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tg24 > cronaca

Io, bloccato nell'atmosfera surreale dello scalo di Istanbul

Niente assistenza, poche informazioni, dai call center intasati risposte generiche. Il racconto del disagio provocato dalla nuvola di cenere nell'aeroporto turco Sabiha Gökçen

18 aprile, 2010
I passeggeri aspettano la riapertura degli spazi aerei

TUTTE LE FOTO: dall'eruzione in Islanda al caos in aeroporti e stazioni
AGGIORNAMENTI: tutte le notizie sulla nube di cenere e i suoi effetti
FENOMENI NATURALI: l'album fotografico

di Filippo Maria Battaglia

“Anything problem for the fly?” L’inglese maccheronico del tassista è la conferma che anche a Istanbul il disagio provocato dalla nuvola islandese fa sentire i suoi effetti. Non per i voli nazionali ovviamente, e neppure per gli internazionali che collegano la capitale alle principali città mediterranee.

Berlino, Zurigo,  Marsiglia, Milano: il problema nasce da queste tratte (e non solo da queste, ovviamente), che collegano la terra di Ataturk con le più note località continentali. E i disagi sono inevitabili, soprattutto per quanto riguarda i voli low-cost.

Sabiha Gökcen, il secondo aeroporto di Istanbul, l’atmosfera è surreale.
Le compagnie che hanno gli uffici sono pochissime e ai turisti - superati i controlli con i metaldetector, che qui si fanno all’ingresso e non dopo il check-in -  tocca ripiegare  nel punto informazioni, che si limita a distribuire un biglietto scritto a mano con un numero verde, stavolta turco.

Basta poco per capire che non è una buona notizia: la voce (registrata) del call center informa in inglese che il collegamento è intasato. “Please try later” e la faccenda si chiude qui. Ore di attesa e all’ennesimo tentativo la linea è finalmente libera: “Se preferite, vi spostiamo nel volo di domani” informa la centralinista. Rimborsi  per il pernottamento, per i pasti o per gli spostamenti? Se si avanza l’obiezione che la carta dei passeggeri dovrebbe consentire almeno un indennizzo minimo per il disagio, dal call center rispondono con un laconico “potete provare a chiamare il customer care”, e giù un altro numero, stavolta italiano. Neanche a dirlo: è occupato. Niente da fare.

Una notte all’aeroporto o una in un albergo a carico del passeggero? La scelta non è una scelta: conviene ripiegare nella pensione più vicina e sperare che il fumo islandese non spazzi via pure la speranza di partire domani.

Tutti i video sulla situazione del vulcano in eruzione in Islanda e le ripercussioni sui trasporti in Italia



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