per Magistrati". E aveva aggiunto: "Non accetto che al banco dei docenti debba salire chi ha voluto, pianificato, ordinato la morte di decine e decine di persone".

Non tutti però condividevano questa linea. E sulle mailing list c'era anche chi apprezzava la scelta della Scuola, come una "buon occasione" per una riflessione che scendesse nel concreto dei problemi e che facesse i conti "con un pezzo della nostra storia che spesso tendiamo ad accantonare, se non a dimenticare". E chi traeva dalla polemica una lezione amara: "Povero Paese che non riesce a guardare avanti  e povera magistratura che non riesce a guardarci dentro", aveva scritto Rita Sanlorenzo, sostituto alla procura generale della Cassazione.

Onida sorpreso -
Uno strascico della polemica era arrivato anche in Parlamento, dove il presidente della Commissione d'inchiesta sul caso Moro, Giuseppe Fioroni, aveva espresso "sorpresa" per l'iniziativa, facendo notare come il Paese attenda ancora "di sapere cosa accadde durante i 55 giorni che segnarono tragicamente la vita di Aldo Moro e degli uomini della sua scorta". Non comprende invece le reazioni Onida, che si chiede dove fosse "lo scandalo". Perché, ha detto, “escludere la testimonianza di ex terroristi che hanno fatto un lungo percorso sul piano umano e della rieducazione e hanno avviato un dialogo con le vittime?”.