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di Giulia Floris


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"Ho letto l'annuncio, volevo sapere se la camera è ancora libera". Fuorisede a Milano.
Il mio giro alla ricerca di una stanza, nei panni degli studenti (80mila) che arrivano in città da tutta Italia, comincia tra siti di inserzioni online (bakeka.it, Kijiji, Easy-stanza) e prosegue tra le care vecchie bacheche delle università.

Per cominciare, decido di puntare al centro e dopo aver scorso innumerevoli annunci, la prima casa che visito è dietro il Naviglio Pavese, zona centralissima, comoda per diverse università come Statale, Cattolica, Bocconi.
La stanza con soppalco, non grande, ma ben arredata, è in un palazzo signorile. Il giovane proprietario mi accoglie insieme a un gatto enorme. Studente bocconiano, occupa una delle due camere e offre l'altra in affitto. Il prezzo è di 600 euro più le spese per luce e gas e capirò presto che è in linea con le case del centro in condizioni decorose. "Il contratto? Se lo vuoi lo possiamo fare". Vago, ma cortese.

La seconda casa è in via Castelbarco, vicinissima alla Bocconi. Qui si sale a 633 euro più le spese per le bollette e la camera è disponibile per un anno, in un appartamento composto da tre camere, cucina e bagno. Il contratto non è previsto: "Io parto e ho bisogno di qualcuno che la occupi finché non torno" spiega l'inquilina.

Trovo un'inserzione un po' più conveniente: sempre nella zona dei Navigli. La stanza costa 500 euro al mese, più le bollette. Un cane di grossa taglia che non era indicato nell'annuncio mi accoglie "calorosamente" non appena varcato l'ingresso. L'appartamento è composto da due camere (una doppia più la singola in affitto), un piccolo bagno e una cucina in condivisione. Una delle inquiline, studentessa di architettura, me lo mostra come se fosse il paradiso, anche se la muffa sulle pareti non manca e i mobili sono scadenti (la camera non è fornita nemmeno di un armadio).
Anche in questo caso, di contratto non se ne parla: "La casa la affitta un'amica di mia madre a sua volta in affitto – spiega la studentessa - non vive a Milano, ma un domani potrebbe servirle di nuovo la casa". Di fatto un subaffitto. "Quindi vi può mandar via quando vuole, se le dovesse servire?", domando. "Ma no, non è la tipa!", è la replica che dovrebbe rassicurare.

Decido di spostarmi vicino alla stazione Centrale, dove nello stesso appartamento vedo una camera singola con bagno a 620 euro e un'altra camera a 570 euro. Prima di entrare il proprietario mi avvisa che c'è "qualche lavoretto da fare". Oltre alle solite macchie di muffa (presenza ricorrente nel mio giro), spiccano un buco in una parete del bagno e fili della corrente elettrica a vista in una delle camere. Qui il contratto è regolarmente registrato, ma le condizioni richiedono un investimento tale da far rimpiangere gli affitti in nero: i proprietari chiedono 3 mesi di caparra e il pagamento di tre mensilità di affitto anticipate ogni tre mesi: una spesa che, per la stanza più economica, è di 3.420 euro solo per entrare nell'appartamento. Davanti alle mie perplessità, il padrone di casa dice che il primo trimestre di affitto si potrebbe dilazionare, ma poi il pagamento deve avvenire sempre ogni tre mesi.

Allontanandosi ancora dal centro, proprio come succede a Roma (leggi l'inchiesta di Sky.it), i prezzi diventano più ragionevoli. Nella zona di Lambrate, periferica, ma da cui è facile raggiungere il polo universitario di Città Studi, visito due camere singole a 450 euro. La prima mi viene mostrata da un giovane agente immobiliare: l'appuntamento però non è di lavoro. La camera che affitta è in casa sua e, nonostante sia esperto di contratti (o forse proprio per questo), l'affitto è in nero. 

La seconda casa del quartiere, proprio accanto al Parco Lambro, è abitata da uno studente del Conservatorio e da una lavoratrice di 35 anni: è solo una dei tanti giovani lavoratori che incontrerò che non potendo permettersi una casa da soli a Milano scelgono l'appartamento in condivisone.
Lui suona in casa durante il giorno ("Può essere un problema?"), lei vuole una persona tranquilla che non porti gente tutti i giorni. Il costo per la camera è di 450 euro, il contratto è registrato, ma solo a nome del musicista, per gli altri di fatto l'affitto è in nero.

Anche in altre zone periferiche, ma comode a seconda dell'Università che si frequenta, è possibile spendere "solo" 400 euro per una singola. A una fermata di passante ferroviario dall’Università Bovisa, un'impiegata affitta una camera nel suo appartamento, composto da una grande sala (una vera rarità nelle case per studenti), due stanze da letto, due bagni e la cucina. Nell'appartamento, nuovo e curato, il suo barboncino, parecchio esagitato, è l’unica cosa che lascia perplessi. L’affitto è in nero, non è previsto il versamento di una caparra ed è richiesto il pagamento del mese anticipato.

Nei pressi dell’Università Bicocca, in un appartamento al pian terreno, con un piccolo giardino, vedo una casa con due camere singole a 410 e 440 euro, più bollette. I mobili sono nuovi, il contratto registrato. Un'occasione.

Se ci si accontenta di un posto letto in una camera doppia poi, in generale, si può risparmiare: i prezzi vanno dai 250 euro in periferia ai 400 euro in centro, ma a volte le soluzioni proposte richiedono un grande spirito di adattamento.
Nel quartiere di Rogoredo, a circa dieci minuti a piedi dalla fermata della metropolitana, trovo un posto letto a 250 euro. La camera per il momento ha solo un divano, ma la proprietaria assicura che due letti ci stanno benissimo. Si fa fatica, però, a immaginare dove resti lo spazio per passare.

In viale Zara invece vedo una camera doppia per 375 euro a posto letto, più le bollette. Il contratto non è previsto: "Volendo si può fare, ma il prezzo sale" spiega la proprietaria.  Alla stanza, poi, sarebbe interessata anche una ragazza che studia architettura: "Disegna di notte: per te potrebbe essere un problema?".

A pochi passi dal quartiere di Città studi, dove si trovano il Politecnico e le facoltà scientifiche dell'Università Statale, in un altro appartamento, sono libere due camere doppie per 315 euro a posto letto. I mobili sono nuovi di zecca, le camere spaziose. Il contratto è registrato, ma i proprietari sottolineano che il pagamento dovrà avvenire in contanti. Alla richiesta di spiegazioni chiariscono: "La cifra indicata dal contratto sarà quella calcolata dal sindacato degli inquilini e dall'associazione dei proprietari, ma non tiene conto di tutti i nostri sacrifici". La prassi non è rara: secondo gli ultimi dati del Sunia, anticipati da Sky.it, il 50% dei proprietari che affitta a studenti in Italia lo fa in nero e un altro 25% dichiara una cifra inferiore a quella effettivamente percepita. (Leggi l'articolo sul giro d'affari a livello nazionale)

Il  giro si chiude in bellezza, a pochi metri dalla fermata della metropolitana di Pasteur. Arrivata nell'appartamento, al piano terra, la sorpresa: si scende. Una stretta scala a chiocciola porta a un vero e proprio scantinato dove una camera singola e una doppia vengono affittate, in nero, rispettivamente a 400 e a 300 euro a posto letto. L'odore di umido è persistente, le macchie di muffa inequivocabili. Nella camera doppia un armadio cela una porta che dà direttamente su una cantina.
L'ingresso dell’appartamento si affaccia su un cortile interno, la via è trafficata di italiani e stranieri e animata da bar e negozi etnici. Una volta fuori, mi chiedo come sia possibile passare l'inverno tra quei muri umidi, poi affiora il ricordo, per un momento, di come anche le macchie di muffa, nella prima casa senza genitori, in una città nuova, possano avere un colore speciale.