Guarda anche:
Sciopero dei tir contro il caro gasolio. VIDEO
Proteste in Sicilia: Lombardo rassicura i manifestanti. VIDEO
Taxi, tregua tra governo e sindacati. Ma la base protesta

di Serenella Mattera

Lunghe file di tir a bloccare le strade. Autotrasportatori, agricoltori e pescatori insieme a presidiare porti, stazioni, tangenziali. Quattro giorni di protesta ininterrotta. Un’intera regione paralizzata. Benzina esaurita, scaffali dei supermercati semivuoti, acqua minerale introvabile, rifiuti ammassati ai lati delle vie.
La Sicilia è in balia di uno sciopero selvaggio. Sotto le insegne di forconi e bandiere indipendentiste della Trinacria, urla i suoi slogan una cordata d’insorti dal nome ‘Forza d’urto’, che raccoglie camionisti aderenti all’Aias (Associazione imprese autotrasportatori siciliani), agricoltori riuniti sotto la sigla di Movimento dei forconi e pescatori. Mischiati a loro, denuncia Confindustria, ci sono anche dei mafiosi. Dietro di loro, racconta qualcuno, c’è Forza Nuova. Ma i capipopolo che guidano la protesta negano che sia niente più che un movimento spontaneo. E la politica mostra comprensione per una battaglia nata contro l’aumento del prezzo dei carburanti e delle tariffe autostradali, ma montata a causa del malessere sociale legato all’aumento delle tasse, alla crisi economica e al calo dei consumi.

Le “cinque giornate di Sicilia” – Con questo nome, evocativo di insurrezioni lontane nei secoli, viene dato il La alla protesta. “E’ iniziata la rivoluzione in Sicilia!”, proclama a inizio settimana il 'Movimento dei forconi', nel suonare la carica ai presidi. Cinque giorni di blocco programmato, da lunedì 16 a venerdì 20. Neanche l’incontro in Regione di giovedì con il governatore Raffaele Lombardo e i prefetti di Palermo e Catania riesce a ottenere che i presidi vengano smantellati: gli autotrasportatori vanno avanti fino alla mezzanotte di venerdì, come annunciato, mentre agricoltori e pescatori decidono di proseguire a oltranza, anche se annunciano un “allentamento della pressione” sulla popolazione, per evitare “una guerra tra poveri” (guarda il video).
“Lombardo e i politici non hanno capito o non vogliono capire: la gente è affamata. Stanno sottovalutando quanto sta accadendo”, dichiara Giuseppe Richichi, leader dell'Aias, bellicoso. Nonostante il governatore siciliano si spenda in queste ore in favore dei dimostranti. “Ho chiesto con una lettera un confronto col premier Mario Monti su alcuni punti delle rivendicazioni poste dal movimento, dalle accise sulla benzina ai costi dei trasporti”, annuncia Lombardo. “Noi sosteniamo – aggiunge - le ragioni della protesta, ma non ne condividiamo certo i metodi”.

La Sicilia in ginocchio – La rotonda Giunone, nella valle dei Templi di Agrigento, è ingombra di tir parcheggiati sul ciglio della strada: non si passa. Nei supermercati dell'agrigentino, soprattutto nell'entroterra, finisce l'acqua minerale. Ma è così ovunque in Sicilia. A Palermo e in decine di città giovedì anche gli ultimi distributori chiudono i lucchetti: la benzina è esaurita. Alle poche stazioni di rifornimento che hanno ancora scorte si registrano lunghe code.
Da Siracusa a Palermo a Catania langue la merce sugli scaffali dei supermercati. Niente rifornimenti: si da fondo a quel che c’è. Al petrolchimico di Gela i cancelli sono presidiati: la Guardia costiera trasporta gli operai via mare, perché si possano dare il cambio. A Vittoria resta chiuso il mercato ortofrutticolo più grande d’Italia. Fermi i mezzi per la raccolta a Ragusa e a Gela: spazzatura in strada. A Santa Flavia, a venti chilometri da Palermo, si sfiora la tragedia quando il treno delle 11 non si ferma, incurante dei duecento pescatori che con mogli e figli occupano i binari: riescono tutti a mettersi in salvo in tempo, terrorizzati.
Con le ore la tensione sale ai posti di blocco presso raffinerie, porti, strade. In ogni prefettura sono operative le unità di crisi. Due persone vengono ferite. Anche in Calabria si inizia a emulare la protesta.
“La situazione peggiora di giorno in giorno – denuncia il presidente di Confindustria Sicilia Ivan Lo Bello - I danni subiti dal sistema delle imprese sono ingenti”. Dodici anni un'analoga mobilitazione di una settimana messa in atto dall'Aias provocò danni, ricorda Confindustria, per 700 miliardi di lire. Cifre che oggi, in tempi di crisi, sarebbero ancor più difficili da sopportare.

Il movimento - “Noi rappresentiamo il Popolo siciliano che si è stancato di essere sfruttato e preso in giro!”. “A morte questa classe politica, come si è fatto con i francesi con il Vespro”. Parole e slogan durissimi, da un estremo all’altro dell’isola. Passano di bocca in bocca, tra i capipopolo che guidano un movimento dalle tante anime. Nel cartello ‘Forza d’urto’ ci sono gli autotrasportatori dell’Aias, i pescatori e i ‘forconi’ (agricoltori, pastori, allevatori). Ma tra le loro fila si vedono anche anarchici e indipendentisti e gruppi di militanti del partito di estrema destra Forza Nuova. Nei primi giorni si diffonde la voce che siano proprio loro a manovrare la protesta, ma i “forconi” negano.
Tra le richieste prioritarie di chi paralizza la Sicilia ci sono: il rimborso delle accise sul carburante, l'abbattimento dei pedaggi e dei costi di traghettamento, garanzie sulle produzioni locali il cui prezzo è aggredito dalla merce proveniente da Paesi extracomunitari.

'Forconi' in Rete - Informazioni sullo sciopero, il luogo dei presidi che interrompono la circolazione, notizie aggiornate e una rassegna stampa. I manifestanti fanno rimbalzare su Internet la loro protesta. Lo fanno dal sito forzadurto.org, con pagina Facebook e profilo Twitter collegati. E anche dalla pagina del Movimento dei forconi, che sfiora i 40mila iscritti.
Molto attenti alla diffusione delle notizie in tutta Italia, i siciliani lanciano una vera e propria campagna virale che (con un effetto quasi spam) invade i social network e i siti dei mezzi di informazione. Si lamenta lo scarso risalto dato alla protesta.

L’ombra della mafia –
Confindustria Sicilia lancia l’allarme: uomini legati alla mafia si vedono ai blocchi della protesta nelle zone di Siracusa, Catania, Gela e nel palermitano. Ivan Lo Bello, presidente degli industriali e simbolo della ribellione al racket del pizzo, è durissimo: “Lo abbiamo rilevato direttamente e attraverso i nostri associati. Si tratta di presenze inquietanti”.
“Facciano i nomi”, si ribella Martino Morsello, ex allevatore di orate adesso precario. Morsello è uno dei leader dei ‘forconi’ e contro le “infamanti accuse” annuncia lo sciopero della fame. Maurizio Zamparini, presidente del Palermo calcio, si schiera con i manifestanti: “Mafiosi sono quelli che stanno uccidendo l'Italia che produce”. Ma i timori degli industriali sono raccolti dal procuratore capo di Palermo, Francesco Messineo, secondo il quale “l'allarme è giustificato e bisogna fare grande attenzione”.
Intanto la Digos di Palermo è al lavoro per accertare l'eventuale infiltrazione di appartenenti ad ambienti estremisti di destra e sinistra nella protesta.