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FOTO: Eternit, il giorno della sentenza di Torino
Condannati a 16 anni i vertici della Eternit

(in fondo all'articolo tutti i video sulla sentenza Eternit)

di Isabella Fantigrossi

Con la sentenza del 13 febbraio scorso, il tribunale di Torino ha condannato i due ex manager della Eternit a 16 anni di carcere e a 90 milioni di euro di risarcimenti. Una decisione storica - con cui i giudici hanno riconosciuto i reati di disastro ambientale doloso e omissione dolosa di cautele antinfortunistiche – ma che è solo un primo passo per poter uscire dall’emergenza. Resta ancora da vincere la battaglia per la rimozione completa delle coperture realizzate in eternit, la miscela killer di cemento e amianto. Una banca dati nazionale di tutto l'amianto presente in Italia in realtà ancora non c'è, ma alcune stime parlano di almeno un miliardo di metri quadri da eliminare. Come? Anche grazie agli incentivi statali previsti dal Quarto Conto Energia per i privati, e non solo, che decidono di sostituire il proprio tetto in eternit con pannelli fotovoltaici.

Miliardi di metri quadri da eliminare - Secondo una stima recente di Assobeton, l’associazione nazionale industrie manufatti cementizi, in tutta Italia ci sono ancora 12 milioni di tonnellate di lastre in eternit, cioè circa un miliardo di metri quadri di coperture. Per il Cnr, invece, che aveva realizzato una stima nel 2005, il dato potrebbe salire fino a 2,5 miliardi di metri quadri. "Ma questo è un numero solamente indicativo, senza alcuna valenza oggettiva", spiega a Sky.it Nicola Pirrone, direttore dell'Istituto sull'inquinamento atmosferico del Cnr. Ancora oggi, infatti, manca un dato nazionale complessivo che quantifichi con certezza la presenza di amianto sul territorio, su case, industrie, edifici pubblici. Una mappatura delle coperture in amianto è stata fatta solo da alcune Regioni, che dovrebbero svolgere un censimento su strutture sia pubbliche che private, ma non da tutte. Il Cnr, dal canto suo, ha compiuto un'opera di telerilevamento aereo sul 4,6% del territorio del Lazio, dove ha registrato circa 3 mila coperture in cemento-amianto, pari a un 1 milione e 673.974 metri quadri. "In più", racconta Pirrone, "abbiamo rilevato per conto della Puglia e della Campania rispettivamente 1700 coperture (3.700 Kmq) e 3000 coperture (2.800 Kmq)". Ma sono numeri, questi, ben lontani dal fotografare la realtà nazionale. Sono in molti perciò a chiedere al governo di istituire finalmente, a vent’anni dalla legge che ha vietato la produzione dell’amianto nel 1992, una banca dati nazionale. Tra questi i deputati che hanno presentato un'interpellanza sul tema ai ministri dell'Ambiente e della Salute. Nel frattempo è stata fissata per il prossimo autunno la seconda conferenza governativa nazionale sull’amianto. Organizzata dai ministeri dell’Ambiente e della Salute e da associazioni e mondo scientifico, dovrà servire per avviare quella cabina di regia in grado di seguire il processo nazionale di fuoriuscita dall’amianto.

Fotovoltaico al posto dell’amianto - Intanto, i privati proprietari di strutture in eternit che cosa possono fare? La legge prevede che si autodenuncino all’Asl e facciano bonificare l’area a ditte specializzate a proprie spese. E il costo di rimozione e smaltimento può andare dai 10 ai 25 euro al metro quadro. Non una cifra indifferente. Una possibilità è allora quella di sostituire il proprio tetto contaminato con pannelli solari, approfittando così degli incentivi pubblici. Questo il loro meccanismo. Secondo il Quarto Conto Energia - il decreto che stabilisce gli incentivi per le rinnovabili giunto appunto alla sua quarta versione, in vigore da giugno 2011 -  lo Stato eroga per vent’anni a chiunque installi un impianto fotovoltaico un bonus in denaro calcolato sulla quantità di energia elettrica prodotta. Se poi l’impianto sostituisce una vecchia copertura in eternit, l'incentivo è maggiorato di 5 centesimi di euro per ogni kilowattora prodotto. In vent'anni dunque la spesa iniziale di bonifica del tetto in eternit e della installazione dei nuovi pannelli viene ampiamente ripagata dagli incentivi pubblici.
Ma se il privato non è in grado di affrontare questa spesa iniziale, da circa un anno e mezzo è attiva la campagna Eternitfree realizzata da Legambiente e dalla società di servizi energetici AzzeroCo2. Proprio per promuovere lo scambio virtuoso amianto-pannelli solari AzzeroCo2 si incarica della spesa di bonifica del tetto in eternit e della costruzione di un impianto solare. In cambio il proprietario cede il diritto di superficie del suo tetto alla società, che per 20 anni beneficerà degli incentivi statali e potrà vendere l’energia prodotta. Allo scadere dei 20 anni il proprietario rientra in possesso del tetto e dell’impianto fotovoltaico. Se poi la superficie da bonificare è più piccola di 2500 mq, AzzeroCo2 aiuta a partecipare a gruppi di acquisto fotovoltaico e ad accedere a finanziamenti agevolati presso le banche. E lo stesso può avvenire con comuni o enti pubblici che non hanno i soldi per rimuovere l’eternit da sue superfici.