di David Saltuari

"Sono in pensione da dieci anni. Tirando la cinghia fino all'anno scorso ce la facevo. Ora quando posso vengo qui". Giuseppe è uno dei tanti pensionati che tutte le mattine si mette in fila in viale Toscana, a Milano, davanti alla sede del Pane Quotidiano, un'organizzazione che da 114 anni distribuisce la prima colazione a chi non se la può permettere. Un sacchetto con 450 grammi di pane, un po' di formaggio, yogurt e qualche verdura. A volte anche biscotti, latte, frutta e cioccolato. Il necessario per tirare avanti una giornata. Ad accoglierlo, nella sua pettorina gialla, all'ingresso, un suo coetaneo, in pensione anche lui, ma qui per fare il volontario. Perché nella Milano del 2012 gli anziani si incontrano sempre più spesso anche nelle file delle mense per i poveri.

Dal cibo ai vestiti - La fila, come sempre, si snoda lungo tutto il marciapiede. La percezione del tempo di chi sta in piedi è distorta: si aspetta "anche un'ora", dicono alcune persone. In realtà, orologio alla mano, nessuno aspetta più di un quarto d'ora. La distribuzione è organizzata e funziona velocemente. Si entra uno alla volta, si riceve un primo sacchetto con il pane e quindi si inizia il giro dei banchetti: prima i latticini, poi la frutta e verdura, a volte anche salumi ("ma stiamo attenti a cosa diamo", spiegano i volontari "anche per rispetto ai musulmani"). Per chi vuole anche scarpe e vestiti usati. Niente di quanto viene dato è stato acquistato. Tutto è frutto di donazioni, soprattutto di aziende alimentari ("ma se non basta - spiegano i volontari - c'è sempre qualcuno pronto ad aprire il portafogli").

In fila donne e bambini
- Il Pane Quotidiano è una delle istituzioni più antiche di Milano. Fondata nel 1898, laica e apartitica, ogni giorno dalle 9 alle 11 regala un sacchetto di generi alimentari a chiunque ne faccia richiesta. Non c'è bisogno di registrarsi, non c'è bisogno documenti. "Molti pensano che qui vengano i clochard" racconta Luigi Rossi, uno dei responsabili della struttura. "In realtà qui vengono soprattutto persone che lavorano e che cercano un aiuto momentaneo". E un giorno come tanti qui, e in fila si trovano soprattutto stranieri. Molte donne, alcune con hijab in testa, altre con un marcato accento dell'est Europa. Molte hanno un figlio in una mano e la carrozzina nell'altra e mentre i mariti sono al lavoro loro vengono qui per prendere un po' di pane e verdura. Ci sono anche parecchi uomini, soprattutto anziani. Italiani.

Utenti raddoppiati in dieci anni - "Fino a dieci anni fa c'erano circa 1500 persone in fila tutti i giorni", racconta Rossi, "oggi sono 2500, divisi tra il centro di viale Toscana e quello di viale Monza. E nel fine settimana si arriva anche a 3000". E spiega: "Ad aver inciso, oltre all'aumento degli stranieri, anche l'arrivo dell'euro, che per molti pensionati è stata una mazzata". Persone come Gianni, 73 anni, che vive alla Barona da quando è separato, in un monolocale in affitto che gli ha trovato l'avvocato dell'ex moglie, e si presenta con regolarità in viale Toscana. Ha lavorato per 41 anni, ma alla fine - dice - si è trovato solo 12 anni di contributi pagati. Ora vive con la pensione minima. Quando faceva l'autotrasportare passava spesso da queste parti con il camioncino. E vedeva la fila di persone in attesa del proprio sacchetto. "Li vedevo e non capivo cosa stessero a fare lì, ora ci sono pure io, spesso". Dietro non c'è una storia di disperazione improvvisa, ma il lento passaggio da una situazione borderline verso la vera indigenza. "Se c'è troppa fila ci rinuncio" racconta. Gli anziani avrebbero diritto a passare davanti agli altri ma lui si "vergogna a saltare la fila". Il sacchetto che riceve gli permette di affrontare il mese con più tranquillità.

Volontari pensionati
- A darglielo, dall'altra parte del banchetto, spesso ci sono pensionati come lui. "Io ho finito di lavorare tre mesi fa e dal giorno dopo sono venuto a fare il volontario qui" racconta il responsabile all'ingresso, quello che fa rispettare la fila. "Problemi in fila non ce ne sono quasi mai, qualche discussione sulle precedenze, ma si risolve tutto con il buon senso" racconta. E spiega: "La differenza tra qui e casa mia l'ho vista a Pasqua. I miei famigliari mi facevano gli auguri. Qui mi abbracciavano". Ormai conosce abitudini e ritmi di tutti. I primi a presentarsi alla mattina, prima ancora che i cancelli aprano, sono i  pensionati italiani. "Pensano che chi prima arriva meglio alloggia, ma in realtà qui c'è abbastanza per tutti. Oppure, come me, faticano a dormire la mattina".

"Prima gli albanesi, poi i rumeni. Ora gli italiani" - Al Pane Quotidiano ad ogni autobus che si ferma la fila torna ad ingrossarsi. L'istituto si trova sulla linea della 90/91, storica circolare che nel capoluogo lombardo attraversa alcune zone del disagio sociale. Dietro a uno dei banconi si trova una delle volontarie più anziane. "Io qui ci sto da 16 anni. Ho visto tutte le ondate, quando sono arrivata io qui venivano gli albanesi, che ora sono scomparsi. Poi è toccato ai rumeni. L'anno scorso è arrivata l'ondata degli africani. E ora inizio anche a vedere gli italiani". All'uscita, intanto, un pensionato che ha appena ricevuto il suo sacchetto si gira verso il suo coetaneo volontario. E chiede: "Ma per venire a darvi una mano, che bisogna fare?". Perché al Pane Quotidiano il confine tra chi aiuta e chi è aiutato a volte diventa più sottile di quello che sembra.

Tanti italiani anche nelle altre mense - L'aumento dei pensionati nelle file delle mense per i poveri è una realtà testimoniata anche in altre strutture a Milano. L'Opera San Francesco per i Poveri serve tutti i giorni circa 2700 pasti. "Fino a pochi anni fa gli italiani erano una sparuta minoranza, più che altro qualche senza tetto che non aveva trovato sostentamento da qualche altra parte" spiegano dall'ufficio stampa dell'istituto. Ma negli ultimi anni il loro numero è cresciuto. E ora sono il 9% dell'utenza; il terzo gruppo, dopo rumeni (il 12%) e peruviani (il 10%). "L'aumento degli italiani è dovuto principalmente ai pensionati" spiegano a Sky.it: "Oltre ad avere una pensione molto bassa, il cui potere d'acquisto si riduce sempre più, molti pensionati negli ultimi anni si sono trovati nelle condizioni di dover aiutare economicamente figli o nipoti. E così a pranzo si trovano a venire da noi".