"Ogni lettura è legittima: sia che siamo davanti a un reale tentativo di suicidio, sia che si sia trattato di un gesto fatto per 'attirare l'attenzione' sulla propria condizione". E' cauto il procuratore di Palermo Francesco Messineo che commenta così il gesto del capomafia Bernardo Provenzano , detenuto al 41 bis nel carcere di Parma. Un tentato suicidio che, secondo l’amministrazione penitenziaria, sarebbe una messinscena.
Il boss, 79 anni, condannato a diversi ergastoli e malato di tumore, da giorni cercherebbe di fingersi pazzo per ottenere qualche agevolazione.

“Si tratta di un episodio specifico. E’ stato visto dal personale di sorveglianza mentre aveva un sacchetto di plastica trasparente e lo teneva stretto al collo con le mani. Difficile da questo capire esattamente cosa sia accaduto” spiega a SkyTG24 il procuratore. In ogni caso, anche se fosse una simulazione di suicidio, il fatto che” un capomafia come lui ai massimi livelli si presti a una messa in scena simile resta un fatto notevole, è come se chiedesse allo Stato di intervenire”. Quanto al sacchetto di plastica, la cui presenza era stata contestata dall’avvocato del boss Rosalba Di Gregorio, il procuratore osserva: “Non mi sembra che ci sia un divieto di far entrare nelle celle del 41bis buste di plastica, ma su questo il Dap potrebbe fare maggiore chiarezza”.



Intanto, l’avvocato di Provenzano Rosalba Di Gregorio annuncia che chiederà ”alla Procura di Palermo di aprire un'inchiesta su quanto accaduto in carcere". Il difensore del boss aveva avanzato dubbi fin dall’inizio sull'episodio e soprattutto sulla presenza nella cella del sacchetto con cui il capomafia avrebbe cercato di soffocarsi “Cosa sia successo nel carcere non lo so perché non è stata data nessuna informazione né a me né ai familiari. L’ho saputo dalla stampa Ma mi chiedo: cosa ci fa un sacchetto di plastica in una cella del 41 bis?” ha detto ai microfoni di SkyTG24. Poi, è tornata sulle condizioni del suo assistito, contestando le conclusioni dell’ultima perizia con cui i medici hanno accertato che il “è perfettamente lucido e che non c’è neanche depressione”. E ha raccontato: “Il mio ultimo tentativo di contatto con lui è stato fatto con una lettera in cui gli chiedevo la copia del diario clinico. Mi ha risposto dopo un mese e mezzo dicendomi che non aveva capito che cosa gli avessi chiesto”.