Stefano Binda si è avvalso della facoltà di non rispondere sia davanti al sostituto pg di Milano sia davanti al gip. L'uomo è stato arrestato nei giorni scorsi per l'omicidio di Lidia Macchi, la studentessa universitaria uccisa a coltellate e il cui corpo fu trovato nel 1987. Agenti della Scientifica si sono presentati nel carcere di Varese in cui è rinchiuso, con il compito di prelevare il suo Dna.

 

Le indagini su possibili complici - Intanto si cercano anche dei possibili complici. È emerso che Giuseppe Sotgiu, amico di Binda, avrebbe cercato di "tutelare" il presunto assassino non soltanto ritrattando all'epoca alcune dichiarazioni che aveva reso, ma anche non nominando mai l'amico in un verbale recente, quando venne ascoltato come persona informata sui fatti il 20 gennaio del 2014, dopo che le indagini erano state avocate e riaperte dalla Procura Generale di Milano. In particolare, come emerge dall'ordinanza di custodia cautelare, Sotgiu, che a fine anni '80 si è "consacrato alla vita sacerdotale", chiamato a parlare "dell'ambiente di amicizie frequentato all'epoca dei fatti da Lidia Macchi e da lui stesso", fece i nomi, come sintetizza il gip Anna Giorgetti, di "numerosi soggetti ma non indica Stefano Binda al quale era legato da lunghissima e stretta amicizia".

 

Le testimonianze contro Binda - Tra le numerose testimonianze raccolte negli ultimi mesi, c'è anche quella di una persona che nega con decisione che Binda potesse essere in gita in montagna a Pragelato, come da lui invece sostenuto, il giorno dell'uccisione della studentessa. Per il teste, sentito lo scorso ottobre, è "impossibile che Stefano Binda sia stato a Pragelato nel 1987 (...) io non mi ricordo la sua presenza in quella vacanza".