P3, Bankitalia accusa Verdini. La replica: "Ipotesi errate"
14 agosto 2010
Gli ispettori dell'Istituto hanno riscontrato un potenziale conflitto d’interessi dello stesso coordinatore del Pdl con il Credito Cooperativo Fiorentino per 60,5 milioni di euro. La replica: accuse insussistenti. GUARDA LA RASSEGNA STAMPA
(in fondo all'articolo tutti i video relativi all'inchiesta sulla presunta P3)
Conflitto d'interessi, operazioni finanziarie per pochi intimi, 60 milioni di euro gestiti in modo anomalo, persino scarso rispetto delle norme antiriciclaggio: la Banca d'Italia punta l'indice contro la gestione del Credito Cooperativo Fiorentino da parte di Denis Verdini. Il coordinatore nazionale del Pdl si difende: respingo le accuse in quanto prive di fondamento. Ma le opposizioni attaccano: faccia chiarezza, lui e anche il ministro Tremonti. Questi gli scenari del nuovo capitolo del caso P3. Le prime pagine dei principali quotidiani nazionali (guarda la rassegna stampa) riportano le indiscrezioni del documento di Bankitalia, che parlerebbe di "gravi carenze" nella gestione da parte del coordinatore del Pdl del Credito Cooperativo Fiorentino. Carenze che vanno da elementi di conflitto d'interessi, affidamenti per 60 milioni di euro, iniziative finanziarie che riguardano una ristretta cerchia di persone e persino irregolarità nell'applicazione delle norme antiriciclaggio.
"Fidi non assistiti da garanzie" - Nella delibera inviata al ministro e alla segreteria del Comitato interministeriale per il credito e il risparmio (Cicr), gli ispettori di Bankitalia definiscono "inadeguati" l'esame preventivo e la successiva gestione dei finanziamenti (uno dei quali ad una societa' facente capo a Verdini) accordati per preliminari di acquisto di immobili o di partecipazioni, la cui compravendita non è stata poi perfezionata. Inoltre - hanno rilevato gli ispettori - sono stati accordati fidi, per quasi sei milioni di euro, non assistiti da garanzia, a soggetti legati da rapporti di lavoro o di affari con la Bpt (riconducibile al gruppo Fusi-Bartolomei) per finanziare un'operazione sospetta di acquisto di appartamenti da una società controllata dalla stessa Bpt. Infine, sarebbero stati concessi finanziamenti ad alcune cooperative edilizie, di fatto utilizzati, attraverso articolati trasferimenti finanziari, per favorire il rientro di una società affidata dall'istituto fiorentino e in stato di difficoltà. In seguito alle ispezioni, Bankitalia aveva proposto, al ministero dell’Economia, l'amministrazione straordinaria della banca fiorentina, poi disposta con decreto del 27 luglio dallo stesso ministro Giulio Tremonti.
La replica di Verdini - "Si tratta dell'inizio di un provvedimento amministrativo al quale risponderò puntualmente e adeguatamente nei termini previsti dalla legge. Per quanto riguarda il mio 'potenziale conflitto di interessi' nei confronti del Ccf evidenziato nel verbale di contestazione, questo è fondato su ipotesi errate di fatto e di diritto, la cui insussistenza sarà presto dimostrata, in quanto ho sempre operato nella massima trasparenza e nell'interesse della banca". E' questo il commento di Denis Verdini, coordinatore nazionale del Pdl, alla notizia dell'ipotesi di un suo conflitto di interessi con il Credito Cooperativo Fiorentino contenuto in un rapporto della Banca d'Italia. "Rilevo altresì - aggiunge Verdini -, in merito al nuovo polverone mediatico che si sta alzando e alle conseguenti strumentalizzazioni politiche, che nella delibera degli ispettori non c'è traccia alcuna delle infamanti ipotesi uscite sulla stampa nei mesi scorsi, tese a individuare nel Ccf un crocevia di tangenti e di malaffare". "Come ho già spiegato ai magistrati - conclude il coordinatore del Pdl -, da tempo non ho rapporti in società operative con l'imprenditore Riccardo Fusi, e i crediti erogati alla Btp sono sempre stati pienamente garantiti. Respingo dunque con fermezza sia le contestazioni sul conflitto d'interessi che quelle relative ad inesistenti operazioni anomale".
Le reazioni dell'opposizione - Se quanto scrivono gli ispettori di Bankitalia sulla banca Ccf "dovesse trovare pieno riscontro - osserva Francesco Boccia (Pd) - ci troveremmo di fronte ad un fatto gravissimo. E' indispensabile che l'onorevole Verdini da un lato e dall'altro il ministro Tremonti, che ha seguito indirettamente le procedure della commissione di controllo con Bankitalia, spieghino cosa sia successo". Per Gianclaudio Bressa (Pd), "il quadro che emerge dai riscontri degli ispettori di Bankitalia è molto pesante. Se confermato, Verdini deve trarne le inevitabili conseguenze politiche e dimettersi". Netto anche Antonio Borghesi (Idv), che parla di "una banca concepita come un possedimento personale, attraverso il quale espandere il proprio potere, nel disprezzo totale delle regole e delle leggi. Se dovessero emergere collegamenti tra i rilievi di Bankitalia ed operazioni finanziarie della cricca, saremo al peggio di ciò che può offrire il berlusconismo".
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