La Corte Costituzionale "salva" la legge 194. La Consulta, nel corso della Camera di Consiglio che si è svolta oggi 20 giugno, ha dichiarato infatti "manifestamente inammissibile" la questione di legittimità costituzionale sollevata dal giudice di Spoleto sull'articolo 4 della legge sull'aborto, cuore della normativa che regola da oltre trent'anni l'interruzione volontaria della gravidanza.

Il giudice si era rivolto alla Corte dopo che una minorenne ha chiesto di interrompere la gravidanza senza informare i genitori, chiedendo alla Consulta di procedere all'esame di costituzionalità dell'articolo 4 della legge, in quanto sarebbe stato in contrasto con quanto indicato dalla Corte europea per i diritti dell'uomo sulla tutela assoluta dell'embrione umano.

La decisione dei giudici costituzionali ha però respinto il ricorso e non ha dunque rivoluzionato la legge attuale. Su un'analoga vicenda, il 10 maggio scorso, la Consulta aveva dichiarato manifestamente inammissibile un ricorso del giudice di Siracusa.
In seguito all'ultimo ricorso una mobilitazione in difesa della legge 194 era partita in Rete, per arrivare anche in diverse piazze italiane.

"La legge 194 è stata una conquista di libertà epocale per il nostro Paese. Chi ha tentato di metterla in discussione ci vuole riportare indietro di più di 30 anni. La Consulta, con la decisione di oggi, ha impedito questo scempio" ha commentato Oliviero Diliberto, segretario nazionale del Pdci. Sulla stessa linea Livia Turco, Gruppo Pd della Camera. "Bene la Consulta. Si dimostra ancora una volta che l'impianto della legge 194 è inattaccabile perché basata su un giusto equilibrio fra la scelta e la salute della donna e la tutela della vita". Così Paolo Ferrero, segretario nazionale di Rifondazione Comunista: "Un plauso alla Corte Costituzionale che ha dichiarato manifestamente inammissibile la questione di legittimità costituzionale dell'art. 4 della legge 194".