Avviso di garanzia per Roberto Formigoni. Il governatore della Lombardia è stato invitato a presentarsi sabato 28 luglio davanti ai pm di Milano nell'ambito dell'inchiesta sulla fondazione Maugeri. Il reato che gli viene contestato è corruzione, con l'aggravante della transnazionalità in concorso con altre persone. Cade invece l'accusa, inizialmente contestata, di finanziamento illecito per mezzo milione di euro ricevuto per le elezioni regionali del 2010. Formigoni risulta sotto indagine da parte della procura di Milano dallo scorso 14 giugno. Il govaernatore: "Ho letto i documenti e mi chiedo: dove è la corruzione?". E aggiunge: "Non ho nulla da temere".

Avviso di garanzia per corruzione - Nella nota del procuratore capo di Milano Edmondo Bruti Liberati si legge che i reati di cui è accusato Formigoni  "sono stati commessi in concorso con Pierangelo Daccò, Umberto Maugeri, Costantino Passerino e Antonio Simone, per fatti commessi a Milano e all'estero dal 2001 al mese di novembre 2011". L'aggravante della transnazionalità è legata alle condotte delle persone arrestate ad aprile nell'ambito dell'inchiesta. Secondo l'accusa, infatti, sarebbe stata messa in piedi un'associazione per delinquere che operava anche attraverso conti all'estero, e in particolare in Svizzera e riconducibili a Daccò e al suo collaboratore Giancarlo Grenci.

8,5 milioni di euro di utilità
- La procura contesta a Formigoni di aver ottenuto utilità per circa  8,5 milioni di euro in cambio dei favori alla Maugeri. In particolare, gli inquirenti fanno riferimento a viaggi, vacanze, cene, gite in barca e a un super-sconto per l'acquisto di una villa da parte di un amico di Comunione e Liberazione di Formigoni.  Tutti benefit che sarebbero stati elargiti a Formigoni per fare ottenere rimborsi al gruppo ospedaliero che ammontano a circa 200 milioni di euro tra il 2001 e il 2011. La Regione, in questo arco di tempo, ha approvato una quindicina di delibere sui cosiddetti rimborsi su 'funzioni non tariffabili'. Rimborsi, cioè, che sono stati concessi in via discrezionale dal Pirellone. Tra i benefici che avrebbe ricavato il presidente lombardo, anche il mezzo milione di euro che gli è stato versato dall'uomo d'affari Pierangelo Daccò al fine di sostenere le spese elettorali nelle amministrative del 2010. Un'ipotesi, questa, di finanziamento illecito, che viene 'assorbita' nel reato più grave di corruzione aggravato dalla transnazionalità. Formigoni, resta inoltre indagato per un'altra ipotesi di finanziamento illecito ai partiti, che però non gli ècontestata nell'invito a comparire.

La ricostruzione dei pm - Stando alla ricostruzione dei pm milanesi, Formigoni avrebbe ricevuto dall'uomo d'affari Pierangelo Daccò circa nove milioni di euro di "utilità", tra cui viaggi, passaggi in barca e uno sconto per l'acquisto di una villa in Sardegna da parte di un suo amico di Comunione e Liberazione. In cambio, è l'ipotesi dell'accusa, avrebbe garantito una 'corsia preferenziale' a Daccò, consulente della Maugeri, in Regione.

L'anticipazione del Corriere - Il fatto che Formigoni fosse indagato dalla procura di Milano era stato anticipato a fine giugno dal Corriere della Sera, notizia che però il governatore aveva smentito. Al centro dell'inchiesta ci sarebbero i 70 milioni di euro che il polo privato della sanità Fondazione Maugeri ha pagato negli anni al consulente-mediatore Pierangelo Daccò.

Formigoni: "Non spetta a noi controllo Maugeri" - Formigoni si trova a Roma per un'audizione alla commissione Sanità del Senato, nel corso della quale ha indirettamente commentato la notizia proveniente da Milano. Secondo il governatore "la Regione non ha nessuna responsabilità sul controllo dei bilanci delle fondazioni San Raffaele e Maugeri".  "Bisogna tener presente - ha detto - che questi sono Irccs, enti a rilevanza nazionale. La vigilanza sui loro bilanci spetta al ministero della Salute".
"Sul mio conto ci sono state informazioni sbagliate, con un chiaro intento politico - ha aggiunto il governatore - se in questi mesi avessi chiesto al S.Raffaele di farmi vedere i bilanci, avrebbero risposto di stare a casa mia, perché questi enti rispondono solo al ministero della Salute e alle prefetture. Un ulteriore controllo è esercitato dai revisori dei conti, che in questi anni hanno sempre approvato i bilanci".