La finestra era aperta e Giancarlo, il segretario di David Rossi, il capo dell'area comunicazione di Banca Monte dei Paschi, ha subito capito cosa era successo. Rossi, nella serata di mercoledì 6 marzo, si era gettato poco prima da quella finestra e il suo corpo, ormai senza vita, giaceva nel vicolo senza sfondo che è dietro Rocca Salimbeni. Subito è scattato l'allarme ma per Rossi (FOTO), 51 anni, sposato senza figli, non c'era più niente da fare. Nel suo ufficio gli inquirenti hanno trovato un biglietto, indirizzato alla moglie: "ho fatto una cavolata", ha lasciato scritto. Nel pomeriggio di giovedì 7 sarà eseguita l'autopsia. Lo ha confermato il pm Nicola Marini che, inizialmente, aveva invece detto che ci sarebbe stata solo "un'ispezione esterna".
"E' una terribile tragedia", ha scritto su Facebook il Monte dei Paschi di Siena: "Questo tragico evento impone pima di tutto il rispetto per la persona, per il lutto della sua famiglia e di tutti noi - si legge in un post - e richiede di trovare la forza e il coraggio di andare avanti e continuare nel nostro impegno".

Non era indagato -
La tragica morte di Rossi arriva nel mezzo dell'inchiesta che scuote il Monte dal 9 maggio dello scorso anno, quando una sessantina di finanzieri entrarono nell'istituto mentre altri perquisivano la sede della Fondazione Mps, il Comune e la Provincia, e altri uffici a Siena ma anche a Milano e a Roma. Lo stesso Rossi era stato perquisito il 19 febbraio scorso, quando gli uomini del nucleo valutario della gdf tornarono anche nelle abitazioni dell'ex presidente Giuseppe Mussari e dell'ex dg Antonio Vigni al centro dell'inchiesta sull'acquisizione di Antonveneta e dei diversi filoni che negli ultimi 10 mesi sono stati aperti dai pm Antonino Nastasi, Aldo Natalini e Giuseppe Grosso. Ma al contrario di Mussari e di Vigni, Rossi non era indagato. Gli accertamenti sulla morte del capo della Comunicazione sono affidati al sostituto procuratore Nicola Marini, l'unico dei quattro pm della procura di Siena che non si occupa dell'inchiesta sulla banca. Era lui di turno per le urgenze. Con Marini sul posto, tuttavia, sono arrivati anche Nastasi e Natalini.

Chi era David Rossi -
Rossi, da sempre, era considerato uomo vicino all'ex presidente Mussari, anche se era rimasto al suo posto pure dopo l'arrivo del nuovo presidente Alessandro Profumo e dell'ad Fabrizio Viola. Il sodalizio con Mussari era cominciato nel 2001, quando questi era arrivato alla presidenza della Fondazione. David diventò il responsabile della comunicazione dell'Ente e nel 2006 lo segui' a Rocca Salimbeni, quando Mussari assunse la presidenza della banca. Non ando' con lui, invece, quando l'ex presidente del Monte passo' all'Abi.

La perquisizione -
Era rimasto molto colpito dalla perquisizione, anche se a qualche amico aveva confidato che pensava che presto i magistrati potessero chiamarlo. Niente lasciava immaginare il drammatico epilogo: ai colleghi che lo avevano contattato nei giorni scorsi per le ultime notizie sull'istituto di credito aveva risposto con la stessa professionalità di sempre. Al suo impegno di dirigente della banca, univa anche quello di vicepresidente del Centro internazionale di arte e cultura di Palazzo Te e di membro del consiglio di amministrazione di Vernice per i progetti culturali, mettendo a frutto anche i suoi studi classici. E' possibile che quando i magistrati hanno ordinato la perquisizione nella sua abitazione e nel suo ufficio cercassero di verificare se ci fossero ancora rapporti con Mussari.

Lo scandalo Mps -
L'inchiesta sulla banca partì dall'acquisizione di Antonveneta. Il Monte la comprò da Banco Santander per 9,3 miliardi: l'istituto spagnolo tre mesi prima l'aveva acquistata per 6,6 mld. Un'inchiesta che poi ha puntato gli occhi sui derivati presenti nelle casse dell'istituto, in particolare quelli dell’operazione Alexandria sottoscritta da Mussari con la banca giapponese Nomura, e su una presunta "banda del 5 per cento": tale sarebbe stata la quota di spettanza ad alcuni dirigenti della banca in alcune operazioni. Al centro di questa parte dell'inchiesta ci sarebbe Gianluca Baldassarri, ex responsabile dell'area Finanza, l'unico indagato finito in carcere: secondo i pm stava cercando di fuggire all'estero quando venne arrestato lo scorso 14 febbraio. Le perdite accertate fino ad ora sono state stimate in 730 milioni per i soli derivati. Truffa, turbativa, ostacolo agli organi di vigilanza, false comunicazioni e manipolazione del mercato i reati ipotizzati, a vario titolo, agli indagati, che in tutto dovrebbero essere una quindicina.