di Giulia Floris

C’è chi comincerà la scuola sotto un tendone, chi nella sottotribuna di uno stadio, chi nelle stanze di un albergo. E chi, ancora per una settimana, non comincerà affatto. E’ la scuola ai tempi del terremoto, per migliaia di bambini e ragazzi emiliani colpiti dal sisma. Le amministrazioni locali hanno fatto i salti mortali che per garantire dal 17 settembre un inizio dell’anno scolastico regolare, ma le difficoltà sono sotto gli occhi di tutti e il rientro a scuola, quest’anno, non vorrà dire solo riabbracciare i compagni, scegliere il diario, conoscere il nuovo insegnante.

Per cercare di rendere il ritorno sui banchi il meno traumatico possibile, la Cgil e altre associazioni hanno ideato nel corso dell'estate il progetto "Insieme la scuola non crolla", attivato in alcuni comuni per stare vicini ai ragazzi in attesa del rientro. "Molti studenti si erano lasciati a maggio da un giorno all’altro senza neanche salutarsi – racconta Maria Grazia Frilli, della Cgil di Modena, reduce dalle attività coi bambini delle elementari a Concordia sulla Secchia – per 4 mesi non hanno toccato libri, alcuni di loro, stranieri, sono andati dai parenti nei paesi d’origine e non hanno parlato italiano per mesi". "Li abbiamo trovati - continua Frilli - tutto sommato sereni, ma sono bisognosi di attenzione: hanno tanto da raccontare e cercano con insistenza gli adulti, devono riprendere l’abitudine alla scuola". E il terremoto sembra un trauma superato, ma anche un'esperienza sempre presente: "Direttamente non ne parlano molto, ma poi all’improvviso riemerge: nei racconti dell’estate, della famiglia o della casa".

Il ritorno sui banchi dunque sarà un momento di festa, ma anche un passaggio delicato, soprattutto per le migliaia di studenti che non potranno fare ritorno nelle loro scuole. Secondo l'ufficio scolastico regionale, sono 165 gli edifici scolastici totalmente inagibili e altri 306 quelli parzialmente danneggiati, mentre il Commissario per l'emergenza ha dato vita alla costruzione di 28 edifici scolastici temporanei e all'affitto di prefabbricati modulari per 30 strutture.

A San Felice sul Panaro, uno dei centri più colpiti dal sisma, ad esempio, i sette complessi scolastici del paese sono tutti inagibili e i prefabbricati modulari da destinare agli studenti non saranno pronti prima di metà ottobre. Il 17 settembre ricominciano la scuola solo le classi della quinta elementare e della terza media, il 24 tutti gli altri. "In attesa dei prefabbricati - spiega l’assessore all’Ambiente e alla Comunicazione del Comune Massimo Bondioli - i ragazzi saranno dislocati in tensostrutture o in piccoli spazi agibili sul territorio: sottotribune dello stadio, ad esempio, o il centro multiculturale, che si trovano a pochi chilometri dal Paese".

Simili soluzioni di emergenza saranno adottate, in attesa della consegna dei prefabbricati, anche a Finale Emilia. "Per il primo mese, per quanto riguarda le elementari, la quarta e la quinta andranno nei laboratori delle scuole di Massa (frazione di Finale dove gli istituti sono in buone condizioni) e i bambini della prima e della seconda elementare faranno lezione nella stanze di in un hotel" racconta l’assessore all’Istruzione Lisa Poletti. "I bimbi di terza invece saranno accorpati e faranno lezione tutti insieme in una grande sala dell’hotel". Una novantina di bambini, in un unico ambiente, che non sarà facile tenere a bada: "Sì non sarà facile, ma la voglia di ricominciare è tanta e certamente in questi primi mesi l’aspetto ludico sarà prevalente". Tensostrutture e altre soluzioni di emergenza sono previste anche per i ragazzi di medie e superiori, in attesa degli edifici modulari, che ospiteranno i ragazzi per quest’anno: il tempo necessario perché le loro scuole vengano messe in sicurezza.

Situazione critica anche a Mirandola, il più grosso tra i centri maggiormente colpiti dal sisma, dove tra elementari e superiori sono circa 3mila gli studenti che, dal 24 settembre, non torneranno nelle loro scuole, ma nelle tende, accorpati in macroclassi da circa 200 ragazzi. "Per far fronte alla situazione abbiamo studiato percorsi didattici diversi da quelli tradizionali - spiega Carla Farina, responsabile della Pubblica Istruzione del Comune - con conferenze di docenti universitari, imprenditori della zona e associazioni culturali per i ragazzi delle superiori. Allo stesso tempo cercheremo di alleggerire la presenza nelle tende, con visite di istruzione e attività all'esterno delle strutture". Dopo il primo mese, anche in questo caso, dovrebbero essere pronti i prefabbricati, che, però, ospiteranno i ragazzi per diversi anni prima che le scuole tornino agibili.

Uno sforzo notevole, quello delle amministrazioni locali, ma che inevitabilmente si trova a fare i conti con tanti problemi. "I prefabbricati - spiega Maria Grazia Frilli (Cgil) - in alcuni casi si trovano in zone mal collegate, dove manca tutto, dalla fermata dell'autobus, alle piste ciclabili, ai parcheggi. Le tende invece a volte hanno i bagni lontani, dunque non sono adatte ai più piccoli, o non sono attrezzate di tutto e poi c'è il timore del freddo e della pioggia".

"Per metà ottobre", assicura il presidente della Regione Vasco Errani, la situazione dovrebbe normalizzarsi e tutti i ragazzi avranno una scuola "in strutture che, per quanto provvisorie, saranno di qualità".