Alessio Burtone e Doina Matei, omicidi allo specchio
17 ottobre 2010
Nelle immagini delle telecamere di sorveglianza Alessio Burtone colpisce Maricica Hahaianu
Stessa accusa, stessa situazione assurda, due vittime: Vanessa Russo, uccisa nell’aprile 2007, e Maricica Hahaianu. E due giovani assassini, un italiano e una romena, con destini giudiziari (finora) diversi
26 aprile 2007, stazione Termini della metropolitana di Roma: Doina Matei, ragazza romena di 21 anni, aggredisce con un ombrello Vanessa Russo, 23 anni romana, per una banale lite. Colpita all’occhio, Vanessa morirà dopo un giorno di agonia. Le telecamere riprendono Doina e la sua amica e connazionale, C.I. di 17 anni, che si allontanano cercando di non dare nell’occhio. Tre giorni dopo le due ragazze vengono rintracciate e arrestate.
8 ottobre 2010, stazione Anagnina della metropolitana di Roma: Alessio Burtone, 20enne romano, e Maricica Hahaianu, infermiera romena di 32 anni, litigano per la fila al tabaccaio. Usciti nell’atrio, lo scontro verbale diventa rissa e Burtone colpisce la donna con un pugno in faccia. Lei cade a terra, per quasi un minuto i passanti la ignorano, poi viene soccorsa da un ragazzo. Tutto è ripreso dalle telecamere. Maricica morirà dopo una settimana di coma.
L’omicidio di Vanessa Russo avviene in pieno “allarme criminalità” per i reati compiuti dai cittadini romeni in Italia. Roma e Bucarest sfioreranno la crisi diplomatica tra accuse di lassismo nel far espatriare i delinquenti da una parte e di razzismo dall’altra. In ottobre dello stesso anno l’omicidio, sempre nella capitale, di Giovanna Reggiani da parte di Romulus Nicolae Mailat, 29enne romeno poi condannato all’ergastolo, fa precipitare le cose. La sicurezza è al centro delle polemiche politiche e della campagna elettorale del 2008. Già nel novembre 2007 il governo Prodi vara un decreto legge che prevede l’espulsione degli stranieri “per motivi imperativi di pubblica sicurezza”.
La Cassazione ha confermato lo scorso gennaio la condanna a 16 anni di carcere per Doina Matei, l’accusa è di omicidio preterintenzionale aggravato dai futili motivi. Nessuna attenuante è stata riconosciuta alla ragazza, che in Italia viveva di espedienti e faceva la prostituta e in Romania ha due figli, avuti a 15 e 18 anni. La minorenne arrestata con lei è stata prosciolta ed è tornata in patria. La prima condanna per Doina era arrivata il 17 dicembre 2007, con rito abbreviato. La giovane era finita subito in carcere, il Riesame non le ha concesso i domiciliari. Usando un ombrello, “non poteva non accettare il rischio dell’evento letale”, motivarono i giudici.
La mamma di Vanessa Russo ha seguito tutte le udienze. “Non perdono”, ha detto più volte, ricordando la figlia morta che voleva fare l’infermiera. Dal carcere di Lecce Doina ha scritto a Napolitano: “Non sono venuta in Italia per diventare una delinquente. Non mi vergogno che ho venduto il mio corpo ogni sera, darei anche la mia vita per essere Vanessa ancora tra noi. Sento la nostalgia dei miei due figli”.
Alessio Burtone è ai domiciliari dal giorno dell’aggressione, ma ora che Maricica è morta, la procura ha chiesto al gip il trasferimento in carcere. L’accusa è diventata di omicidio preterintenzionale aggravato dai futili motivi. Il pm aveva già fatto ricorso per chiedere la custodia cautelare, ma il gip aveva deciso diversamente. Burtone ha paura della prigione, fa sapere il suo legale, e chiede “profondamente scusa di quello che ha fatto”. La sua famiglia vorrebbe incontrare quella della vittima, “per condividere insieme il loro dolore”. Il marito di Maricica, Adrian, ha risposto che “è giusto che quel ragazzo vada in carcere. Oggi però il nostro dolore è immenso ed è per Maricica che non c’è più”.
Il suo avvocato ha spiegato: “In questi giorni Adrian è stato concentrato solo sulle sorti della compagna è troppo presto per pensare al perdono in questo momento. Ed è troppo comodo chiedere scusa adesso. Sappiamo che il ragazzo ha scritto anche una lettera, ma di fronte all’esito tragico di questa vicenda e alle immagini del video così chiare, i familiari non possono accettare alcuna scusa in questo momento”. Maricica e Adrian hanno un bambino di tre anni. L’uomo ha anche incontrato il sindaco Gianni Alemanno, che ha dichiarato: “Dobbiamo superare ogni pregiudizio, perché la violenza e le buone azioni possono arrivare da qualsiasi parte”.
Intanto, la famiglia di Maricica chiede anche che vengano accertate anche eventuali responsabilità dei medici. In questo caso, spiega il legale di Burtone, Fabrizio Gallo: "Se si dovessero verificare evenutali responsabilità dei medici, le reponsabilità del mio assistito verrebbero leggermente meno". Parlano i legali della famiglia di Maricica e di Burtone
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