Bossi: la videostoria
La Lega da Pontida a Belsito: tutte le foto
Scandalo Lega: tutte le accuse dei pm - Le intercettazioni

(In fondo all'articolo tutti i video sul caso Belsito)

Milioni di euro usciti dalle casse della Lega Nord per le spese più varie: da un "mutuo" per la scuola della moglie, Manuela Marrone, a "670 mila euro per il 2011" ma senza 'pezze d'appoggio' a giustificare quell'esborso e poi "perfino le fatture del dentista di Sirio", il figlio più piccolo, per non parlare dell'affitto di "una Porsche" per quello più grande, Riccardo, a cui veniva anche pagato l'affitto di casa "cash".
Sono i "benefit" della "famiglia" di Umberto Bossi, come emergono dalle carte dell'inchiesta milanese sulla gestione, secondo l'accusa "truffaldina", dell'ex tesoriere Francesco Belsito.
Dalle intercettazioni pubblicate su diversi quotidianie e riferite da molte agenze di stampa (qui i testi: 1- 2) il forziere della Lega sembra diventato un bancomat, una sorta d'acquasantiera in cui in molti hanno messo le mani. E se l'ex tesoriere Francesco Belsito è il 'dispensatore', la Bossi family è sicuramente la prima ma non certo l'unica destinataria dei denari.
Perché la fotografia che emerge dalle carte dell'inchiesta che sta disintegrando il Carroccio racconta di un partito in cui diversi dirigenti, anche di altissimo livello, hanno preso soldi che non dovevano. E li hanno dati a illustri sconosciuti, per evitare che questi denunciassero beghe interne della Lega rovinandone così l'immagine.

I soldi dati a Rosy Mauro e a Calderoli" - I "costi della famiglia", come li chiama la segretaria amministrativa del partito Nadia Degrada, sono dunque solo una parte. Rilevante, ma pur sempre una parte. "Vi sono cospicue elargizioni - scrivono i carabinieri del Noe nelle 221 pagine d'informativa - a favore di Rosy Mauro e del Sinpa (il sindacato padano, ndr), ma anche del senatore Calderoli".
L'uomo che il consiglio federale della Lega ha nominato nel triunvirato che dovrà condurre il partito fuori dalla bufera. Dei soldi a lui destinati parlano Belsito e la Degrada, in una lunga telefonata in cui sono elencati tutti i 'benefit' elargiti. "Quelli di Cald (Calderoli) come faccio? come li giustifico quelli?" chiede Belsito a Nadia, che sembra però preoccuparsi. "Quello non è un grosso problema".
Alla "nera", come Belsito chiama la vicepresidente del Senato Rosy Mauro, vanno invece "29.142 franchi (euro?)" dice l'ex tesoriere. E aggiunge: "per non parlare delle altre somme che le dò mensilmente" e i 200/300mila euro "ogni anno per il Sinpa".
Una montagna di soldi, tanto che la segretaria commenta ironica: "Voglio vedere gli estratti conto del sindacato padano, cosa succede". "Gli viene un infarto" risponde Belsito. "Ah beh per forza, non sono usati per il sindacato, quindi". Poi ci sono i soldi per gli altri. Le "rilevanti somme di denaro" utilizzate 'per sostenere esigenze personali e familiari, estranee alle finalità ed alla funzionalità del partito" sono finite, secondo quanto scritto nelle carte, ad almeno altri due membri del partito: il senatore Piergiorgio Stiffoni e il segretario regionale ligure Francesco Bruzzone. Del primo parla la solita Nadia.

"Pioggia di denaro agli altri dirigenti" - Quando Belsito, in difficoltà per trovare il modo di spiegare l'investimento in Tanziana a Castelli e agli altri leghisti che cominciano a sentire puzza di bruciato, chiede se può rivolgersi a Stiffoni, la segretaria risponde così: "Ma cosa vuoi che ti dia una mano che quello s'era preso 50mila euro dal gruppo, girandoli sul suo conto, per far vedere, per favore...non capisce un c. di amministrazione".
Bruzzone, invece, si sarebbe messo in tasca 50mila euro per aver 'aiutato' Belsito a farlo entrare nel Cda di Fincantieri. Ne parla lo stesso Belsito in una telefonata con il deputato leghista Giacomo Chiappori. "Dopo che l'hai aiutato, che gli hai fatto vincere il congresso che non l'avrebbe mai vinto e birib e biribò e biribò - dice Chiappori, parlando di Bruzzone - questo bastardo si chiama fuori, 'chi lo conosce Belsito', perché‚ ti dico io che l'ha detto, ti dico io che l'ha detto".
"Però - risponde l'ex tesoriere della Lega - 50mila euro che si è preso per Fincantieri se l'è dimenticato questo!....la nomina del Cda eh!".

"300mila euro per evitare danni d'immagine" - Poi ci sono i soldi per evitare "danni d'immagine alla Lega": 300mila euro usciti, anche questi, dalla "cassaforte del partito". Utilizzata dunque anche "per redimere diatribe personali", scrivono i carabinieri. Sono sempre Belsito e la Dagrada a svelare l'episodio. L'imprenditrice Silvana Quarantotto Corrado, piena di debiti, voleva denunciare la dipendente della Lega Helga Giordano per truffa: una cosa da evitare per non creare problemi al partito. Come fare? "Operazione giustificata contabilmente con la redazione di un compromesso tra la Lega e la Corrado per l'acquisto simulato del capannone di propriet… della stessa Corrado". Ma non e' finita: secondo i carabinieri infatti, la donna era tornata alla carica: "e vi sono in atto trattative per ulteriori 'concessioni'." Ancora una volta, dal bancomat del Carroccio

"Il capo non può dire che non sa" - Ma torniamo ai soldati dati alla famiglia dell'ormai ex segretario. Gli investigatori, in una lunga informativa, scrivono che pure allo stesso leader del Carroccio "Belsito ha da sempre elargito personalmente" soldi distratti dai fondi della Lega; dal canto suo, la dirigente amministrativa della sede di via Bellerio, Nadia Dagrada, in una telefonata intercettata lo scorso febbraio arriva a dire che il 'capo' "non può dire che non sa" di quei "costi" che lo "rovineranno" se "esce fuori qualcosa".
Dalle moltissime intercettazioni, negli atti dell'inchiesta coordinata dall'aggiunto Robledo e dai pm Pellicano e Filippini, esce fuori uno 'spaccato' delle recenti spese di 'mantenimento' dei Bossi ("Gli devi dire, noi manteniamo tuo figlio Riccardo, tuo figlio Renzo, tuo figlio, tu gli devi dire guarda che tu non versi i soldi, tuo figlio nemmeno, ed e' da quando sei stato male", dice al telefono Dagrada a Belsito) ma anche riferimenti a presunti fondi neri più indietro negli anni. Quest'ultimo particolare viene fuori in una telefonata del 29 gennaio sempre tra la responsabile amministrativa e l'ex tesoriere.

"Il nero di Bossi" -Quell'intercettazione, come tante altre di quei giorni dopo che lo 'scandalo' degli investimenti in Tanzania è già esploso sui media, li vede parlare costantemente dell'ex ministro Roberto Castelli che vuole fare, come dicono i due, "il salvatore della patria" chiedendo che dei "revisori" controllino i bilanci del Carroccio.
Dagrada: "Però tu al capo (Bossi) precisi la cosa del discorso soldi, che Castelli vuole andare a vedere la 'cassa' e quelli che sono i problemi, perché comunque tu non è che puoi nascondere quelli che sono i 'costi della famiglia', cioè da qualche parte vengono fuori (...) Anche perché o lui, (Umberto Bossi, nota degli investigatori) ti passa come c'era una volta tutto in nero o altrimenti come cazzo fai tu".
Dagrada, si legge negli atti, "parla chiaramente del 'nero' che Bossi dava tempo fa al partito. Ovviamente il significato del 'nero' è riconducibile alla provenienza del denaro contante che può avere varie origini, dalle tangenti, alle corruzioni o ad altre forme di provenienza illecita e non tracciabile". E a confermare il fatto che nelle casse della Lega vi fosse denaro in nero, è stata la stessa Dagrada ai pm di Milano, secondo quanto riferito dagli stessi inquirenti.

"Un bar acquistato a Milano" - Denaro, scrivono ancora gli investigatori, "che poi veniva elargito senza lasciare 'traccia' a Bossi ed ai suoi familiari"'. E proprio "per conto di Bossi" Belsito avrebbe - come lui stesso racconta - "acquistato a Milano dei bar".
Tra i soldi del partito che arrivano alla famiglia, la quota più significativa, dagli atti e dalle intercettazioni, sembra essere quella destinata alla scuola Bosina della moglie di Bossi: "Un mutuo da un milione e mezzo di euro fatto con la Pontidafin (Pontida fin srl societa' finanziaria della Lega Nord con sede in via Bellerio)".
E poi da un'intercettazione dello scorso 8 febbraio emerge che Belsito per la Bosina avrebbe dovuto sottrarre dalle casse della Lega "un milione di euro". E poi ancora sempre riferendosi alla scuola in un'altra telefonata, Belsito: "Vogliamo parlare di quel contributo che gli diamo tutti gli anni? Tra i 150 e i 200 mila?".

"Renzo non paga neanche di tasca sua il caffè -
A un certo punto negli atti dell'inchiesta si fa una sorta di elenco parziale di tutto quello che sarebbe stato intascato dai Bossi: i "costi di tre lauree pagate con i soldi della Lega"; quelli per il "diploma" di Renzo Bossi 'Il Trota' - Dagrada con una battuta al telefono dice che il consigliere regionale "non paga di tasca sua" neanche "il caffè in Regione" - ; 670 mila euro "per il 2011" senza "giustificativi"; l'affitto della Porsche per Riccardo Bossi e sempre per lui i "costi per pagare i decreti ingiuntivi" di alcune cause e le "fatture" per l'avvocato; "una casa in affitto" a Brescia; "300 mila euro" per la Bosina. Dopo la 'lista', la "soluzione" che ha in mente Dagrada, anche una sorta di 'consigliera' di Belsito quando le cose si mettono male. Lui, dice lei, dovrebbe "far capire al capo: guarda che tu non hai la possibilità di rimediare a tutto quello che e' stato dato a tua moglie, sia per lei sia per la scuola e sia per i tuoi figli, perche' sono troppi, troppi soldi".

"Renzo in sede per portare via i faldoni" - Soldi anche per la "campagna elettorale del Trota", stando a quanto spiega al telefono Belsito. E Dagrada: "Ma c'hai le carte di quello che hai pagato?". E lui: "No, perché gli davo a lui alla Rizzi (assessore regionale accusata a Brescia di un presunto dossieraggio ai danni di avversari interni al partito proprio per favorire Renzo Bossi, ndr) e a lei... portavo cash!". Sul figlio del leader gli investigatori segnalano un altro elemento: "Renzo Bossi e la sua fidanzata, Baldo Silvia, (...) sono stati insieme alla sede della Lega di via Bellerio e si sono portati via i faldoni della casa (ristrutturazioni?) per timore di controlli, visto il periodo critico". Ricostruzione, questa, seccamente smentita dal diretto interessato.