"Ora sarete contenti": tre parole che racchiudono la disperazione di una dodicenne che non si sente accettata dai coetanei cui indirizza espressamente una delle due lettere di addio alla vita. Missive scritte qualche giorno prima e tenute nel cassetto in vista del temuto rientro a scuola, dopo una settimana trascorsa nel guscio protetto di casa, ufficialmente per i postumi di una sindrome da raffreddamento.

Salvata dalla persiana del piano di sotto
- E' la storia di una dodicenne di Pordenone che questa mattina ha tentato il suicidio lanciandosi dal secondo piano della palazzina dove abita. Figlia unica, famiglia perbene, profitto scolastico nella media, iscritta in uno degli istituti del centro storico della cittadina friulana. In classe con altri diciannove compagni, sette dei quali stranieri. Anche questo perfettamente nella media di una comunità operosa con tante opportunità occupazionali. E' lunedì mattina e dopo una settimana passata a letto tra aerosol e coccole dei genitori, si deve tornare a scuola. La fatica di dover incontrare coloro che, nella sua testa, la fanno stare così male, è però troppo grande, insopportabile. Così decide di farla finita. Si mette in piedi sul davanzale e si lascia cadere. A salvarla è la persiana del piano di sotto: invece di farla precipitare sul marciapiede, le dà un effetto scivolo e la catapulta verso il più morbido giardino. A soccorrerla sono la mamma e un vicino cui confida, finalmente, tutte le proprie ansie: "Non ce la facevo a dire al mondo quanto soffrivo - ha riferito mentre si attendeva l'arrivo del 118 -: per questo ho deciso di farla finita. A scuola proprio non ci potevo tornare".

La lettera ai compagni: "Ora sarete contenti" - Il resto è una corsa a sirene spiegate verso l'ospedale, un volo in elicottero a Udine per il ricovero immediato nell'Unità Spinale e, nel pomeriggio, la notizia tanto attesa: è fuori pericolo anche se quelle vertebre lesionate preoccupano ancora i medici circa un totale recupero della piena mobilità. Nel frattempo, a scuola la notizia del suo gesto è arrivata con quegli stessi social nei quali la ragazzina deve aver letto le cose spiacevoli che l'hanno annientata. La preside si dice semplicemente basita: nessun segnale, nessuna richiesta di aiuto della ragazza o dei genitori. Non una parola fuori posto, un accenno di disagio. In assenza di indizi concreti, la Polizia cercherà di appurare quanto accaduto scavando nei dispositivi informatici - sotto sequestro - della ragazzina: telefono e computer che saranno passati al setaccio per capire quali sembianze, quale età e di quale genere possano essere le persone a cui la ragazzina si è riferita con tre semplici parole: "Ora sarete contenti".

La preoccupazione dei presidente di Camera e Senato - L' episodio ha riaperto il dibattito su un problema tanto importante quanto spesso sottovalutato. Tanti i commenti dal mondo della politica, tra cui quello del presidente del Senato, Pietro Grasso: "è soprattutto a scuola che dobbiamo creare una rete di protezione verso i ragazzi e le ragazze più fragili", scrive su Fb, dicendosi convinto che "un contributo per combattere il fenomeno del bullismo, piccolo ma comunque rilevante, lo può dare anche il Parlamento". "E' sempre più stringente la necessità di proteggere i giovani da ogni forma di bullismo - ha aggiunto la presidente della Camera, Laura Boldrini - sia diretto che attraverso il web. Non dobbiamo lasciare sole le famiglie a gestire situazioni complesse e troppo spesso drammatiche. Il disegno di legge sul bullismo già approvato dal Senato - ha ricordato - è ora all'esame delle Commissioni di Montecitorio, dove sono in corso audizioni. Spero che quanto prima il testo possa arrivare all'attenzione dell'aula". Intanto, la presidente della Camera ha espresso la sua vicinanza alla ragazza e alla sua famiglia.