L'Aquila, fino ad oggi riaperti solo 30 negozi su 2000
Un terzo delle attività si è spostato in periferia o nei capannoni industriali, troppe saracinesche sono ancora abbassate. E il nuovo sciame sismico stronca i timidi segnali positivi
04 settembre, 2010
Una via del centro storico de L'Aquila (foto Getty)
A L’Aquila, in quella che ora è ribattezzata la zona rossa, prima del terremoto c'erano circa duemila attività . Mille erano botteghe, panifici, negozi di alimentari, ristoranti, bar, agenzie turistiche, studi commerciali, parrucchieri. E oggi? A quasi un anno e mezzo dal sisma e mentre un nuovo sciame sismico terrorizza la popolazione e costringe a chiudere il cuore della città , un terzo ha riaperto nelle periferie e in capannoni industriali. Solo 30 sono tornati nel centro storico. Gli altri aspettano.
"Per ripartire non vogliamo il grano, vogliamo zappe e sementi" invoca Celso Cioni, direttore provinciale di Confcommercio de L’Aquila. La città , infatti, sta cercando di tornare alla normalità . Ma non può farcela da sola. Ha bisogno delle zappe, ovvero delle agevolazioni economiche e fiscali per poter riacquistare gli strumenti necessari per avviare di nuovo le attività . E ha bisogno delle sementi, "del fosforo" dice Cioni. Ha bisogno di "gente capace, che abbia voglia di mettere a servizio de L’Aquila la propria esperienza e competenza". E rivolge un appello agli economisti italiani: "Raccogliete la sfida e misuratevi con questa situazione seria e complicata. Ci serve il genio di chi ha idee nuove".
Gli aquilani, intanto, non stanno fermi a guardare. Storici negozi di abbigliamento come Panarelli e Mazzitti, che vendono le grandi firme della moda, oppure la nota gioielleria Ranieri che prima del terremoto sorgeva sotto i portici del centro, hanno alzato la saracinesca e sono ufficialmente tornati alle loro attività . Certo, sono stati delocalizzati e costretti ad aprire in gallerie commerciali fuori dalla città . La speranza è che i clienti li raggiungano anche lì.
Qualche giorno fa, invece, si è festeggiato il ritorno di circa 30 negozi in centro; nelle zone attorno a piazza Duomo hanno riaperto un paio di banche e una decina tra bar, macellerie e piccoli ristoranti. "Un risultato importante, che però ha subito una nuova battuta d’arresto" dice il direttore provinciale di Confcommercio. A causa dello sciame sismico dell’ultima settimana, infatti, il centro della città è stato chiuso di nuovo. "Non ci voleva proprio – si lascia scappare Cioni – il rischio è che la gente e i commercianti si scoraggino nuovamente. Ripartire, infatti, era importante, anche a livello psicologico". Ora, invece, dalla Villa Comunale fino alla Fontana Luminosa è di nuovo tutto chiuso.
C'è anche chi, pur avendo sempre incessantemente lavorato, è pieno di debiti: gli albergatori. A L’Aquila, ad oggi ci sono ancora hotel occupati all’80 per cento dagli sfollati, che sono ancora circa 14mila. Sono ospitati a spese del governo, ma finora non sono ancora stati saldati completamente neanche i conti fino a settembre 2009. Ci sono albergatori che hanno accumulato già uno scoperto di oltre 500 mila euro.