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Oltre un milione trecentosettantamila euro. Per un sito internet che finora è stato aggiornato per una settimana scarsa. Nei giorni della partecipazione della città di Roma, con un suo stand, all’Expo 2010 di Shangai. Poi niente più. E così quando la cifra viene svelata, quando la notizia inizia a diffondersi, un’altra bufera si abbatte su Roma capitale e sul sindaco Gianni Alemanno. Con il Pd che già annuncia un esposto alla Corte dei conti. Perché la cifra spesa appare “esorbitante” e “senza nessuna giustificazione”, dal momento che il Campidoglio ha già un proprio portale. E allora si tratterebbe, denunciano i democratici della capitale, di un “uso vergognoso di fondi pubblici: 350 mila euro per ognuno dei quattro giorni in cui il sito è stato a pieno regime”.

Non stanno proprio così le cose, replica subito Alemanno a chi grida allo scandalo per la notizia apparsa sulle pagine di Repubblica Roma. “Il portale non serviva soltanto per l'expo di Shangai, ma è una struttura permanente della realtà web del nostro Comune, per tutte le iniziative che hanno carattere internazionale”. E Telecom Italia, la società cui è stata affidata la realizzazione, conferma che la gestione del portale è stata avviata nel luglio 2009: “Le attività – sottolinea l’azienda in una nota - si sono concretizzate nella realizzazione e fornitura della piattaforma tecnologica, comprensiva di: hardware, software di base e applicativo, servizi di sviluppo delle pagine web, servizi di ospitalità dell'infrastruttura presso il Datacenter Telecom Italia di Pomezia, servizi di manutenzione e conduzione della piattaforma, banda necessaria per l'erogazione dei servizi via internet, sia a livello nazionale che internazionale”.

Ma la polemica non accenna a placarsi. Anche perché sull’Expo 2010 pende già la tegola di una gestione poco limpida ad opera del delegato del sindaco, il consigliere comunale Francesco Maria Orsi, sotto indagine della procura di Roma per riciclaggio, reimpiego di proventi frutto di reato, corruzione e cessione di sostanze stupefacenti in occasione di festini con prostitute. Orsi, a quanto pare, non ha previsto una copertura delle spese, né pagato le aziende che hanno partecipato all’esposizione in Cina nel padiglione della capitale. Ma questa è, almeno in parte, un’altra storia.

Quello del sito da 1 milione e 370 mila euro è uno “scandalo” a sé, denunciano infatti le opposizioni. Perché finora della piattaforma per eventi internazionali di cui parlano il sindaco e Telecom Italia, si è vista solo la pagina dell’Expo (con tanto di traduzione, si noti bene, in inglese e in cinese). Dunque, sostiene il capogruppo Pd in Campidoglio Umberto Marroni, quella che racconta Alemanno appare al momento “una balla colossale”. Anche perché, fa notare la Repubblica, esistono almeno altri due siti, quello per la candidatura alle Olimpiadi 2020 e quello per gli Stati generali della città, che della piattaforma milionaria non fanno parte. Senza considerare il sito messo in piedi dall’ex assessore alla cultura Umberto Croppi, o meglio, dallo staff dell’assessorato, usando una piattaforma gratuita. Costo? “Appena 30 euro”.