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(in fondo all'articolo tutti i video)

di David Saltuari

"La mamma doveva arrivare a quell'ora, ricordo di non aver respirato finché non l'ho vista arrivare. Avevo 10anni". A scriverlo su Twitter è un'utente, Giorgia Buselli, che racconta nei 140 caratteri permessi il suo ricordo del 2 agosto del 1980, quando una bomba distrusse la stazione di Bologna uccidendo 85 persone. Sono passati ormai 31 anni da quel giorno (guarda le foto della commemorazione), ma il bisogno e la voglia di ricordare non sono mai finiti. E in epoca di social network la memoria dei fatti si fa condivisa e così, sull'onda di un'iniziativa simile adottata per i dieci anni del G8 di Genova, su Twitter si scrive, usando l'hastag #ioricordo, dove ci si trovava quando esplose la bomba. L'idea è partita dalla blogger, Claudia Vago (già ideatrice dell'iniziativa di Genova), ma è stata immediatamente rilanciata dalle pagine Facebook e Twitter del Comune di Bologna.

Molti all'epoca non erano ancora nati (ma sentono comunque il bisogno di partecipare scrivendo "Io non c'ero ancora..tuttavia ritengo sia doveroso ricordare.. #ioricordo), molti ancora erano bambini e il loro ricordo è legato alla scoperta improvvisa di un mondo violento. "Nel piazzale della scuola salutammo per l'ultima volta la piccola Manuela Gallon. Ero un bimbo che imparava cos'è la morte #ioricordo", scrive Glauco Silvestri, mentre l'utente Faber ricorda "che mia zia avrebbe dovuto iniziare a lavorare in stazione quella mattina, ma non andò. Fu inserita nella lista dei dispersi...". Ed era un giorno speciale per Alexander Scardova che su Twitter lascia questo messaggio: "Io ricordo mia madre piangere al telefono con mio padre che chiamava da #bologna. Era il mio compleanno."

Qualcuno invece era già abbastanza grande da rendersi conto di quanto era accaduto. "#ioricordo il terribile boato: ero in via del Borgo a casa del mio fidanzato. Siamo partiti qualche giorno dopo con quell'orrore nello zaino" scrive Claudia Nanni. Lorenzo Casini racconta: "Ero quindicenne e, con un amico, andammo di corsa in stazione. Vetri e macerie ovunque: un massacro. Immagini indimenticabili". E poi aggiunge: "Il bus n°37 faceva la spola dalla stazione a via Irnerio carico di morte e guardavo questo andirivieni con le lacrime agli occhi". E' invece legata ai giorni seguenti la memoria di un altro utente di Twitter: "Ai funerali della strage il ns prof di meccanica, con uno sguardo che non gli avevamo mai visto, riuscì a dirci solo ciao ragazzi".

Tante piccole testimonianze che unite formano un unico, nuovo, ricordo del 2 agosto. E raccontano come il dolore, anche di chi è stato colpito solo lateralmente, possa essere qualcosa  che ci accompagna per anni. Su Facebook, rispondendo al Comune di Bologna, un utente scrive: "Mio padre guidava i treni, ma il due agosto non era in servizio, per una coincidenza che l’ha portato a sentirsi in colpa per anni. Per i colleghi morti, per le facce familiari del bar che non avrebbe più rivisto, per quello squarcio che tutt’ora ricorda l’orrore."