"L'equiparazione in corso tra matrimonio e unioni civili - con l'introduzione di un'alternativa alla famiglia - è stata affrontata all'interno della più ampia preoccupazione per la mutazione culturale che attraversa l'Occidente". Così la Cei affronta, in un documento a conclusione del Consiglio episcopale, il tema delle unioni civili e del ddl Cirinnà. Negli interventi, continua la nota dei vescovi, “si è espressa la consapevolezza della missione ecclesiale di dover annunciare il vangelo del matrimonio e della famiglia, difendendo l'identità della sua figura naturale, i cui tratti sono recepiti nella stessa Carta costituzionale”.

Il comunicato finale della Cei - Nel comunicato finale del Consiglio episcopale permanente, svoltosi a Roma da lunedì a mercoledì scorsi, la Cei spiega che “le difficoltà e le prove della famiglia - e insieme la sua bellezza, centralità e unicità - sono state ampiamente sottolineate dai vescovi", che hanno anche ricordato "l'identità propria e unica dell'istituto matrimoniale" e "la richiesta di politiche familiari consistenti ed efficaci".

Nessun riferimento esplicito al “Family Day” - Nel comunicato finale del Consiglio episcopale, come del resto già nel discorso d’apertura del cardinale Angelo Bagnasco, non si cita esplicitamente il "Family Day", organizzato contro il ddl Cirinnà sulle unioni civili dalle organizzazioni del laicato cattolico e in programma domani a Roma. “La famiglia è un fatto antropologico, non ideologico”, aveva detto il presidente della Cei. E sui figli aveva aggiunto: non sono un diritto, devono avere una mamma e un papà. Qualche giorno fa anche Papa Francesco era intervenuto sul tema, dichiarando che “non può esserci confusione tra la famiglia voluta da Dio e ogni altro tipo di unione”.