Prime condanne per i politici nel quadro del procedimento Mafia Capitale a Roma. Il Gup Alessandra Boffi ha inflitto 2 anni 2 mesi a Daniele Ozzimo, ex assessore alla Casa della giunta Marino, in quota Pd, e 2 anni e 4 mesi di reclusione all'ex consigliere comunale del Centro democratico Massimo Caprari. I due rispondevano di corruzione per atti contrari ai doveri d'ufficio al pari di Gerardo e Tommaso Addeo, gli ex collaboratori di Luca Odevaine (già componente del Tavolo di Coordinamento Nazionale per i richiedenti asilo) ai quali il gup ha inflitto un anno e dieci mesi di carcere a testa, e di Paolo Solvi, condannato a due anni e due mesi nella veste di ex braccio destro dell'ex presidente del Municipio X (Ostia) Andrea Tassone. "Me lo aspettavo. Si sa come vanno a finire queste cose in questo Paese...", ha commentato a caldo Ozzimo. "Siamo pronti a presentare appello", ha annunciato l'ex esponente Pd.

La difesa: "Sentenza difficile da motivare
" - Ozzimo era tornato libero il 24 dicembre dopo il riascolto di un'intercettazione di Salvatore Buzzi, il 'ras' delle coop, che contrariamente ad una prima trascrizione, afferma che Ozzimo 'non prende soldi'. Secondo i legali dell'ex assessore alla casa la condanna è difficile da motivare: "Rimaniamo perplessi perché una volta in cui la Procura riconosce,  chiedendo l'assoluzione, che non vi è alcun asservimento della  funzione, Ozzimo viene condannato per aver preso 20mila euro in  campagna elettorale regolarmente registrati, e perché ha chiesto a  Buzzi di far lavorare una povera diavola, peraltro licenziata 4 mesi  dopo, a 300 euro al mese. Credo che sia un monito per la politica  italiana e credo che nessun politico ne possa uscire vivo".

Oltre alle condanne anche quattro patteggiamenti - Patteggiamento invece per altri quattro imputati. Due anni e otto mesi per Francesco Ferrara, due anni e sei mesi per Domenico Cammisa, Salvatore Menolascina e Carmelo Parabita, oltre alla confisca di 400mila euro. Sono queste le condanne che gli ex dirigenti della cooperativa 'La Cascina' hanno concordato, d'intesa con la Procura di Roma, davanti al gup Alessandra Boffi. Erano accusati di concorso in corruzione nei confronti di Luca Odevaine, il quale avrebbe ricevuto dai quattro "la promessa di una retribuzione di 10mila euro mensili" (poi aumentati di altri 20mila) affinché si creassero le condizioni per assegnare i flussi di immigrati alle strutture gestite appunto dal gruppo 'La Cascina', previo accordo con i dirigenti della stessa cooperativa del contenuto del bando. Secondo l'ipotesi accusatoria, Odevaine ricevette i soldi dal 2011 al 2014, in parte direttamente e in parte attraverso due suoi collaboratori, i quali, assieme a Gerardo e Tommaso Addeo (giudicati in abbreviato) "curavano la predisposizione della documentazione fittizia finalizzata a giustificare l'ingresso delle somme nelle casse delle fondazioni e delle società riferibili a Odevaine".