E' polemica a Milano per la nomina a capo di gabinetto del vicesindaco di Maurizio Azzolini a suo tempo condannato a cinque anni di carcere per coinvolgimento nell'omicidio del vicebrigadiere Antonio Custra nel 1977. A parlare della nomina è stato qualche giorno fa il Corriere della Sera. E proprio con un un'intervista al quotidiano Azzollini, che lavora a Palazzo Marino dagli anni Ottanta, assunto in seguito a un concorso, si giustifica spiegando di aver pagato il suo debito con la giustizia. Ma, sempre sulle colonne del giornale di via Solferino, la vedova dell'agente ucciso spiega: "Nessun perdono, un errore l'incarico in Comune".

La foto in via De Amicis -
La foto più celebre di Azzollini è quella del 14 maggio 1977 che lo ritrae, allora 16enne, mentre impugna una pistola in via De Amicis e spara (guarda lo scatto). Non colpì nessuno, il poliziotto Antonio Custra venne ucciso con un'altra arma. Azzollini fu condannato
e dopo aver scontato la pena fu assunto in Comune, dove ora ricopre "la posizione di funzionario, che mantengo anche come capo di gabinetto di Maria Grazia Guida". All'epoca della giunta Moratti Azzollini era anche stato uno stretto collaboratore dell'assessore  assessore Mariolina Moioli.
Il vicesindaco Guida lo difende: "Non riveste un ruolo politico, è nel mio staff per le sue qualità". Di parere opposto l'ex vicesindaco Riccardo De Corato, secondo cui Azzollini non può rimanere ai vertici di Palazzo Marino: "E' inaccettabile. Per l'ex terrorista di sinistra il principio costituzionale del reinserimento è stato ampiamente rispettato al  momento in cui è stato assunto e lavora per il Comune di Milano".

Azzollini: "Non sono mai fuggito" - "Se per la morte di un uomo e il dolore della sua famiglia non avevo strumenti per rimediare, alla società potevo invece restituire qualcosa attraverso il mio impegno. E' quel che ho cercato di fare scegliendo di lavorare nella pubblica amministrazione occupandomi di sociale", dice Azzollini nell'intervista al Corriere. Racconta di aver cercato di contattare la famiglia Custra. "Aspetto che ciò sia possibile, senza voler forzare la loro volontà. Vorrei testimoniare loro il riconoscimento del dolore che ho causato e la possibilità di quel gesto riparatore che, ricordo, fu una delle richieste della signora Custra alla fine dell'ultimo processo: portare insieme un mazzo di fiori sulla tomba del marito".

La vedova Custra: "Nessun perdono" -
Anna Sito, vedova del vicebrigadiere Antonio Custra, rifiuta però la richiesta di un gesto di riconciliazione e di perdono. "A che pro? Il danno fatto non si può riparare. Penso che non ne varrebbe proprio la pena", afferma. "Azzollini è una persona che ha avuto guai con la legge e adesso sapere che ha un incarico di responsabilità in un'amministrazione pubblica...non mi è sembrata una cosa troppo bella, né troppo corretta". Prosegue la donna: "Sono rimasta vedova a 21 anni e mezzo, incinta, ho cresciuto da sola una figlia che non ha mai visto suo padre. A questo punto tutti hanno pagato il conto con la giustizia, compreso l'assassino. Loro si riprendono vita e diritti e io son sempre qui, con l'amaro in bocca".