Iniziare l’anno scolastico a ottobre: se ne può parlare. E’ la posizione del Ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini sulla proposta del senatore Pdl Giorgio Rosario Costa di far slittare la riapertura delle scuole dopo la pausa estiva ai primi di ottobre, come accadeva negli Anni 60/70. Secondo il Ministro, tale proposta potrebbe avere più di un aspetto positivo: favorirebbe la stagione turistica del nostro Bel Paese, prolungandola e permettendo, quindi, maggiori entrate, e permetterebbe alle famiglie di organizzare un’estate “intelligente”, con partenze scaglionate da metà giugno a tutto settembre.
Anche Massimo Di Menna, della Uil Scuola, fra i primi a commentare l’iniziativa, si è dichiarato possibilista perché, se da una parte l’anno scolastico, per legge, non può essere inferiore ai 200 giorni di insegnamento, c’è “necessità di un uso flessibile del tempo scolastico”. Quindi i giorni precedenti il fatidico 30 settembre potrebbero essere occupati da corsi di recupero, lezioni di italiano per stranieri e via dicendo. Ancora da vedere dove trovare i fondi per tali iniziative, ovviamente.

Meno tranquilli, invece, sono l’associazione nazionali presidi, per cui il progetto sarebbe solo un ritorno al passato, e i Genitori Democratici, che chiedono al Ministro una maggiore condivisione delle scelte.

Mentre piovono le reazioni, sarebbe interessante ascoltare cosa ne pensano i genitori, magari all’uscita di qualche scuola elementare di periferie cittadine, dove non sono le baby sitter a ritirare i bambini per poi portarli a qualche attività extrascolastica, ma mamme all’uscita dall’ufficio in perenne corsa contro il tempo o nonni particolarmente disponibili. Sì, perché in Italia, bisogna ricordarlo, le aziende continuano a chiudere soprattutto ad agosto, e il sistema sociale è cambiato rispetto a trenta e più anni fa, quando erano molte le madri a non lavorare e i redditi permettevano la “seconda casa”. Oggi le famiglie devono arrangiarsi e trovare dove lasciare i figli per tre mesi e mezzo, da metà giugno a tutto settembre. E non è solo la preoccupazione di dove sistemare i piccoli a lasciare perplessi: la riforma scolastica, di cui forse si aveva anche bisogno, ha già “ottimizzato” le ore di lezione, riducendole. Cosa succederà tagliando anche le giornate di scuola? Ancora, attualmente i molti insegnanti precari vengono licenziati l’ultimo giorno di scuola e riassunti il primo, i fortunati, o al momento dell’agognata nomina, tutti gli altri. Che sarà dei loro redditi, già risicati, riducendo anche l’anno scolastico? Infine, esiste un problema di tempistica e organizzazione: i calendari scolastici sono già stati fissati, con gli inizi delle lezioni scaglionati secondo le regioni.

Le polemiche sono destinate a sciogliersi comunque presto: il disegno di legge n. 409, composto dall’unico articolo 1 “Per le scuole di ogni ordine e grado l’anno scolastico ha inizio dopo il 30 settembre”, infatti, è stato calendarizzato il 27 maggio in sede referente alla commissione Istruzione del Senato.

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