Ore 4.04, la terra trema. Una lunga e intensa scossa di terremoto, della forza di poco inferiore a quella che il 6 aprile 2009 distrusse L'Aquila, ha colpito nella notte tra sabato 19 e domenica 20 maggio il Nord Italia. Una ventina di secondi a magnitudo 5.9, avvertiti da Milano a Venezia, da Torino a Trieste, da Bolzano a Bologna. L'epicentro  in Emilia-Romagna tra le province di Modena e Ferrara.

Il bilancio è drammatico e costringe il presidente del Consiglio, Mario Monti, a rientrare in anticipo dagli Stati Uniti. I morti sono sette, sei dei quali nel Ferrarese e uno in provincia di Bologna, una cinquantina i feriti lievi nel modenese, tra cui un vigile del fuoco di Finale Emilia, e circa tremila sfollati che dovranno trascorrere la prossima notte in albergo o nelle tendopoli allestite dalla Protezione civile, sotto un cielo livido di pioggia.

Quattro delle sette vittime sono operai, caduti sotto le macerie delle loro fabbriche, a Sant'Agostino e Bondeno, nel Ferrarese, mentre stavano per terminare il turno del sabato notte. Vite spezzate sotto le macerie di quelle fabbriche che sono l'anima e il cuore dell'economia emiliano-romagnola. Come la Ceramica Sant'Agostino in cui hanno perso la vita Leonardo Ansaloni, 45 anni, e Nicola Cavicchi, di dieci anni più giovane. Vittima della sorte, quest'ultima: doveva andare al mare, ma poi le nuvole e la pioggia lo hanno convinto a sostituire un collega malato. E poi ancora Gerardo Cesaro, 57 anni, morto alla Tecopress di Dosso, frazione di Sant'Agostino, una fonderia che produce a ciclo continuo, e Tarik Nauch, operaio marocchino di 29 anni morto alla Ursa, azienda di polistirolo espanso a Bondeno, dove progettava di portare la moglie sposata da poco.

Le loro storie si intrecciano a quelle di due anziane della provincia di Ferrara: Nevina Balboni, 103 anni il prossimo giugno, morta nel suo casolare di campagna, tra San Carlo e Sant'Agostino, colpita alla testa dai calcinacci; e Anna Abeti, 86 anni, che si è sentita male dopo la forte scossa di terremoto della scorsa notte ed è deceduta dopo il ricovero all'ospedale a causa di un ictus. Ed e' una donna, ma questa volta di appena 37 anni, la settima vittima: Gabi Ehsemann, questo il suo nome, si era trasferita in Italia a gennaio, per lavorare alla Carpigiani, storica azienda di macchine da gelato di Anzola dell'Emilia. Il suo cuore non ce l'ha fatta a sopportare la grande paura.

Incalcolabili al momento i danni (anche al patrimonio culturale) per i quali martedì il Consiglio dei Ministri dichiarerà lo stato di emergenza, mentre si susseguono le scosse dello sciame sismico. Tra le tante, una di magnitudo 3.3 alle 5.35, un'altra di 2.9 alle 5.44, poi l'altra 'botta' delle 15.18 che fa salire la scala Richter fino a 4.1, provoca nuovi crolli e semina altra paura tra le popolazioni già terrorizzate. Alle 20.01, un'altra scossa di 2.9.

"Ora la priorità sono le persone", sottolinea il Capo della Protezione Civile, prefetto Franco Gabrielli, che, accompagnato dal presidente della Regione Emilia-Romagna Vasco Errani, si reca prima in provincia di Ferrara e poi in quella di Modena. "A grandi scosse, poi ne seguono altre - osserva Gabrielli - sui terremoti non si fanno previsioni e non si approccia il problema con superficialitàe impropria rassicurazione".  E anche l’Ingv non esclude nuove forti scosse.

E mentre la Protezione Civile provvede senza sosta ai soccorsi, vanno avanti le verifiche strutturali, per consentire le quali lunedì nei comuni più colpiti rimarranno chiuse le scuole. Un lavoro lungo e difficile, come quello per la predisposizione delle prime misure d'emergenza, dalla sospensione dei pagamenti delle tasse agli ammortizzatori in deroga. La speranza, in queste ore drammatiche, ha il volto della piccola Vittoria: per due ore è rimasta sotto le macerie della sua cameretta e quando i vigili del fuoco, allertati da un ping pong di telefonate partito da New York, l'hanno salvata non aveva neppure un graffio.