Scuola e università: LO SPECIALE
E nel resto d'Italia la scuola digitale resta una chimera

di Eva Perasso

C’è una classe che i compiti a casa li fa sul Pc, si collega alla chat per esporre i dubbi alla professoressa, usa i documenti condivisi per fare ricerche di gruppo, risolve gli esercizi di matematica e le frasi di analisi logica chiedendo aiuto ai compagni, studia la geografia sulle mappe online e per la storia dell’arte ricerca tra le immagini disponibili in rete. E, incredibilmente, è una classe italiana: è la terza F della scuola media Valgimigli di Albignasego, in provincia di Padova, dove per il terzo anno gli studenti hanno iniziato a usare la rete in modo intelligente, come base per studiare meglio, di più, insieme.
Si tratta senza dubbio di una classe fortunata. Intanto perché, come nel resto della scuola, dispone di una rete Wi-Fi che si collega a internet senza problemi. E poi perché i 24 ragazzi hanno a disposizione 15 computer portatili con cui lavorare in classe, grazie alla loro adesione al progetto  del ministero dell’Istruzione Cl@ssi 2.0. Non ultimo, hanno anche a disposizione una Lim, lavagna interattiva multimediale per lavorare in aula tutti insieme, una rarità disponibile solo per il 7% delle classi italiane.

Risultati superiori alla media - Ma, come sempre, il capitale umano ha un peso superiore all’investimento tecnologico: già dalla prima media gli studenti della 3F hanno avuto la fortuna di essere seguiti da una docente – la professoressa di Lettere (italiano, storia, geografia) Chiara Vergnano – che si è inventata un modo alternativo per studiare collaborando. E divertendosi. Grazie ai programmi online, alle ricerche a gruppi e ai pomeriggi passati a studiare in compagnia del Pc, i risultati di questa classe possono definirsi superiori alla media, sia delle analoghe classi della scuola, sia del Veneto e dell’Italia intera: lo dicono gli unici dati a disposizione, quelli dei criticati test Invalsi, svolti a fine anno scolastico da tutti gli studenti.
Come racconta a Sky.it la stessa Vergnano, “per noi è molto importante la collaborazione, l’apprendere insieme. Chi è già bravino aiuta chi lo è meno, e comunque si impara meglio confrontandosi e collaborando. Cerco di insegnare loro che anche nel lavoro è fondamentale la collaborazione”. Le cose sono andate così: all’inizio della prima media, gli alunni sono stati invitati ad aprire un account di posta elettronica su Google, e oltre all’e-mail hanno iniziato a usare le sue Apps messe a punto per il settore Educational, sia in classe, grazie ai 15 portatili usati in coppia per incentivare l’aiuto reciproco, sia a casa, sfruttando la connessione di mamma e papà.

Viaggi virtuali in giro per l'Europa - Ma come si può lavorare e studiare con il computer? “I lavori sono i più disparati: per esempio abbiamo fatto un esperimento sulla Divina Commedia – spiega la docente - Ai ragazzi era piaciuta molto la figura di Caronte e abbiamo deciso di analizzarla. Gli studenti sono partiti in classe a gruppetti di 5 a cercare rappresentazioni di Caronte nell’arte e a casa ogni gruppo doveva sceglierne una e inserirla in un documento condiviso, riportando i versi di Dante che venivano rappresentati in quella immagine. Questo lavoro di gruppo, visto che non tutti abitano vicini e possono uscire, è avvenuto stando ognuno a casa propria. C’era poi un Power Point condiviso da tutta la classe, in cui venivano riuniti i lavori singoli”.
Dall’arte alla geografia, in seconda media la classe ha lavorato nel creare viaggi virtuali in giro per l’Europa, usando insieme le mappe online, cercando l’itinerario di viaggio, scegliendo una decina di viaggi tematici (dagli stadi d’Europa alle migliori spiagge, ai parchi divertimenti del Vecchio Continente) e provando a organizzare la loro vacanza. La prof commenta: “Così hanno messo in pratica quello che avevano studiato a memoria: capitali, fiumi, confini”. E ora, li ricordano meglio dei ragazzi che li hanno letti e studiati solo sul libro di geografia.

Condivisione di tutto, in stile low cost - Oltre a questo, gli studenti tra loro si aiutano a fare i compiti a vicenda, autonomamente, nel pomeriggio. Non solo quelli di geografia. Non è raro che creino un documento condiviso in cui provare a risolvere insieme un esercizio di analisi logica, o di matematica.
E il timore che si copino a vicenda? I professori concordano tutti nel dire che durante interrogazioni e compiti in classe è evidente che i ragazzi sono preparati e che il lavoro di squadra non faccia altro che aiutare a studiare tutti.
In chat, poi, si litiga anche: è accaduto almeno una volta ai ragazzi della 3F, ma dopo qualche parolone si è risolto tutto. E i protagonisti non si sono vergognati di raccontarlo alla prof., che, quando il pomeriggio si collega alla sua posta elettronica da casa, se accede alla chat trova sempre qualche alunno pronto a farle un salutino, o chiederle un consiglio sui compiti per l’indomani.
La condivisione dei documenti in stile low cost non serve solo agli studenti. I professori hanno usato il sistema in via sperimentale anche per organizzare gli incontri con i genitori, condividendo con loro un foglio di calcolo con la tabella delle visite, mentre i professori del corpo docente della scuola media – tutti dotati di account Google – usano i calendari per condividere le attività collegiali, segnalare le attività organizzate personalmente, i laboratori in corso, cercando di non sovrapporsi e incrociarsi, anche in una scuola grande come la loro.