Politico, ministro, giurista, docente universitario, è stato l'ottavo presidente della Repubblica italiana. Lasciate 4 lettere inidirizzate ai vertici dello Stato. Benedetto XVI: "Grande uomo di fede". LA FOTOSTORIA, I VIDEO E LE REAZIONI DEI POLITICI
(in fondo al pezzo i video per ricordare il senatore a vita Francesco Cossiga)
Il presidente emerito della Repubblica Francesco Cossiga è morto al Policlinico Gemelli di Roma alle 13.18. L'ex capo dello Stato era ricoverato in terapia intensiva dal 9 agosto per una insufficienza cardio-respiratoria, e le sue condizioni si erano improvvisamente aggravate la scorsa notte. I funerali si svolgeranno a Cheremule (Sassari), un piccolo paese del Meilogu. Lo si è appreso da amici di famiglia che hanno spiegato che il presidente era particolarmente affezionato a Cheremule perché vi erano nati i genitori. All'origine della scelta di Cossiga potrebbe aver anche influito il fatto che le dimensioni della chiesa parrocchiale e del sagrato sono tali da favorire il carattere strettamente privato delle esequie, che sarebbe stato espressamente chiesto dal presidente con le lettere inviate alla massime cariche dello Stato.
Quattro lettere ai vertici dello Stato - Il presidente emerito ha lasciato un testamento con le sue ultime volontà e quattro lettere personali e riservate ai vertici delle istituzioni. Le lettere dell'ex capo dello Stato sono indirizzate al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, al presidente del Senato Renato Schifani, al presidente della Camera Gianfranco Fini e al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. La lettera a Napolitano - "Signor Presidente, Le confermo i miei sentimenti di fedeltà alla Repubblica, di devozione alla Nazione, di amore alla Patria, di predilezione della Sardegna, mia nobile Terra di origine", ha scritto Francesco Cossiga nella lettera consegnata al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano (leggi qui il testo integrale)
Il messaggio a Fini - "Professo la mia fede nel Parlamento espressione rappresentativa della sovranità popolare, che è la volontà dei cittadini che nessun limite ha se non nella legge naturale, nei principi democratici, nella tutela delle minoranze religiose, nazionali, linguistiche e politiche": (leggi qui il testo integrale)
La missiva a Schifani - "Nel mio testamento, ho disposto che le mie esequie abbiano carattere del tutto privato, con esclusione di ogni pubblica onoranza e senza la partecipazione di alcuna autorita"'. (leggi qui il testo integrale) La lettera a Berlusconi - Secondo quanto riferiscono fonti di governo, la lettera del presidente emerito destinata al premier, sara' divulgata soltanto dopo le esequie, in quanto all'interno della missiva sono contenuti particolari relativi ai funerali che per una questione di riservatezza si è deciso di rendere note solo a esequie avvenute. Le stesse fonti spiegano comunque che la lettera indirizzata al presidente del Consiglio è, nei contenuti, quasi identica alla lettera destinata al presidente del Senato. Cordoglio dal Vaticano - Benedetto XVI partecipa al dolore della famiglia e del popolo italiano per la morte del presidente emerito Francesco Cossiga, "autorevole protagonista della vita nazionale italiana e uomo di fede". Lo riferisce una dichiarazione del vicedirettore della sala stampa della Santa Sede, padre Ciro Benedettini.
Una vita per la politica - Nato a Sassari il 26 luglio del 1928, un primo record Cossiga lo colleziona fin da giovanissimo, conseguendo la maturità a soli 16 anni. Quattro anni dopo arriva la laurea in giurisprudenza; a 17 è già iscritto alla Dc. A 28 è segretario provinciale e due anni dopo, nel 1958, entra per la prima volta a Montecitorio. Altri primati lo aspettano: è il più giovane sottosegretario alla Difesa nel terzo governo guidato da Aldo Moro; è il piu' giovane ministro dell'Interno (fino ad allora) nel 1976 a 48 anni; è il piu' giovane presidente del Consiglio (fino ad allora) nel 1979 a 51; il più giovane presidente del Senato nel 1983 a 51 anni e il più giovane presidente della Repubblica nel 1985 a 57 anni.
Gli anni di piombo e l'elezione al Quirinale - Il periodo più difficile nella lunga carriera politica di Cossiga coincide con gli anni di piombo (era ministro dell'Interno nei drammatici giorni del sequestro di Aldo Moro), ma sono momenti duri per tutto il Paese e per l'intera classe politica. Il futuro capo dello Stato passa indenne attraverso roventi polemiche, che lo rendono bersaglio di diversi attacchi, e nel 1985 viene eletto al Quirinale con una maggioranza record: 752 voti su 977 votanti. Per lui Dc, Psi, Pci, Pri, Pli, Psdi e Sinistra indipendente. Per cinque anni ricopre il ruolo di "presidente notaio", discreto e pignolo nell'attenersi alla Costituzione. Nel 1990, però, cambia stile. Diventa il 'picconatore', per "togliersi qualche sassolino dalle scarpe", spiega. Quando, nel 1990, Andreotti rivela l'esistenza di 'Gladio', Cossiga risponde alle critiche ed agli attacchi degli avversari politici ribadendo la legittimità della struttura, ma prende posizione anche nei confronti della Dc dalla quale si sente 'scaricato'. Il Pds avvia la procedura di impeachment. Cossiga attende le elezioni del 1992 e poi si dimette con un discorso televisivo di 45 minuti. Esce di scena volontariamente, ma tutto il sistema che da due anni è sotto i colpi delle sue 'picconate' crollerà pochi mesi dopo. Per cinque anni ricopre il ruolo di 'presidente notaio', discreto e pignolo nell'attenersi alla Costituzione. Nel 1990, però, cambia stile. Diventa il 'picconatore', per "togliersi qualche sassolino dalle scarpe", spiega. Quando, nel 1990, Andreotti rivela l'esistenza di 'Gladio', Cossiga risponde alle critiche ed agli attacchi degli avversari politici ribadendo la legittimita' della struttura, ma prende posizione anche nei confronti della Dc dalla quale si sente 'scaricato'. Il Pds avvia la procedura di impeachment. Cossiga attende le elezioni del 1992 e poi si dimette con un discorso televisivo di 45 minuti. Esce di scena volontariamente, ma tutto il sistema che da due anni è sotto i colpi delle sue 'picconate' crollerà pochi mesi dopo.
Senatore a vita - Sfaldatasi la Dc dopo il ciclone tangentopoli, Cossiga decide in un primo momento di ritirarsi dall'attività di partito e di svolgere soltanto l'attivita' di senatore a vita. Successivamente, nel febbraio del 1998, dà vita ad una nuova formazione politica, l'Udr (Unione democratica per la Repubblica), con l'intenzione di costituire un'alternativa di centro e ricompattare le forze ex-democristiane. L'Udr raccoglie l'adesione dei Cristiani democratici uniti di Rocco Buttiglione e di Clemente Mastella, alla guida di un gruppo di scissionisti del Centro cristiano democratico. Quando Rifondazione comunista fa mancare il proprio appoggio al primo governo Prodi, che viene battuto alla Camera per un voto, Cossiga sostiene la formazione del primo governo D'Alema. Dopo meno di un anno Cossiga lascia l'Udr e torna a fare il 'battitore libero' con l'Upr (Unione per la Repubblica). Alle elezioni politiche del 2001 dà l'appoggio a Silvio Berlusconi, ma in seguito, in Senato, non votera' la fiducia. Nel maggio 2006 vota la fiducia al governo Prodi; nel novembre dello stesso anno presenta le dimissioni da senatore a vita, che vengono respinte dall'assemblea di palazzo Madama. Nel dicembre del 2007 vota la fiducia al governo Prodi sul decreto sicurezza. Nel maggio del 2008 vota la fiducia al quarto governo Berlusconi.
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