Internet, Agcom: Italia sull'orlo della retrocessione
14 giugno 2011
La relazione annuale del Garante per le comunicazioni alla Camera descrive un Paese pieno di contraddizioni. Italiani grandi frequentatori di social network, ma dipendenti dalla tv, rete mobile migliore d'Europa, rete fissa tra le peggiori
di Gabriele De Palma
“I social network stanno cambiando la società, il costume, le forme di democrazia, l'uso dei diritti”. Sono queste le parole con cui si è aperta la relazione annuale del presidente dell'Agcom Corrado Calabrò alla Camera dei deputati. Direttamente in medias res, o meglio direttamente in presa diretta col presente, con l'attualità degli ultimi mesi, dalla amplificazione delle proteste in nordafrica, fino alla chiamata al voto in occasione prima delle amministrative e poi del referendum, avvenuta anche su Facebook e Twitter. E l'incipit non poteva che preludere a una relazione di denuncia di alcuni disservizi e ritardi accumulati del Paese negli ultimi anni. Il più grave di tutti è il tracollo nelle classifiche europee di connessioni a banda larga su rete fissa, che ci ha portato da posizioni di vertice un decennio fa alla situazione attuale, che con metafora calcistica, Calabrò definisce “sull'orlo della retrocessione in serie B”.
Crossmedialità – L'intervento del garante della comunicazione è stato diffuso in modo crossmediale. Dalla diretta (ora disponibile in differita) sulla webtv della Camera dei deputati, al testo della relazione stessa disponibile in contemporanea alla lettura di Calabrò, fino all'hashtag #agcom2011 con cui sia la stessa Agcom che molti utenti di Twitter (alcuni hanno usato il più breve #agcom), hanno dato informazioni in tempo reale su quanto veniva proferito dal presidente. I contenuti spaziano dalla Rete alla tv, e mettono in rilievo alcune profonde contraddizioni molto italiane. Le due fondamentali riguardano l'assetto dei mezzi di comunicazione di massa e l'asimmetria nello sviluppo delle reti d'accesso fissa e senza fili (mobile).
Convergenza dei media e centralità della tv – La prima peculiarità del caso Italia riguarda la contemporanea presenza di due fenomeni in ambito mediatico: la convergenza dei vari mezzi di informazione, con la crescita esponenziale dei social network (di cui gli italiani sono grandi amanti, come confermato dai numeri: 17 milioni di account Facebook), e la permanenza della tv come principale mezzo di informazione (in questo l'Italia è l'eccezione che conferma la regola in Europa, dove la tv sta diventando sempre meno il punto di riferimento per informarsi). “Come è possibile che convivano queste due tendenze opposte?” si chiede Calabrò.
Guarda la relazione di Calabrò sulla situazione del mercato televisivo italiano:
Accesso con e senza fili – L'Italia vanta poi due primati di segno opposto: prima in Europa per lo sviluppo della rete d'accesso mobile e per dispositivi in grado di accedervi (smartphone, chiavette usb e tablet pc); e ultimo o quasi per l'accesso a banda larga su rete fissa. L'orlo del baratro, o della B, è rappresentato dalla distanza sempre maggiore che ci separa dalla media comunitaria. Oggi in Europa ci sono in media 6 case su 10 connesse alla banda larga, mentre in Italia sono meno di 5 su dieci. E le conseguenze non saranno felici per i cittadini. Il problema principale è che l'accesso senza fili su rete mobile non è paragonabile per prestazioni e affidabilità della qualità del servizio all'accesso alla rete fissa, e quindi non sviluppando l'infrastruttura di cavi ci stiamo mettendo in seria difficoltà rispetto agli altri Paesi membri Ue. Inoltre, come già denunciato mesi fa dall'Agcom (e non solo) la rete mobile è al collasso per colpa della travolgente crescita del traffico dati senza fili, aumentato di sedici volte negli ultimi quattro anni. E quindi se la rete mobile è il nostro vanto europeo, si tratta pur sempre di un'infrastruttura già in difficoltà.
Internet e sviluppo - "La Rete è la spina dorsale della moderna intelligenza collettiva, della nuova economia; è il tessuto connettivo della società non localizzata d'oggi, dell'ecosistema digitale”. Ma i ritardi che il Paese sta accumulando non sono solo il frutto dei mancati investimenti su rete fissa, e soprattutto sulla posa di fibra ottica per sostituire l'ormai vecchia rete in rame. A contribuire alla bassa adozione di collegamenti a banda larga su rete fissa pesa anche l'atteggiamento degli utenti (alcuni), che non sottoscrivono abbonamenti nemmeno laddove ne hanno la possibilità, preferendo abbonarsi a tariffe di traffico dati su rete senza fili. E anche l'industria, soprattutto le piccole e medie imprese, stentano a digitalizzare i propri processi. Calabrò ne conclude, con evidente amarezza, che “il fondamentale gap digitale dell'Italia è innanzitutto culturale e di alfabetizzazione informatica". E non è stata ancora calendarizzata un'Agenda digitale nazionale. Anche se la prima proposta è arrivata qualche mese fa, finalmente.
Diritti, vecchi e nuovi – Infine un ultimo aspetto rilevante della relazione Agcom è stata la proclamazione di un diritto ad internet. La cittadinanza digitale è – secondo l'authority – la “naturale” estensione della cittadinanza tradizionale, e quindi un diritto a internet diventa “una precondizione della cittadinanza moderna e della democrazia: la Rete come bene comune, ontologicamente neutro al quale deve essere garantito l'accesso”. Parole encomiabili, che prefigurano la neutralità del network e la banda larga come diritto universale. Sempre che venga messa mano (e pale e fibra ottica) alla rete fissa. I nuovi diritti non devono però limitare i vecchi, acquisiti in ambito pre-digitale, come il diritto d'autore. Calabrò fa esplicito riferimento non solo ai contenuti d'autore artistici, ma anche alla versione online dei quotidiani e delle testate d'informazione. Una riforma del diritto d'autore è improcrastinabile secondo il presidente Agcom, che è stato portavoce della proposta fatta al governo di una nuova legge sovranazionale che ricerchi l'equilibrio tra diritti contrastanti tra loro. Una proposta, forse non risolutiva, che comunque ha suscitato l'attenzione di osservatori interessati ed importanti come la Francia, il Regno Unito e gli Stati Uniti. Le loro leggi sul copyright si sono rivelate fallimentari. Dall'Italia potrebbe arrivare se non proprio la soluzione, almeno l'indicazione della direzione da seguire, che no può né penalizzare gli utenti (come previsto dalla legge francese che prevede la disconnessione dal web in caso di reiterata infrazione del copyright) né di chi sulle opere dell'ingegno dovrebbe campare. Anche perché, fa notare Calabrò, l'Italia vanta un altro primato da testa-coda: quasi ultimi per connessioni a banda larga ma quasi primi per pirateria delle opere dell'ingegno (tra cui i software). Insomma dovunque si voglia guardare la relazione il messaggio è chiaro: servono investimenti sulla rete fissa. E servono adesso, perché “il domani sarà frutto di scelte che andavano fatte oggi”.
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