Oltre 437 alluvioni e 781 vittime. E’ questo il drammatico bilancio di 50 anni di inondazioni e allagamenti nel nostro Paese. A conferma della gravità del “Dissesto Doloso” che minaccia l’Italia, e che richiede ulteriori interventi oltre ai 4.200 finanziati con 3,4 miliardi di euro dal 1998 a oggi.
I disastri legati alle alluvioni sono purtroppo diffusi, ma anche selettivi e colpiscono maggiormente alcune aree del nostro Paese. Come si può verificare su questa mappa interattiva realizzata con i dati messi a disposizione dalla comunità scientifica. Obiettivo: mostrare in un solo colpo d’occhio le zone più esposte alle alluvioni, quelle che hanno pagato il prezzo più alto in termini di vite umane. E poi, gli interventi e i finanziamenti governativi contro il dissesto idrogeologico.

Le cifre provengono dagli studi dell’Irpi, l’Istituto di ricerca del CNR per la protezione idrogeologica, e dal Repertorio Nazionale degli interventi per la Difesa del Suolo (RenDiS), progetto dell’Istituto superiore per la protezione e ricerca ambientale (ISPRA) del Ministero dell’Ambiente (ed escludono gli interventi della Protezione Civile che vengono decisi in in situazioni di emergenza). Il risultato è una veduta d’insieme del Paese che permette di muoversi su più livelli di lettura: dalla visione “dall’alto” si può scendere fino al dettaglio dei singoli comuni (attraverso il motore di ricerca), per ottenere informazioni sul numero di cantieri aperti e l’ammontare di risorse investite.

GUARDA LE MAPPE

Inondazioni e vittime - Al nord Genova, le province di Milano e Brianza, quelle di Asti e Pordenone; al centro la Versilia e tutta l’area romana attraversata da Tevere e affluenti; al Sud in particolare l’Agro Nocerino Sarnese, in provincia di Salerno, dove nel 1998 si verificò la tragedia di Sarno. Sono queste le aree dell’Italia storicamente più colpite dagli eventi alluvionali e rappresentate in rosso scuro nella mappa che dà conto di tutte le inondazioni che hanno provocato danni alle persone (morti, feriti, dispersi e sfollati) dal 1950 a oggi secondo il CNR-IRPI.

A livello regionale, tra il 1964 e il 2013, sono la Sicilia e il Piemonte le regioni che hanno subito il maggior numero di vittime (130) dovute alle inondazioni. Nel primo caso, l’ultimo dramma si è verificato nell’ottobre del 2009 in provincia di Messina con la morte di oltre 30 persone. Nel secondo caso, tra gli episodi più gravi c’è quello legato all’esondazione del Tanaro nel 1994. Se, però, si considera il rapporto tra la densità di popolazione della Regione e il numero di vittime, il primato per la mortalità è della Liguria, regione costantemente sotto osservazione per il pericolo maltempo.
I dati indicati nel grafico qui sotto si riferiscono solo alle vittime per inondazioni e non tengono conto della mortalità dovuta alle frane, che è addirittura superiore. Sempre secondo i dati del CNR-IRPI, tra il 1964 e il 2013 sono scomparse 1354 persone nell’ambito di 412 eventi franosi.



Interventi contro il dissesto - Cosa si fa (o si dovrebbe fare) per combattere i rischi relativi ad alluvioni e inondazioni? Una risposta può venire dall’analisi degli investimenti contenuti nella banca dati RenDiS. Dei 4.900 interventi finanziati, soprattutto in virtù del decreto legge 180 del 1998 e dagli accordi di programma del 2010, 4.229 si riferiscono al rischio frane e alluvioni, per un importo complessivo di 3,4 miliardi di euro.
Toscana, Lombardia e Piemonte sono le regioni col più alto numero di cantieri finanziati, ma al tempo stesso il Piemonte è tra le ultime regioni ad aver concluso l’iter degli appalti. Lì solo il 42% delle opere è stato ultimato, ben al di sotto della media nazionale del 63%. Emerge poi una disomogeneità di efficienza in ambito nazionale: dalle percentuali del 100% in Trentino, si passa a quasi l’80% di cantieri conclusi in Liguria e Abruzzo per arrivare al 36 % del Molise passando per il 50% della Campania .



Il progetto è stato prodotto da SkyTG24.it con la collaborazione di DataNinja (Alessio Cimarelli, Gianluca De Martino, Andrea Nelson Mauro) ed Effecinque (Nicola Bruno, Raffaele Mastrolonardo).