di Gabriele De Palma

A Capodimonte l'acqua è più dolce che a Santa Lucia. Solo 19 gradi francesi contro i 44 del quartiere nel centro storico, il che significa che l'impasto per pane e pizza risulta più elastico e pentole e tubature si incrostano di meno. La conoscenza nel dettaglio della qualità dell'acqua di Napoli è frutto dell'iniziativa del Comune e di Arin, la società consortile che gestisce la rete idrica del capoluogo campano che ha messo a disposizione di tutti i dati relativi alle analisi condotte sull'acqua potabile e una mappa interattiva per accedere con facilità alle informazioni.

Il servizio porta Napoli tra le eccellenze per quanto riguarda la 'trasparenza' e la assiduità della comunicazione pubblica dei dati a proposito delle acque che circolano nella rete idrica cittadina (la cui qualità appare controlli soddisfacente, come del resto in quasi tutto il Paese).

Andando a confrontare l'iniziativa di Arin con quelle delle altre municipalizzate delle principali città italiane, si scopre che anche in altri capoluoghi la qualità dell'informazione è buona e in generale la situazione è confortante anche se migliorabile. Unica nota dolente il formato in cui vengono presentati i dati, decisamente non 'aperto' e quindi non di facile consultazione.

A Napoli aggiornamenti ogni settimana - Ventotto i parametri tenuti in considerazione dalle analisi del laboratorio Arin, cinquantuno i punti di prelievo e gli aggiornamenti pubblici a cadenza mensile. Il tutto, come detto, accessibile da una mappa che permette di effettuare le ricerche inserendo semplicemente il nome del quartiere. Ogni settimana inoltre vengono pubblicati i dati medi per la città. Molto utile anche l'infografica che rappresenta la mappa dell'intricato groviglio dei quattro acquedotti che riforniscono Napoli, uno dei motivi per cui la divisione in punti di prelievo ha un'importanza particolare per la completezza dell'informazione. Un modello di esaustività e frequenza di aggiornamenti quello partenopeo.

Torino: aggiornamenti ogni anno, su 23 punti prelievo - Buona anche la situazione di Torino, dove la municipalizzata Smat, diffonde i dati di 23 differenti punti di prelievo e fornisce informazioni anche su tutti i comuni della provincia. Le analisi sono comunicate però solo in base a dieci parametri diversi (dalla durezza, alla conducibilità alle sostanze chimiche presenti) contro i ventotto di Napoli e vengono aggiornati ogni anno.

Palermo, Venezia e Genova - A Palermo l’Amap – penalizzata da un sito web di non semplice consultazione – pubblica i dati ogni sei mesi in base a ben 23 parametri, ma allo scorporo per punti di prelievo preferisce un unico dato riferito alla media cittadina.
Cosa che accade anche dall'altra parte dello Stivale, a Venezia. Da Acquaveritas, che oltre al capoluogo veneto distribuisce l'acqua anche in tutta la provincia, spiegano a Sky.it che la media della città dei Dogi è molto significativa dal momento che tutta la città si approvvigiona allo stesso rubinetto e le analisi non si discostano mai tra un prelievo e l'altro, nemmeno nel corso degli anni. I parametri comunicati al pubblico però sono solo 9, in osservazione alle istruzioni di Federutility e dell'Istituto Superiore di Sanità,ma al di sotto della media degli altri capoluoghi italiani. Sotto questo aspetto è ben al di sopra della media MediterraneaAcque di Genova che indica 23 valori diversi delle analisi, aggiornando i dati ogni anno e indicando i valori estremi (massimo e minimo) anziché i punti di prelievo.

Le acque sulla A1
- La Metropolitana Milanese – la stessa società che gestisce anche la rete di trasporti urbani – raggruppa i dati per solo quattro macro-aree, ma ha una frequenza ottima per gli aggiornamenti (ogni trimestre) e un buon numero, 16, di parametri indicati nelle tabelle sul sito web. A Bologna Hera invece di parametri ne pubblica 9, ogni sei mesi, e benché fornisca i dati di tutti i comuni della provincia, per quelli del capoluogo non prevede distinzioni tra i differenti punti di prelievo per le analisi. Attraversando l'appennino la situazione è analoga: a Firenze la Publiacqua aggiorna ogni sei mesi i 16 indicatori per la qualità dell'acqua potabile, dati ottenuti in base a una media tra i punti di raccolta campioni da analizzare.
Concludendo questo viaggio immaginario tra i centri più popolosi sulla A1, si arriva a Roma, dove la Acea non aggiorna i dati dal 2010. Un peccato perché il sito fornisce molte altre indicazioni utili e i parametri pubblicati nella carta d'identità delle acque potabili capitoline vengono inclusi 14 parametri.

Dati poco open
- In una soddisfacente condizione generale della trasparenza della qualità dell'acqua che sgorga dai rubinetti di casa restano però alcuni limiti, peraltro facilmente superabili in futuro. Il primo è che in alcuni casi non è indicata la data di pubblicazione dei dati e per risalire all'informazione è necessario munirsi di pazienza e scalare la salita che dal centralino porta al laboratorio di analisi. Il secondo è che nessuna delle tabelle pubblicate dalle città italiane prese in considerazione ha un formato aperto, non è possibile cioè leggerli in automatico con un software. Nella maggior parte dei casi il formato in cui i numeri vengono presentati è un Pdf, altre volte sono incastonati direttamente nella pagina web come immagine. Non si può parlare quindi di open data e si viene a precludere le possibilità che i dati aperti offrono, e cioè quella di essere facilmente reperibili dai motori di ricerca e di poter costruire applicazioni e servizi derivati.