di Valeria Valeriano

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Da emblema dell’indipendenza e della libertà conquistate dal gentil sesso, a simbolo della donna-oggetto. Da capo d’abbigliamento amato dagli stilisti, a indumento da mettere al bando. Parliamo della minigonna. Di quei pochi centimetri di tessuto che hanno rivoluzionato il costume ma che finiscono spesso al centro di polemiche. Come sta succedendo in questi giorni a Castellammare di Stabia, dove il sindaco ha proposto di multare chi indossa gonne troppo corte. Dopo i pantaloni a vita bassa e le magliette che lasciano scoperto l’ombelico, ora è guerra dichiarata anche alle mini. Che, però, non hanno alcuna intenzione di farsi chiudere nell'armadio. In quasi mezzo secolo di vita, infatti, hanno imparato a combattere. A superare scandali, mode, tendenze, giudizi negativi.

Nate nel 1963 dall’ago della stilista inglese Mary Quant, ci sono voluti anni di gambe al vento, fischi, commenti e donne perseveranti prima che il comune senso del pudore ne digerisse l’esistenza in tv e per le strade.
Prima testimonial è Twiggy, la teenager diventata top model. Il successo delle minigonne investe tutto il mondo. Nel nostro Paese Sabina Ciuffini, valletta di Mike Bongiorno a Rischiatutto, va in onda con la mini sul piccolo schermo. Per la Rai perbenista è uno scandalo. Per le italiane un’icona da imitare.

Le donne, comuni e famose, indossano gonne sempre più corte per sentirsi padrone di se stesse. Un trionfo. Fino agli anni Settanta. Quando i movimenti femministi preferiscono i pantaloni. Ma un decennio dopo le mini tornano di moda e non abbandonano più le passerelle degli stilisti importanti. Strette, di pelle, colorate, con lo spacco, a palloncino: ancora oggi riempiono i sogni degli uomini e i guardaroba delle donne. Non solo delle giovanissime.