L'ex portinaio dello stabile dove fu uccisa Simonetta Cesaroni si è gettato in acqua a Torre Ovo (Taranto). Era stato indagato e poi prosciolto. Ha lasciato un cartello: 20 anni di sofferenze portano a questo. Il legale di Busco: sapeva qualcosa
Si è suicidato Pietro Vanacore, il portiere dello stabile di via Poma dove fu uccisa Simonetta Cesaroni.
Vanacore si è gettato in acqua in località Torre Ovo, vicino Torricella, in provincia di Taranto, dove risiedeva ormai da anni.
E' stato ritrovato in mare, a pochi metri dalla riva. Aveva una corda intorno a una caviglia e un'altra legata a un albero sulla spiaggia.
A dare l'allarme è stato un gruppo di amici di Vanacore, che passando hanno riconosciuto l'auto dell'uomo.
Sull'auto c'erano dei grossi cartelli con frasi che secondo gli inquirenti potrebbero aver preannunciato
un gesto estremo, come "Vent'anni di sofferenze portano a questo".
Vanacore, venerdì prossimo, davanti alla Corte d'Assise di Roma, doveva deporre insieme agli altri ex indagati per l'omicidio di Simonetta Cesaroni.
Oltre che quella di Vanacore, la Corte d'Assise aveva programmato per venerdì l'audizione della moglie Giuseppa De Luca e del figlio del portiere, di Salvatore Volponi, datore di lavoro di Simonetta Cesaroni, e del figlio.
Questi ultimi due, infatti, accompagnarono la sorella della vittima, Paola, e il fidanzato Antonello Baroni in via Poma la sera del 7 agosto del '90 per avere notizie di Simonetta.
"Sicuramente era tormentato da questa vicenda. Sicuramente non se l'è sentita di affrontare di nuovo i giudici e i giornalisti, ma aveva qualcos'altro che lo tormentava: troppe ambiguità , troppe stranezze". Così l'avvocato Paolo Loria, difensore di Raniero Busco.