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Ex appartenente ai Proletari armati per il comunismo, Cesare Battisti, è stato condannato in contumacia all'ergastolo con sentenze passate in giudicato per quattro omicidi compiuti in concorso con altri terroristi durante gli 'Anni di piombo'.

I delitti
- Andrea Santoro fu il primo a cadere sotto i colpi dei Pac. A 52 anni viveva con la moglie e i tre figli, a Udine, dove comandava con il grado di maresciallo il carcere di via Spalato. Il 6 giugno del '78, quando lo uccisero, non era ancora passato un mese dal ritrovamento del cadavere di Aldo Moro in via Caetani. A sparare, secondo gli inquirenti furono Battisti e una complice, con la quale si scambiò false carezze fino al momento di colpire.  Per i Pac quello fu il battesimo del fuoco. E il '79 ne fu il triste prosieguo: tre omicidi, due a Milano e uno ancora nel nord est, vicino Mestre. Il 16 febbraio la prima, duplice azione: a Milano fu ucciso il gioielliere Pierluigi Torregiani; a Mestre il macellaio Lino Sabbadin. Nella rivendicazione fu scritto che "era stata posta fine" alla loro "squallida esistenza". Il gioielliere e il macellaio avevano in comune una cosa: in precedenza avevano sparato e ucciso un rapinatore. E per questo furono puniti; una vendetta insomma. Torregiani fu ucciso davanti alla sua gioielleria nel rione Bovisa. Gli spararono mentre usciva dal negozio assieme al figlio: il gioielliere fece in tempo ad estrarre la pistola e a far fuoco, ma non a salvarsi. Suo figlio, poco più che adolescente, invece fu ferito alla spina dorsale e rimase paralizzato. Per questo delitto Cesare Battisti è stato condannato in quanto mandante e ideatore. Due ore dopo il delitto Torreggiani, alle 18 fu la volta di Lino Sabbadin. Due giovani entrarono nella sua macelleria a Santa Maria di Sala, in provincia di Venezia, e gli spararono con una calibro 6,35. La "colpa" di Sabbadin era quella di aver ucciso un rapinatore che due mesi prima era entrato nella macelleria. In questo secondo delitto Battisti è accusato di aver fornito "copertura armata".

Il 19 aprile invece fu la volta di Andrea Campagna, agente della Digos milanese. Uno sconosciuto si avvicinò al poliziotto di 25 anni in via Modica, nel quartiere della Barona, e sparò. Cinque colpi di pistola lo colpirono nella zona sinistra del torace, in corrispondenza del cuore. Per lui non ci fu nulla da fare. Poco dopo una telefonata al 'Secolo XIX' e a 'Vita' rivendicò l'omicidio a nome dei Proletari Armati per il comunismo. Di questo delitto Battisti è accusato di essere stato l'esecutore materiale.

La fuga in Francia - Cesare Battisti viene arrestato per banda armata nel 1979. Detenuto nel carcere di Frosinone, mentre è in corso l'istruttoria, il 4 ottobre 1981 Battisti riesce ad evadere e a fuggire in Francia. Per un anno vive da clandestino a Parigi dove conosce la sua futura moglie. Poi si trasferisce con la compagna in Messico dove nasce la sua prima figlia. Durante il soggiorno messicano i giudici italiani lo condannano in contumacia all'ergastolo per quattro omicidi. Battisti torna a Parigi dove, nel frattempo, sono andate a vivere la moglie e la figlia. Nella capitale francese, fa il portiere di uno stabile, ma frequenta la comunità di rifugiati italiani che lì vive grazie alla cosiddetta 'dottrina. Inizia a scrivere romanzi noir. Resta in Francia fino al 2004 quando viene concessa l'estradizione. In agosto Battisti fugge e torna latitante.

La cattura in Brasile - Viene arrestato in Brasile il 18 marzo 2007, ma il leader dei Pac si rivolge allo Stato brasiliano e chiede lo status di rifugiato politico. Il 28 novembre 2008 il Comitato nazionale per i rifugiati del governo brasiliano, organo di prima istanza per le richieste di asilo politico, respinge la richiesta dell'ex terrorista. "Se torno in Italia mi ammazzano" avverte Battisti, dal carcere di Papuda, Brasilia, augurandosi che il ministro della giustizia brasiliano, Tarso Genro, "che ha vissuto sulla sua pelle gli effetti della repressione politica (durante la giunta militare al potere in Brasile dal 1964 al 1984) rigetti le argomentazioni del governo italiano". Pochi giorni dopo Genro gli concede lo status di rifugiato politico. La concessione dello status di rifugiato politico ha creato forti dissapori tra Italia e Brasile, tanto che il governo italiano, all'indomani della decisione di Genro, ha richiamato l'ambasciatore in segno di protesta.  Ma il Tribunale supremo federale (Stf) brasiliano, il 18 novembre, dichiara illegittimo lo status di rifugiato politico concesso dal governo. La pronuncia, 5 voti favorevoli e 4 contrari, è favorevole all'estradizione di Battisti in Italia, anche se lascia al presidente Luiz Inacio Lula da Silva la parola definitiva sulla sua effettiva esecuzione. Il 31 dicembre 2010, nell'ultimo giorno del suo mandato presidenziale, Lula decide di non concedere l'estradizione.

Il caso Cesare Battisti - Contro l'estradizione di Cesare Battisti dalla Francia prima e dal Brasile poi si è formato un fronte che riunisce diversi intellettuali e scrittori d'oltralpe, tra cui il  Bernard Henry Levy e l'autrice di gialli Fred Vargas. I punti sui quali hanno costruito la difesa dell'ex membro dei Pac ruotano soprattutto intorno al fatto che la condanna si baserebbe esclusivamente sulle parole di un singolo pentito, (qui le motivazioni di Bernard Henry Levy), e che Battisti sia stato processato in contumacia e senza possibilità di difendersi (il mandato ricevuto dai suoi avvocati sarebbe un falso secondo Fred Vargas).
Contro la difesa dell'ex membro dei Pac si sono invece sempre schierati i parenti delle vittime, che sottolineano come Battisti sia stato riconosciuto colpevole in tutti i gradi di giudizio a cui è stato sottoposto. Sentenze emesse non "dal tribunale di una dittatura militare, ma da quello di un paese democratico che tra l'altro ha sconfitto il terrorismo", sottolineano sul sito dell'associazione.

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