Un italiano su quattro è a rischio di povertà. E otto milioni di cittadini vivono già in una condizione di indigenza. I giovani, poi, sono sempre più borderline. Mentre si allarga il divario tra famiglie del Nord e del Sud, così come quello tra ricchi e poveri.
I dati divulgati negli ultimi mesi, danno corpo alla percezione di un disagio diffuso nel nostro Paese, che si traduce in alcuni casi in vera e propria miseria.
“Ventotto milioni di persone vivono la crisi”, ha stimato il ministro per lo Sviluppo Corrado Passera. E l’Istat afferma che, sempre più impoverita, l’Italia torna indietro di decenni quanto a redditi e risparmi. Ma la spesa sociale a sostegno di disoccupati e famiglie a rischio indigenza, segnala il presidente della Bce Mario Draghi, è su livelli, in rapporto al Pil, “pari a meno della metà rispetto a quelli europei”.

Poveri – Sono 8,2 milioni (il 13,8% della popolazione) gli italiani in situazione di povertà, è l’allarme lanciato dalla Caritas. Mentre l’Istat afferma che il 24,5% delle persone residenti nel nostro Paese (14,7 milioni) è a “rischio di povertà e di esclusione sociale”. E il 6,9% è in una condizione di “grave deprivazione materiale” (sulla base di criteri come quello di non poter far fronte a spese impreviste o non essere in grado di pagare le bollette o di mangiare carne o pesce almeno una volta ogni due giorni). Queste percentuali, calcolate sulla base dei dati del 2010, risultano comunque stabili rispetto al 2009: aumenta invece dall’8,8% al 10,2% la quota di persone che vivono in famiglie a bassa intensità di lavoro, dove cioè gli adulti lavorano meno di un quinto del tempo.
L’Eurostat lo scorso febbraio ha sottolineato che i ‘veri poveri’ italiani (6,9%, come visto), sono molti di più rispetto ai ‘cugini’ spagnoli (4%), tedeschi (4,5%), inglesi (4,8%) o francesi (5,8%). Mentre Bankitalia ha rilevato ad aprile che i dieci ‘paperoni’ più benestanti d’Italia, possiedono da soli la ricchezza dei tre milioni più poveri.

Famiglie – Il 67% delle famiglie e il 68,2% delle persone povere risiedono al Sud. Nel Meridione sono indigenti 23 nuclei su 100, al Nord 4,9, secondo i dati Istat pubblicati il 22 maggio e relativi al 2010. Il 4,6% delle famiglie italiane è in una condizione di povertà assoluta (con un aumento di oltre mezzo punto percentuale tra il 2005 e il 2010) e cioè non ha a disposizione quei beni e servizi (dal cibo, ai vestiti, all’acqua calda), necessari a raggiungere un livello di vita accettabile.
Soffrono soprattutto le famiglie più numerose: il 29,9% di quelle con cinque o più componenti è in povertà relativa (+7% rispetto al 2007).

Bambini – Secondo l’Istat, sono 1 milione e 876 mila i minori che vivono in famiglie relativamente povere (il 18,2% del totale). Di questi, quasi il 70% (1 milione e 266 mila) vive nel Mezzogiorno. Save the children denuncia che un bambino italiano su quattro è a rischio povertà, un dato che è il più alto degli ultimi 15 anni.
Anche nel dossier sulla povertà infantile dell’Unicef, presentato il 29 maggio scorso, il nostro Paese non figura affatto bene. E si colloca al ventesimo posto su ventinove Stati, per percentuale di minori (13,3%) che vivono una condizione di deprivazione materiale, e cioè non hanno accesso ad alcuni beni ritenuti ‘normali’ nelle società occidentali, come almeno un pasto al giorno di carne o pesce e luce a sufficienza per studiare.
Un dato, quello italiano, che colpisce soprattutto se confrontato con quello di Paesi come l’Islanda, la Svezia o la Norvegia, inferiore a 2%.

Giovani – Stretti tra disoccupazione e precarietà, i giovani vedono aumentare la loro vulnerabilità. Tanto che, segnala Bankitalia, uno su sei corre il serio rischio di scivolare al di sotto della soglia di povertà se perde il proprio reddito da lavoro. In particolare, nel capitolo dedicato alla situazione finanziaria delle famiglie contenuto nella Relazione Annuale pubblicata il 31 maggio 2012, la Banca d’Italia rileva che tra i nuclei familiari con capofamiglia al di sotto dei 35 anni, la quota di quelli che non possono garantirsi un tenore di vita al livello della soglia di povertà per almeno sei mesi in caso di disoccupazione, ha raggiunto nel 2010 il 17%, con un aumento di quattro punti percentuali rispetto al 2008.
Alla fine dello scorso anno un dossier della Caritas e della Fondazione Zancan segnalava che in soli cinque anni, tra il 2005 e il 2010, il numero di giovani che si rivolgono ai Centri di ascolto per i poveri è aumentato del 59,6%. Tra di loro il 76,1% (era il 70% nel 2005) non studia né lavora.

Migranti – Una famiglia immigrata su due (per l’esattezza, il 43.9%) è a rischio miseria, secondo l’ultimo rapporto dell’Istat sui redditi delle famiglie con stranieri (dati 2008-2009). Sono borderline soprattutto i nuclei composti da soli immigrati (49,1%), mentre la percentuale cala per quelli misti (32,7%).

Anziani – Secondo l’Istat, infine, sono 2,3 milioni (dati 2010) i pensionati poveri e cioè il 29,8% di quelli che percepiscono un assegno sotto i 915,52 euro. Un numero che, come ha detto lo scorso dicembre il presidente Enrico Giovannini, è "destinato a crescere".