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di Isabella Fantigrossi

Dopo l’8 febbraio scorso, quando un gruppo di 34 blogger italiani ha rilanciato in Italia il Manifesto del Times di Londra, ecco la seconda iniziativa pro-ciclisti apparsa in Rete. A mezzogiorno del 23 febbraio decine di altri blogger e di utenti di social network hanno rivolto un appello ai sindaci delle città italiane: "Caro sindaco, #salvaiciclisti". Un vero e proprio bombardamento online per chiedere ai primi cittadini di tutto lo Stivale l’adozione di alcune misure, a parere dei ciclisti urbani, necessarie per una maggiore sicurezza di chi usa la bicicletta sulle strade italiane.

La lettera appello ai sindaci - "Negli ultimi 10 anni" - si legge nell'appello ai sindaci linkato su Twitter da moltissimi utenti che hanno fatto diventare "Caro sindaco" trending topic della giornata - "ben 2.556 ciclisti hanno perso la vita sulle nostre strade ed è per porre freno a questa situazione che due settimane or sono abbiamo lanciato in Italia la campagna con cui abbiamo chiesto al Parlamento italiano l'applicazione degli 8 punti del Manifesto del Times. Senza il suo preziosissimo contributo di amministratore locale", prosegue l'appello postato anche su molti blog e sul numerosissimo gruppo Facebook dei promotori, "anche la migliore delle leggi rischia di restare lettera morta ed è per questo che chiediamo la sua adesione alla campagna #salvaiciclisti per il miglioramento della sicurezza dei ciclisti nella sua città". Tra le richieste dei ciclisti urbani c’è quella di formulare strategie per incrementare almeno del 5% annuo gli spostamenti urbani in bicicletta nei giorni feriali ma anche quella di contrastare il fenomeno del parcheggio illegale delle automobili, sulle strisce pedonali, in doppia fila, in prossimità di curve e incroci, sulle piste ciclabili. I blogger e gli utenti in rete che hanno aderito all’appello hanno chiesto ai propri sindaci di far rispettare i limiti di velocità stabiliti per legge e di istituire da subito delle "zone 30", cioè con il limite massimo di velocità fissato a 30 km all’ora, nelle aree con alta concentrazione di pedoni e ciclisti. Importante sarebbe anche, scrivono, dotare ogni strada nuova o sottoposta a interventi di manutenzione di percorsi ciclabili che garantiscano il comfort del ciclista. Infine, si legge nella lettera appello ai sindaci, bisognerebbe "dare il buon esempio recandosi al lavoro in bicicletta per infondere fiducia nei cittadini e per monitorare personalmente lo stato della ciclabilità nella sua città".

La puntata precedente – L’8 febbraio scorso 34 blogger ciclisti avevano rilanciato in Italia Save our Cyclist, il manifesto in otto punti elaborato dal Times, dopo che la giornalista Mary Bowers era stata investita da un camion mentre pedalava tra le vie di Londra, per chiedere maggiore sicurezza per chi usa ogni giorno la bicicletta in città. Quegli otto provvedimenti pensati dai giornalisti inglesi sono stati così diffusi anche in Italia (leggili qui) dove, negli ultimi dieci anni, sono rimasti uccisi in strada 2.556 ciclisti, il doppio che in Gran Bretagna (1.257). Nel 2010, ha certificato l’Istat, hanno perso la vita 263 persone in bicicletta mentre 14.472 sono i feriti. A seguito dunque di quella prima iniziativa, il 17 febbraio è approdato in Senato un ddl firmato dal senatore del Pd Francesco Ferrante e da altri 62 senatori di tutti i partiti tranne la Lega e un identico provvedimento, anche questo trasversale, è in corso di presentazione alla Camera, firmato da Gianni Vernetti (Api) e da Andrea Sarubbi (Pd). Il 24 febbraio alle 18, invece, sarà presentato a Palazzo Marino, a Milano, l’e-book "Consigli per la sicurezza di chi va in bicicletta", suggerimenti e regole per il ciclista urbano. Il manuale, voluto dal Consiglio comunale e dalla Giunta del sindaco Pisapia che il 21 febbraio ha aderito su Twitter alla campagna, è scaricabile dal sito del Comune. E per la presentazione, a cui partecipa anche il presidente di Ciclobby Eugenio Galli, i ciclisti potranno entrare nel cortile di Palazzo Marino con le proprie due ruote.