Marcello Dell'Utri è stato il "mediatore" dell'accordo protettivo per il quale Berlusconi, in posizione di vittima, pagò alla mafia "cospicue somme" per la sua sicurezza e quella dei suoi familiari. Lo scrive la Cassazione nelle motivazioni depositate della sentenza che ha annullato con rinvio la condanna per concorso esterno al senatore del Pdl.
Spiegano i supremi giudici – nel dispositivo 15727 di 146 pagine - che in maniera "corretta" sono state valutate, dai giudici della Corte d'Appello di Palermo, le "convergenti dichiarazioni" di più collaboratori sul tema "dell'assunzione, per il tramite di Dell'Utri, di Mangano ad Arcore, come la risultante di convergenti interessi di Berlusconi e di Cosa Nostra".
La Cassazione spiega anche che l'accordo con il sodalizio mafioso era "volto a garantire la "libertàdi movimento e di iniziativa" a Berlusconi e "il vantaggio economico personale e del gruppo, per Cosa Nostra".

Per quanto riguarda l'assunzione del mafioso 'Stalliere' Mangano alla villa di Arcore, ad avviso della Suprema Corte il dato di fatto "indipendentemente dalle ricostruzioni dei cosiddetti pentiti, è stato congruamente delineato dai giudici di merito come indicativo, senza possibilità di valide alternative, di un accordo di natura protettiva e collaborativa raggiunto da Berlusconi con la mafia per il tramite di Dell'Utri che, di quella assunzione, è stato l'artefice ".

Nelle motivazioni si legge che la Corte di Cassazione ha annullato la sentenza di appello che condannava a sette anni il senatore del Pdl Marcello Dell'Utri perché non è stato provato il concorso esterno in associazione mafiosa per gli anni tra il 1977 e il 1982, periodo durante il quale Dell'Utri non lavorò più per Berlusconi ma venne assunto "alle dipendenze di imprenditore diverso e autonomo, il Rapisarda". Spiega la Cassazione che per il periodo 1977-1982, nel verdetto della Corte d'Appello, c'è "un totale vuoto argomentativo per quanto concerne la possibile incidenza di tale allontanamento sulla permanenza del reato già commesso".

L'appello bis del processo per concorso esterno che la Corte d'Appello di Palermo dovrà rifare nei confronti del senatore Marcello Dell'Utri, potrebbe comunque non cadere in prescrizione. Secondo la Cassazione, infatti, si potrebbe applicare "il regime della prescrizione antecedente alla riforma del 2005 che valorizza il reato continuato". Così i termini della prescrizione cambierebbero "in pejus" per Dell'Utri e la prescrizione non cadrebbe nel 2014.