di Gabriele De Palma

Una censura che avviene senza il parere di un giudice e su segnalazione dell'industria dell'entertainment, col rischio di sequestro del sito che ospita contenuti illegittimi o presunti tali. Contro questa ventilata possibilità, contenuta nella proposta deliberata dall'autorità garante delle comunicazioni (Agcom), la protesta è sempre stata accesa in rete, fin da prima che il documento venisse ufficialmente presentato all'opinione pubblica.
Ora la levata di scudi ha preso forma in un sito – battezzato sito nonraggiungibile.it – che mette in luce tutti gli aspetti negativi contenuti in alcune parti del regolamento. Regolamento che è in consultazione pubblica e quindi può ancora essere modificato, e l'obiettivo dell'iniziativa promossa da alcuni studi legali e dalle associazioni di consumatori è proprio di partecipare, con una massiccia sottoscrizione da parte degli utenti della rete, alla consultazione (che scade il 17 febbraio) per eliminare le parti che più minacciano la libertà sul web.

Il nocciolo della diatriba è la facoltà che Agcom avocherebbe a sé – su preciso mandato da parte della Legge Romani (su cui formalmente grava un'eccezione di costituzionalità, che verrà valutata prossimamente) – di chiedere ai gestori dei siti che pubblicano senza autorizzazione materiale coperto da diritto d'autore la rimozione degli stessi e, in caso di mancata esecuzione, l'oscuramento selettivo di quei contenuti. Questo per i siti italiani, che risiedono su server entro i confini nazionali. Per quelli stranieri si può arrivare a sequestrare il sito in toto (cioè renderlo inaccessibile dall'Italia).

Il meccanismo di segnalazione da parte dei titolari dei diritti della presenza di contenuti “illegittimi” e la richiesta dell'autorità di rimuoverli con tempestività è noto come notice and takedown (avviso e rimozione) e ampiamente utilizzato in altri Paesi come gli Usa, dove però non ha sortito gli effetti desiderati nel contrastare la pirateria online. La criticità nel caso italiano non chiama in causa il sistema giudiziario ma si esaurisce entro l'Agcom. Il gestore del sito manterrebbe comunque facoltà di contraddittorio, anche se gli vengono date solo 48 ore di tempo per ribattere alle accuse del titolare dei diritti.

Lo spauracchio paventato dal video che illustra l'iniziativa Sitononraggiungibile.it è che anche piattaforme come YouTube e Facebook possano diventare inaccessibili per gli utenti italiani. Tuttavia, non si tratta di un'eventualità contemplata nel testo Agcom dove viene espressamente detto che i siti esteri sequestrabili sono esclusivamente quelli che pubblicano solo contenuti d'autore senza autorizzazione. Insomma, non basterebbe un video “pirata” su YouTube per far sequestrare l'intera piattaforma che, tra l'altro, ha già da tempo un servizio di segnalazione e contraddittorio per la gestione dei file contestati che funziona abbastanza bene.

Il regolamento dell'Agcom rischia comunque di scontrarsi con problemi di altro tipo. Innanzitutto ci sono strumenti tecnici per aggirare l'oscuramento (i server proxy e i siti mirror), in secondo luogo, come evincibile dal testo della petizione, l'attività dell'autorità – già rallentata nell'ordinaria amministrazione dal numero esiguo di commissari e funzionari – rischia di intasarsi completamente se dovesse aggiungersi anche questo ruolo di controllori della bontà dei contenuti e dei relativi contraddittori degli accusati. Nel Regno Unito, dove l'omologo dell'Agcom, l'Ofcom, può contare su uno staff più numeroso, il segretario alla Cultura Jeremy Hunt ha appena chiesto all'authority di valutare con attenzione la praticabilità del notice and takedown, ovvero il bilancio tra costi e benefici. Quanto costa istituire un processo del genere, quante persone sono necessarie, quale peso avranno i risultati raggiunti?