A distanza di 11 anni dalla notte del 21 e 22 luglio 2001, la Cassazione ha confermato le condanne per falso aggravato inflitte agli alti funzionari di polizia coinvolti nei fatti di violenza avvenuti alla scuola Diaz durante il G8 di Genova.
25 imputati: 17 condannati, 8 prescritti. Per tutti scatteranno i provvedimenti disciplinari, tra cui l'interdizione dai pubblici uffici per 5 anni.
Ma nessuno degli imputati condannati finirà in carcere, poiché 3 anni della pena sono coperti da indulto. Prescritti, invece, i reati di lesioni gravi contestati a otto agenti appartenenti al settimo nucleo speciale della Mobile all'epoca dei fatti.
In quella notte di 11 anni fa, in seguito all'irruzione della polizia nella scuola, ci furono oltre 60 feriti e 93 giovani, di cui molti stranieri, arrestati e poi prosciolti.
Il capo della Polizia, Antonio Manganelli, ha accolto la sentenza con "il massimo rispetto" e con "l'impegno a proseguire nel costante miglioramento del percorso formativo relativo al complesso campo dell'ordine e della sicurezza pubblica".

Le condanne -
Giovanni Luperi, all'epoca vicedirettore dell'Ucigos e oggi capo sezione analisi dell'Aisi, condannato a 4 anni; Francesco Gratteri, ex direttore dello Sco e attuale capo della direzione centrale anticrimine, condannato a 4 anni; Vincenzo Canterini, condannato a 5 anni. Pene pari a 3 anni e 8 mesi inflitte a: Gilberto Caldarozzi, nel 2001 vicedirettore dello Sco e attuale direttore del servizio centrale operativo; Filippo Ferri, allora capo squadra mobile di La Spezia; Fabio Ciccimarra, all'epoca commissario capo di Napoli e oggi capo della Mobile de L'Aquila; Nando Dominici, allora capo Mobile di Genova; Spartaco Mortola, ex capo Digos di Genova, oggi alla guida della Polfer di Torino. E ancora: Carlo Di Sarro, Massimo Mazzoni, Renzo Cerchi, Davide Di Novi e Massimiliano Di Bernardini.

Prescrizione per otto capisquadra - Sono otto i capisquadra del VII Nucleo Speciale della Squadra Mobile di Roma nei confronti dei quali la Cassazione ha dichiarato la prescrizione del reato di lesioni ai danni dei no global della Scuola Diaz di Genova. Si tratta degli agenti di polizia Tucci, Cenni, Basili, Ledoti, Compagnone, Stranieri, Lucaroni e Zaccaria. A quanto si è appreso nei loro confronti, data la dichiarazione di prescrizione, non dovrebbe scattare la pena accessoria della condanna all'interdizione dai pubblici uffici per cinque anni.

Cancellieri: Forze dell’Ordine restano garanzia per i cittadini - "La sentenza della Corte di Cassazione va rispettata come tutte le decisioni della Magistratura. Il ministero dell'Interno ottemperare a quanto disposto dalla Suprema Corte". Lo ha dichiarato il ministro dell'Interno, Anna Maria Cancellieri.
"La sentenza della Cassazione - aggiunge il ministro dell'Interno - mette la parola fine a una vicenda dolorosa che ha segnato tante vite umane in questi 11 anni". "Questo non significa che ora si debba dimenticare.
Anzi - prosegue il ministro Cancellieri - il caso della Diaz deve restare nella memoria. Ma proprio le definitive parole dei giudici ci devono spingere a guardare avanti sicuri che le Forze di Polizia sono per i cittadini italiani una garanzia per la sicurezza e per la democrazia". "Del resto - conclude - nessuno può dimenticare l'attività quotidiana di tante donne e uomini della Polizia che, con dedizione, professionalità e coraggio, lavorano al servizio dello Stato per il bene di tutti".

Il padre di Carlo Giuliani: "C'è un barlume di giustizia" - "Una notizia positiva. Succede di  rado, ma quando accade bisogna accoglierla con soddisfazione. Vuol  dire che in questo Paese c'e' ancora un barlume di giustizia". Giuliano Giuliani, padre di Carlo, il giovane ucciso nel luglio 2001 durante gli scontri al G8, commenta così il verdetto della Cassazione sull'irruzione alla scuola Diaz di Genova. "Ora speriamo che ci siano altre pagine di questo genere. Cercheremo in  tutti i modi -dice- di ottenere verità e giustizia anche  sull'assassinio di Carlo". La giustizia c'è, dichiara anche la madre di Carlo, Heidi Giuliani. Ma è "incompleta. In verità le responsabilità sono più ampie - ha aggiunto Giuliani - e penso all'assoluzione dell'allora capo della polizia e al mancato processo per la morte di mio figlio". Il procedimento a carico di Mario Placanica, accusato di aver ucciso Carlo Giuliani in Piazza Alimonda, si è fermato infatti nella fase dell'udienza preliminare. Il 5 maggio 2003 il gup Daloiso ha accolto la richiesta del pubblico ministero e ha archiviato la posizione del carabiniere che secondo il giudice ha agito per legittima difesa.

Commenta la decisione della Cassazione anche Amnesty International, che parla di "sentenza importante, ma tardiva". L'organizzazione non governativa aveva definito l'irruzione alla scuola Diaz come "la più grande sospensione dei diritti umani in un Paese occidentale dopo la seconda guerra mondiale".

Il blitz alla Diaz - Oltre 60 feriti e 93 giovani, di cui molti stranieri, arrestati e poi prosciolti. Il blitz alla scuola Diaz, dove il Comune di Genova aveva alloggiato i no global del Genoa Social forum giunti nel capoluogo ligure per le manifestazioni contro il G8 del 2001, avviene nella notte tra il 21 e il 22 luglio, poche ore dopo la morte di Carlo Giuliani.
Quasi 400 agenti di polizia fanno irruzione nel complesso scolastico, molti no global vengono picchiati, le loro facce insanguinate vengono ritratte in foto e filmati e fanno il giro del mondo. Molti degli arrestati verranno poi rinchiusi per giorni nella caserma di Bolzaneto, dove subiranno altre violenze. Contro di loro prove che si riveleranno 'false': il blitz, deciso a seguito delle devastazioni messe in atto dai 'Black bloc', verrà giustificato con il ritrovamento di due bottiglie molotov all'interno della Diaz, ma le indagini dimostreranno che erano state portate lì dall'esterno.

Prosciolto De Gennaro - Un processo 'parallelo' ha riguardato l'ex capo della polizia, oggi sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Gianni de Gennaro, accusato di aver istigato alla falsa testimonianza sulle violenze alla Diaz l'allora questore di Genova Francesco Colucci. De Gennaro, assolto in primo grado, ma condannato in appello a un anno e 4 mesi, viene prosciolto definitivamente da ogni accusa dalla Cassazione che nel novembre 2011, annulla la sentenza d'appello "perché il fatto non sussiste".