Alle 4.03 del 20 maggio 2012, la prima forte scossa di magnitudo 5.9. Le prime sette vittime. I primi danni al patrimonio artistico e alle imprese. E in Emilia, tutto d’un tratto, fu emergenza. Quella notte il sisma colpì soprattutto le province di Modena, Ferrara, Bologna, Mantova, tutta la zona del Polesine Rodigino. I morti si concentrarono tra il ferrarese e il bolognese. Enormi i danni e tantissimi i feriti in un'area che dal piacentino si estende fino al delta padano.

Poi, il 29 maggio, il sisma uccise ancora: 26 i morti, tra Ferrara, Modena e Bologna, 27 secondo alcuni, che considerano vittima collegata al sisma una donna di Finale Emilia, che dopo una scossa perse il bimbo che portava in grembo, entrò in coma e non si riprese più, fino alla morte il 12 giugno. Crollarono chiese, campanili, torri, castelli, monumenti. E ancora fienili, casolari, stalle, ma anche capannoni e fabbriche, simboli di una terra prospera del proprio lavoro e del proprio ingegno. Se dietro il crollo dei capannoni ci siano dei colpevoli lo stabilirà il giudice, che indaga sul rispetto delle norme antisismiche di edifici venuti giù, per altro in una terra che da cinque secoli non viveva terremoti di questa intensità e che per tutti, da sempre, era considerata a basso rischio. Ai 26 morti e agli oltre 350 feriti si sommò lo stop produttivo di un sistema ricco di meccanica, di ceramica, di biomedicale, di primizie agroalimentari, in un'area che rappresenta da sola l'1,5% del Pil e che ha nell'export una forza trainante.

L’Emilia ha provato a rialzarsi fin dal primo giorno. Ma quel secondo terremoto che il 29 maggio uccise ancora e fece vittime soprattutto nella gente che era tornata al lavoro, rialimentò la paura e innescò le polemiche. "Troppo presto il via libera" al rientro in fabbrica e nelle officine, secondo molti. Del resto, ripartire era l'imperativo di un sistema che già soffre la crisi. In molti, soprattutto i sindaci, non gradirono l'annuncio della Commissione Grandi Rischi che l'8 giugno proclamò possibile, ma solo come rischio statistico, la ripresa dello sciame sismico aprendolo anche a scosse di quella stessa forza assassina del 20 e del 29 maggio. Non un annuncio, piuttosto una precauzione, dopo le minimizzazioni che ci furono all'Aquila

Oggi, un mese dopo, tra Emilia-Romagna, Lombardia e Veneto, sono 14.167 le persone assistite (di cui 13621 nella sola Emilia) grazie all' impegno del Servizio nazionale della Protezione civile nei campi di accoglienza, nelle strutture al coperto (scuole, palestre e caserme, vagoni letto messi a disposizione da Ferrovie di Stato e Genio Ferrovieri) e negli alberghi che hanno offerto la loro disponibilità grazie alla convenzione siglata con Federalberghi e Asshotel. Le scosse continuano, la paura permane, anche se l'Ingv fa sapere che lo sciame sismico è in diminuzione. "Il quadro attuale è di diminuzione del numero e dell'intensità delle scosse ma non possiamo dire che la sequenza, seppure in esaurimento, sia finita e non possiamo escludere nuovi eventi isolati, anche di magnitudo elevata" afferma Stefano Gresta, presidente dell'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, nel corso di un'audizione davanti alla commissione Ambiente della Camera.

Alle difficoltà in Emilia ora si aggiunge anche il caldo, che nelle tendopoli è soffocante. Ma si cerca di tornare alla normalità. E avanzano le verifiche strutturali. Su 11.333 edifici controllati 3.977 sono agibili, 2.658 temporaneamente o parzialmente inagibili, i restanti 4.698 inagibili. Il 45% degli istituti scolastici è agibile e il 38% lo diventerà con provvedimenti. Si punta a farli riaprire a settembre con l'inizio dell'anno scolastico. Nel modenese si stima di avere riaperti gli ospedali di Carpi e Mirandola al più presto, già in autunno.

E se continuano le demolizioni (quasi completata quella della torre campanaria della chiesa di Buonacompra, uno dei simboli del sisma che il 20 maggio ha devastato il ferrarese), partono anche i lavori di messa in sicurezza. A Mirabello si lavora a rinforzare il campanile ancora in piedi. Un lavoro duro, ma a cui si unirà ora anche una task force di Regione Emilia-Romagna e Ministero dei Beni culturali, messa in piedi per recuperare gli edifici ecclesiastici e storici danneggiati dal sisma. E se a Mirandola è già ripartita la prima multinazionale del biomedicale, ci si prepara a ripartire anche con il commercio. In quella stessa cittadina un'ottantina di commercianti hanno dato la loro disponibilità a ricollocare temporaneamente le loro attività in una sorta di area commerciale dentro moduli o container. Altrettanto accadrà a Finale Emilia.