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di Cristina Bassi

La battaglia tra chi sostiene la nuova legge sulle intercettazioni e chi la critica è anche una battaglia di cifre. I primi ripetono che in Italia nel 2009 le utenze intercettate sono state più di 132 mila (circa 119 mila le telefoniche, le rimanenti sono registrazioni ambientali, con telecamere e rilevamenti Gps). Moltiplicate per le persone che parlano con il titolare dell’utenza sotto controllo, ma che non c’entrano con l’indagine, fa praticamente un intero popolo spiato dal Grande fratello. I secondi, in questo caso in particolare si tratta delle aziende che forniscono le apparecchiature per le intercettazioni, precisano che i numeri in questione si riferiscono ai “bersagli” ascoltati. Ogni bersaglio corrisponde a un numero di telefono. Le persone hanno comunemente un cellulare aziendale, uno privato, un telefono fisso di lavoro, uno di casa, cui si aggiungono almeno una casella mail privata e una aziendale. E così via, in crescendo se si parla di criminali che fanno di tutto per sfuggire ai controlli o che utilizzano utenze estere.

Secondo i dati degli operatori del settore, la media è di 5,3 utenze a persona. I soggetti intercettati sarebbero quindi in realtà circa 25 mila, un quinto delle cifre che vengono fornite di solito. Il tasso è dello 0,042 per cento, cioè di un cittadino ogni 2.400 abitanti: è troppo alto rispetto all’esigenza di privacy? È troppo basso rispetto alla diffusione della criminalità? A ciascuno la valutazione. E le temibili “intercettazioni a strascico”, vale a dire quelle che coinvolgono indirettamente persone non indagate? I tecnici ricordano la regola che prevede la non trascrizione, dopo l’ascolto, delle conversazioni inutili ai fini dell’indagine. Anche se le violazioni di questa norma non sono mancate.

Un altro tasto dolente è quello del costo delle intercettazioni. Una spesa spesso definita dai politici “fuori controllo” o “uno spreco”. Capita che si senta parlare di cifre tra i 400 e i 500 milioni di euro. Ma si tratta del debito che il ministero ha maturato negli ultimi 4-5 anni con le società fornitrici. Meglio riferirsi ai dati delle procure del 2009: il costo sostenuto dallo Stato per le intercettazioni è di oltre 272,6 milioni di euro, di cui 214 milioni pagati alle aziende che forniscono le apparecchiature, il resto agli operatori telefonici che forniscono i tabulati e il servizio di “deviazione” della chiamata al centro di ascolto. Le spese di giustizia sono state in totale nel 2008 di 622 milioni (qui il rapporto). Il prezzo della singola intercettazione cambia a seconda dal luogo, a causa della logistica variabile e del tipo di rete esistente. Gli operatori calcolano però una media di circa 12,30 euro al giorno. Pedinare un criminale nei suoi spostamenti fisici costerebbe molto di più. Infine, quanto durano in media le intercettazioni? Le ambientali circa 60 giorni, le telefoniche circa 46. Per un piccolo spacciatore possono bastare due settimane, per un mafioso spesso non basta un anno.

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